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SPETTACOLO

Il Maestro aveva 96 anni

Addio al regista Franco Zeffirelli

"Ciao maestro", scrive la Fondazione Franco Zeffirelli sul sito web su cui ne annuncia la morte. La camera ardente sarà allestita domani a Firenze. Martedì prossimo,18 giugno, in Duomo a Firenze i funerali.

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È morto Franco Zeffirelli. Il grande Maestro fiorentino, sceneggiatore, attore, regista, aveva 96 anni. Si è spento ieri nella sua casa di Roma. Il Maestro era nato a Firenze il 12 febbraio 1923 ed è morto nella sua casa sull'Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico, e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. Circa una settimana fa, secondo quanto si apprende dalla famiglia, aveva ricevuto l'estrema unzione. "Si è spento serenamente - riferiscono i familiari - dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi".

"Non avrei mai voluto che arrivasse questo giorno. Franco #Zeffirelli se ne è andato questa mattina. Uno dei più grandi uomini della cultura mondiale. Ci uniamo al dolore dei suoi cari. Addio caro Maestro, Firenze non ti dimenticherà mai", scrive il sindaco Dario Nardella su twitter.

La camera ardente con il feretro di sarà allestita domani mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Lo ha annunciato il sindaco Dario Nardella. "Tutto il mondo potrà salutarlo nella sua Firenze", ha scritto Nardella in un tweet. In un primo momento la Fondazione Zeffirelli aveva reso noto, con un comunicato, che la camera ardente sarebbe stata allestita nel Campidoglio di Roma. Martedì prossimo,18 giugno, in Duomo a Firenze i funerali.
 
"La scomparsa di Franco Zeffirelli lascia un grande vuoto nel mondo dello spettacolo e della cultura italiana e internazionale. Con il suo straordinario talento e la sua profonda sensibilità estetica, ha dato vita, nella sua lunga vita di artista, a grandi capolavori nel cinema e nell'opera. Spirito brillante e coinvolgente, ha accompagnato la sua arte con grande passione civile e amore per il suo Paese", dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Zeffirelli riposerà nella cappella di famiglia del cimitero fiorentino delle Porte Sante, a San Miniato al Monte. In questo cimitero si trovano le tombe di illustri fiorentini come il pittore Pietro Annigoni, lo scrittore Carlo Collodi, l'editore Felice Le Monnier, lo stilista Enrico Coveri, lo scrittore Giovanni Papini, l'attore Paolo Poli, lo scrittore Vasco Pratolini, lo storico e statista Giovanni Spadolini.

Franco Zeffirelli (Gian Franco Corsi Zeffirelli all'anagrafe) è stato uno degli uomini di spettacolo italiani più noti nel mondo. Ha ottenuto moltissimi riconoscimenti tra cui cinque Premi Donatello, due Nastri d'argento e due candidature personali all'Oscar.

Nato il 12 febbraio 1923 a Firenze, ha sempre nutrito amore per Shakespeare e per l'Opera, ma di fondamentale importanza nella sua carriera è stato l'incontro con Luchino Visconti, uno dei più grandi registi del cinema, del teatro e dell'opera di questo secolo. Divenuto suo assistente, ha lavorato al suo fianco per più di dieci anni. Grazie anche a questa esperienza formativa, decide di debuttare anche nella regia nel 1951 e, in virtù del suo innato talento, costruisce una carriera che lo porta ad essere uno degli uomini di spettacolo più noti al mondo.

A seguire alcune delle sue produzioni teatrali: "Romeo e Giulietta" con John Stride, Judi Dench e Alec Mc Cowen nel 1960, "Sabato, Domenica, Lunedì" con Joan Plowright e Laurence Olivier, John Gielgud e Peggy Ashcroft in un "Otello" a Stratford-upon-Avon, Susan Strasberg in "La Signora delle camelie" a Broadway, "Lorenzaccio" alla Come'die Francaise e il moderno "Assolutamente sì, forse" a Londra. 

Nel cinema il suo nome è legato a grandi successi internazionali come "La Bisbetica Domata" con Elizabeth Taylor e Richard Burton (1966), "Romeo e Giulietta" (1969) con Leonard Whiting e Olivia Hussey e per il quale ottenne la nomination all'Oscar 1968 quale miglior regista, "Fratello Sole Sorella Luna" (1971) con Alec Guinness e Graham Faulkner, "Il Campione" (1980) con John Voight e Faye Dunaway, "Amore senza fine" (1981) con Brooke Shields e Martin Hewitt, "Il Giovane Toscanini" e, Helena Bonham Carter e Alan Bates in "Sparrow" (1993), "Jane Eyre" (1994) con Charlotte Gainsburg, William Hurt, Joan Plowright, Geraldine Chaplin e Maria Schneider, "Te' con Mussolini" (1995) con Judy Dench e Joan Plowright e il suo ultimo film, "Callas Forever" (2002) con Funny Ardant e Jeremy Irons. Per la televisione è autore di "Gesù di Nazareth" (1976/1977) che è stato visto da oltre un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo.

Ha anche realizzato diversi documentari tra cui "Per Firenze" con Richard Burton realizzato all'indomani della tragica alluvione di Firenze del 1966, "Mundial '90" sulla storia del Calcio Fiorentino nel 1990, "Toscana" nel 1991 e "Omaggio a Roma" nel 2009.

Innumerevoli sono le sue produzioni operistiche nei maggiori teatri del mondo con la partecipazione di eccelsi artisti come Maria Callas, Placido Domingo, Luciano Pavarotti, Herbert Von Karajan, Leonard Bernstein, Carlos Kleiber solo per citarne alcuni.

Nel 2008 Franco Zeffirelli manifestò la volontà di lasciare alla città di Firenze l'intero suo archivio "raccolto per i miei spettacoli di lirica, di teatro e di cinema nell'arco di sessant'anni". A distanza di quasi dieci anni da quella dichiarazione, il 1° ottobre 2017 ha aperto a Firenze il Centro per arti dello spettacolo - Fondazione Franco Zeffirelli onlus, ospitato nel complesso monumentale di San Firenze.

L'omaggio dei media internazionali: "Leggendario"
"Regista leggendario", la Cnn: "una delle figure artistiche più rispettate d'Italia", il Guardian; "uno dei registi più creativi e prolifici del ventesimo secolo", la Bbc: da un capo all'altro del mondo è una gara all'omaggio più riconoscente per Franco Zeffirelli.  La notizia della sua scomparsa trova spazio sulle home page dei principali siti internazionali, che ne ricostruiscono la lunga carriera e i tratti salienti, dalla "concezione del cinema molto vicina all'opera, che ora scompare" (lo spagnolo El Pais) alla "passione e l'ossessione per i costumi del tradizionalista apertamente omosessuale" (la tedesca Die Welt).   Ma c'è anche chi, come il francese Le Monde, ricorda curiosità come il fatto che Zeffirelli "è stato riconosciuto da due storici italiani come uno dei trentacinque discendenti di Leonardo da Vinci".

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