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MONDO

Kabul

Afghanistan, gli Stati Uniti chiudono il carcere nella base di Bagram

La decisione arriva dopo il rapporto pubblicato dal Senato Usa sulle pratiche utilizzate dagli agenti della Cia nel programma di detenzione attivato all'indomani dell'11 settembre

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Gli Stati Uniti hanno chiuso il carcere di Bagram in Afghanistan e non hanno più detenuti in quel Paese. Lo riferisce il Pentagono. Si chiude così un capitolo controverso della lunga 'guerra al terrore' contro al Qaida, con Bagram al centro di polemiche passate legate a presunte torture sui prigionieri. Il carcere è stato uno dei simboli delle torture e degli abusi compiuti dagli americani nel corso della 'guerra al terrore'. Gli orrori del carcere afghano, cui qualche tempo dopo seguirono quelli di Abu Ghraib in Iraq, vennero alla luce quando nel 2005 il New York Times fece uno scoop, pubblicando un rapporto dell'esercito di circa duemila pagine. Un rapporto in cui si svelava come nel 2002 alcuni militari-aguzzini uccisero due prigionieri civili afghani con metodi a dir poco brutali. Habibullah e Dilawar (quest'ultimo un tassista e agricoltore di 22 anni) furono appesi al soffitto con delle catene e barbaramente malmenati, picchiati a morte. Dopo un'indagine interna, nell'ottobre del 2004 i vertici dell'esercito Usa incriminarono 27 tra ufficiali e personale arruolato per la morte di Dilawar, con capi d'accusa che vanno da inadempienza del dovere a mutilazione e omicidio colposo. Quindici degli stessi soldati furono anche accusati per il decesso di Habibullah.
 
La decisione arriva dopo la pubblicazione del rapporto shock del Senato Usa sul programma di detenzione della Cia - quello avviato all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001 e smantellato da Barack Obama nel 2009 - dal quale è emerso un quadro fatto di orrori. Che si stenta a credere siano stati compiuti da chi rappresenta un Paese democratico come gli Stati Uniti, con il sostanziale avallo delle massime cariche dello stato. Dal quasi annegamento dei detenuti vittime del waterboarding, al 'rectal feeding', l'alimentazione forzata per via rettale. Tuta arancione, polsi e caviglie incatenati. Queste le pratiche utilizzate dagli agenti dei servizi segreti statunitensi.

Il rapporto parla di abusi fisici di ogni tipo, intimidazioni sessuali, prigionieri tenuti in isolamento prolungato fino a provocarne quasi la pazzia. Così come con la deprivazione del sonno "estrema", tenendo i detenuti svegli per giorni. Uno di loro, in un carcere-lager in Afghanistan, è stato lasciato morire di ipotermia, incatenato nudo ad un pavimento di cemento. Altri sono stati alimentati in maniera forzata attraverso la terribile tecnica del 'rectal feeding', decisa ed attuata da personale descritto nel rapporto come inadeguato, senza alcun tipo di formazione specifica. E senza nessun controllo da parte di un medico, senza nessuna supervisione. E su almeno 119 casi citati nel rapporto, almeno 26 riguardano persone finite per sbaglio nelle prigioni segrete della Cia in Polonia, Lituania, Romania, Afghanistan, Thailandia. E, naturalmente, Guantanamo. Persone entrate all'inferno sulla base di informazioni degli 007 rivelatesi errate, o perchè il loro nome era stato confuso con quello di qualcun altro. Magari per una traslitterazione sbagliata dall'arabo. 

Ora il rapporto del Senato bolla quelle pratiche non solo brutali, ma anche "inefficaci" e poco determinanti sul fronte dei risultati raggiunti. 
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