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SPETTACOLO

Sul palco tanti artisti italiani hanno interpretato i brani del cantautore

A Polignano a Mare rivive il mito di Domenico Modugno con un concerto omaggio a "Mister Volare"

Il giornalista e autore televisivo Giancarlo Governi: "E' stato il padre di tutti i cantautori italiani"

Domenico Modugno (LaPresse)
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di Laura Corsi La musica di Domenico Modugno risuona a Polignano a Mare, la cittadina in provincia di Bari dove il cantante nacque il 9 gennaio 1928. Alcuni tra i maggiori artisti italiani si sono esibiti interpretando i più grandi successi di "Mister Volare", dando vita al concerto "Meraviglioso Modugno". Sul palco si sono alternati nomi come Ornella Vanoni, Nina Zilli, Piero Pelù, Niccolò Fabi. Ma anche GnuQuartet, Giovanni Caccamo, Diodato e il soprano Chiara Taigi.

“Domenico Modugno ha rappresentato uno spartiacque nella musica italiana” spiega Giancarlo Governi, scrittore, giornalista e autore televisivo, che all’artista pugliese ha dedicato una delle puntate del suo programma “Ritratti” .“Con Modugno è nato un nuovo modo di cantare, di presentarsi e di fare canzoni: lui è stato il padre di tutti i cantautori”.

Qual è stato segreto del suo successo?
Sicuramente la sua carica rivoluzionaria. È stato rivoluzionario in tutto, anche nell’aspetto fisico: prima di lui, ad esempio, non c’era mai stato un cantante con i baffi e con i capelli lunghi. Avevano tutti i capelli molto curati, con la riga. Modugno invece veniva da una famiglia di “rizzitelli” (di riccioluti, ndr) e quei ricci li ha sempre portati.

Modugno però non è stato solo un cantante... 
La sua grande vocazione era la recitazione. Ma la carriera di cantante è stata così dirompente da offuscare quella di attore.

Com’era nata la sua passione per la musica?
Gliel’ha trasmessa suo padre. Da ragazzino Modugno imparò a suonare la chitarra e iniziò a fare serenate a pagamento. Quando venne a Roma, per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia (dove si diplomò e dove conobbe sua moglie Franca Gandolfi) decise, per mantenersi, di suonare e cantare le sue canzoni nelle osterie. Una sera, in uno di quei locali c’era Walter Chiari, che lo ingaggiò per il suo spettacolo teatrale “Controcorrente”. Modugno proseguì la sua carriera di attore ma, quando nel 1958 partecipò al Festival di Sanremo trionfando con il brano “Nel blu dipinto di blu”, il suo successo come cantante fu dirompente.

Come nacque “Nel blu dipinto di blu”?
Modugno la scrisse con Franco Migliacci con l’intenzione di partecipare a Sanremo. Ma gli amici, dopo averla ascoltata, gli dissero che non era adatta al Festival perché mancava il ritornello. Così la mise da parte. Poi un giorno, mentre era nel suo appartamento in zona Ponte Milvio, a Roma, scoppiò una tempesta. Guardando quel cielo Modugno pensò a quanto sarebbe stato bello volare. Contemporaneamente si ricordò di un fischio che il padre era solito fare quando lui era bambino. Ed ecco che nacque il ritornello.

A cosa è dovuto il successo del brano?
Sicuramente al fatto di essere una canzone diversa, capace di trasmettere il carattere ottimista e sognatore degli italiani. Prima di allora le canzoni parlavano di amore, di mamme o erano dei motivetti leggeri. “Nel blu dipinto di blu” invece parlava dell’idea di libertà.

Le canzoni di Modugno sono state riprese e reinterpretate da alcuni artisti italiani contemporanei. Cosa le rende ancora attuali?
Il fatto di essere delle belle canzoni. Nessuno però ha mai ripreso i brani di Modugno in dialetto. Sarebbe molto interessante riscoprire quel repertorio. 

C’è un erede di Modugno tra i giovani artisti di oggi?
Ci sono tanti grandi artisti. Ma secondo me non c’è un vero erede. Domenico Modugno è Domenico Modugno.

Tre aggettivi per descriverlo…
In realtà mi vengono in mente solo due parole: “The one”, l’unico.
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