ITALIA

Iniziative in memoria di Falcone e delle altre vittime

23 maggio 1992, la strage di Capaci. Mattarella: paura e sfiducia non hanno vinto

Nel pomeriggio corteo dei giovani con striscioni fino all'"Albero Falcone". Alle 17:58, momento esatto dell'esplosione di 25 anni fa, un minuto di silenzio

Mattarella a Palermo (Foto Ansa)
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Il ricordo del giudice Giovanni Falcone e delle altre vittime dell’attentato mafioso di 25 anni fa a Capaci, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, è stato al centro di numerose iniziative e cerimonie svoltesi oggi a Palermo ed in altre città italiane. Nel capoluogo siciliano si è recato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Il Presidente Mattarella in aula bunker
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso parte, nell'aula bunker di Palermo, alle celebrazioni il 25/esimo anniversario della strage di Capaci. Ad attendere il Capo dello Stato, sul lato sinistro del piazzale antistante l'aula bunker, centinaia di bambini con bandierine tricolore e cartelloni con "le parole della legalità”, striscioni con scritto "Keep calm and follow the law", mentre sul lato destro il vicepresidente della Regione siciliana Mariella Lo Bello, il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Prima di entrare nell"astronave' del Bunker dell'Ucciardone Mattarella ha avuto un incontro con Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso.

Mattarella: paura e sfiducia non hanno vinto
"Con l'assassinio di Falcone e quello di Borsellino, già allora considerati da tanti - non soltanto in Italia - simbolo e riferimento nella lotta a Cosa nostra, sembrava che, insieme al dolore, prevalesse lo scoramento. Che il sacrificio di tante persone, cadute nella lunga lotta alla mafia, si rivelasse inutile. Che la mafia, piegata e sconfitta nel Maxiprocesso, si fosse rialzata, prendendosi la rivincita e, con essa, il suo perverso potere. Ma la paura e la sfiducia non hanno avuto la prevalenza. La società civile, a partire da quella siciliana, ha acquisito, da quei giorni, una consapevolezza e una capacità di reazione crescenti; e destinate a consolidarsi nel tempo". Lo ha detto il presidente Mattarella.

"Eppure" - ha detto inoltre il Capo dello Stato - "il ricordo di quei giorni lontani di Palermo, così drammatici, così cupi e così segnati da tanta violenza e tanto dolore, permane pienamente vivido, in Italia e nel mondo. E provoca, tuttora, orrore e coinvolgimento, non soltanto in chi li subì personalmente o in chi li visse da vicino". 

La memoria di persone come Falcone e Borsellino, ha proseguito Mattarella, "continua ad accompagnarci. Il loro sacrificio viene, ovunque, ricordato con commozione; e il senso del loro impegno viene trasmesso e assunto in maniera condivisa, soprattutto da tanti giovani, giorno dopo giorno. Anche per le istituzioni è necessario non limitarsi al dolore e al ricordo. Non era questa la visione di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Non hanno vissuto e lottato per questo. Ma per realizzare, e sollecitare, un impegno operativo, concreto, ininterrotto, contro l'attività e la presenza della mafia. Falcone e Borsellino, siciliani, profondi conoscitori della realtà della loro terra, rifiutavano e respingevano la concezione, falsamente mitizzata e, insieme, rassegnata, dell'invincibilità della mafia e della sua impenetrabilità". Quasi che essa fosse, ha sottolineato ancora Mattarella, in qualche modo, connaturata alla storia, alla mentalità e, in definitiva, al destino della Sicilia: "A Marcelle Padovani, Falcone disse che bisognava rimuovere tutti i luoghi comuni - storici, politici, sociologici o culturali - che, di fatto, costituivano alibi per non intraprendere una ferma lotta alla mafia. Giunse, coraggiosamente, a ribaltare la tesi "per cui la mafia non può venire efficacemente repressa senza un radicale mutamento della società, della mentalità, delle condizioni di sviluppo". E concludeva: "Ribadisco, al contrario, che senza la repressione non si ricostituiranno le condizioni di un ordinato sviluppo". 

Gb, Mattarella: dolore e sgomento per vittime giovanissime
In un passaggio del suo discorso Mattarella ha ricordato l'attentato a Manchester. "Anche questa epoca - ha detto - è flagellata dalla violenza e dal male". Il presidente della repubblica oggi ha inviato un messaggio con il pensiero rivolto alle giovanissime vittime della strage di Manchester alla regina del Regno Unito, Elisabetta II.

