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CULTURA

L'approfondimento

28 aprile 1945, la fucilazione di Mussolini

In occasione del 25 aprile 2015, settantesimo anniversario della Liberazione, l’inviato di Rainews24 Martino Seniga ha realizzato un reportage indagando alcuni aspetti poco conosciuti e ancora poco dibattuti della guerra di Liberazione del nord Italia

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di Martino Seniga Il 28 aprile 1945, intorno alle 4 del pomeriggio, Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci furono uccisi con una serie di colpi di mitra e di pistola esplosi da un commando partigiano di cui facevano sicuramente parte Walter Audisio “colonnello Valerio”, Aldo Lampredi “Guido” e Michele Moretti “Pietro”. La fucilazione avvenne a Giulino di Mezzegra, vicino a Menaggio sul lago di Como, davanti ad un cancello ancora oggi conservato come era settanta anni fa. 


I documenti del Pentagono
Nel corso degli anni sono state formulate molte versioni, alcune decisamente fantasiose, sullo svolgimento e sui reali mandanti dell’esecuzione ma è probabile che proprio la prima versione sia quella più veritiera, come sembra ulteriormente confermato dal recente ritrovamento di alcuni nuovi documenti negli archivi del Pentagono a Washington.
Uno di questi documenti è stato visionato da Giorgio Cavalleri, scrittore e storico di Como, che ha, tra l’altro, raccolto la testimonianza di Michele Moretti.



Uccisione del Duce, cento e una ipotesi
Tra le ipotesi formulate dagli storici revisionisti vi è quella che ipotizza l’intervento di uno o più agenti segreti inglesi incaricati di uccidere Mussolini e recuperare un ipotetico carteggio intercorso tra Mussolini e il Primo Ministro inglese Winston Churchill. Una tesi questa che non  ha mai del tutto convinto gli storici e che ha trovato molti oppositori come Mimmo Franzinelli.



Secondo Franzinelli, il presunto carteggio tra Mussolini e Churchill è "una leggenda" revisionista, per togliere al Duce la responsabilità della guerra. Guerra che era, sostiene lo storico, "nel dna del Fascismo". 



Il mitra inceppato 
Se da un lato è ormai comunemente accettato il fatto che Mussolini fu fucilato da un commando guidato dal colonnello Valerio (Audisio),  probabilmente non si saprà mai come effettivamente si sia svolta l’esecuzione. E’ molto probabile che i tre membri, ufficiali, del commando partigiano abbiano sparato ma, tra mitra inceppati e la necessità di addossare i meriti e gli oneri dell’operazione al colonnello Valerio, l’unico dei tre che disponeva di un mandato ad operare da parte del Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia CNLAI, i dubbi su chi abbia sparato per primo e su chi abbia effettivamente ucciso il Duce e la sua amante resteranno per sempre irrisolti. Ecco la ricostruzione che ne fa Cavalleri. 



 
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