Minniti: prenderemo Messina Denaro
"Nessuno è imprendibile. Abbiamo costituito dei gruppi specialistici per arrivare alla cattura di Matteo Messina Denaro che lavorano giorno e notte, e quando questo succederà sarà un bellissimo giorno per la democrazia italiana". Lo ha detto il ministro dell'Interno Marco Minniti, oggi nell'aula bunker dell'Ucciardone. "Oggi in parlamento - ha aggiunto - si discute dell'utilizzo dei beni confiscati alle mafie. Una cifra enorme, sono circa 17 miliardi di beni sequestrati e cinque miliardi di beni confiscati, dobbiamo consentire che lo Stato faccia come Robin Hood, che restituisca questi beni alla comunità. Dobbiamo migliorarci, il Parlamento deve insieme a noi prendere un impegno. Sarebbe un peccato mortale che la legislatura finisca senza approvare una nuova legislazione sull'assegnazione dei beni confiscati alle mafie". 
 
Il sindaco Orlando: attenti a falsa antimafia
"Fare memoria, memoria è vita. Siamo qui per fare memoria e per confermare una cultura di vita alternativa quella di morte contro una mafia che nei decenni passati governava la città di Palermo, avendo il volto di sindaci mafiosi o amici di boss. Oggi la mafia non governa Palermo ma esiste ancora, spara e c'è il rischio che qualcuno pensi di poter ritornare a governare Palermo da Palazzo delle Aquile".
 
Lo ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando a margine delle manifestazioni in Aula Bunker a Palermo per celebrare il venticinquesimo anniversario dalle stragi di mafia. Orlando ha fatto riferimento all'omicidio del boss Dainotti, avvenuto ieri nel quartiere della Kalsa. "E la conferma che la mafia c'è ancora, nessuno si illuda che non ci sia. Ma non governa più come negli anni passati, quando si andava ripetendo che la mafia è il volto dello Stato".

"Se c'è una storia pesante che mi riguarda - ha poi aggiunto Orlando - è quella di un'antimafia che è stata isolata negli anni in cui la mafia governava lo Stato e che oggi rischia di essere di facciata e' strumentale. Oggi l'antimafia o è di popolo o è strumentale, fonte di scorciatoie. Quando viene colpito qualcuno di coloro che si autoproclamano rappresentanti dell’antimafia il mio commento è meno uno, ci stiamo liberando".

Don Ciotti: contro le mafie serve concretezza
"Questa piazza è un'immagine intensa, abbiamo bisogno di concretezza contro la mafia. La conoscenza è la via maestra del cambiamento per essere cittadini responsabili, contro l'antimafia delle parole. È questo l'unico, vero, modo per fare vivere tutte le vittime delle mafie". Lo ha detto don Luigi Ciotti, intervenendo a piazza Magione, a Palermo, dove sono allestiti alcuni Villaggi della legalità in occasione del 25/mo anniversario della strage di Capaci.

I cortei fino all'albero Falcone
Al grido di "Palermo è nostra e non di Cosa nostra" è partito da via D'Amelio il corteo diretto all'Albero Falcone in via Notarbartolo, per osservare un minuto di silenzio, alle 17.58, in memoria delle vittime della strage di Capaci.

Centinaia di giovani, volontari e attivisti hanno aderito alla marcia con decine di palloncini, tricolori, bandiere di Libera, striscioni e cartelloni colorati in ricordo delle vittime delle stragi, marciando sulle note della nota canzone 'Cento Passi' dei Modena City Ramblers, e scandendo il nome di "Giovanni e Paolo". In testa al corteo, alcuni scout reggono lo striscione che recita "insieme contro la mafia" e, subito dietro un altro con la storica foto che ritrae i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme e la scritta "Per non dimenticare". A precedere il serpentone anche "la 'Bibliolapa" del Centro studi Paolo Borsellino, una motoape trasformata in 'biblioteca di strada', con a bordo la sorella del magistrato Rita Borsellino.

Dall'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo era partito un altro corteo degli studenti contro la mafia e l'illegalità. Con bandiere, palloncini tricolori e striscioni i ragazzi scrivono: "nel 1992 non c'eravamo, ma oggi ci siamo e ci saremo". Ad aprire il corteo lo striscione simbolo dell'iniziativa "Palermo chiama Italia... la scuola risponde #23 maggio", promossa dal Miur e dalla Fondazione Falcone.
Lungo il percorso sono numerosi i lenzuoli bianchi che i cittadini palermitani hanno appeso a balconi e finestre per ricordare quel giorno di maggio di venticinque anni fa. Dopo la morte del giudice Falcone infatti, Palermo stese lenzuola bianche in segno di protesta per dire basta a Cosa nostra.
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