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ITALIA

La relazione al Parlamento

Agcom: media tradizionali meno in crisi, ma il 28% degli italiani non usa Internet

La fotografia dell'Italia spiegata dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Cardani: gli ostacoli alla diffusione di Internet, sempre meno testate giornalistiche e col rischio di un calo della qualità, bene la radio, sky regina dei ricavi pubblicitari televisivi
 

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Nel 2015 il 28% degli utenti italiani non ha mai utilizzato Internet, una percentuale quasi doppia rispetto al 16% dell’Europa. Sono i preoccupanti dati Eurostat citati da Angelo Marcello Cardani, presidente Agcom, nella Relazione annuale al Parlamento. I dati evidenziano anche come l’utilizzo della banda ultralarga cresca lentamente in Italia e non decolli: gli italiani continuano a preferire la rete mobile per accedere ai servizi di cui hanno bisogno. La relazione sottolinea però anche come la fase recessiva che ha caratterizzato il sistema tradizionale dell’informazione negli ultimi anni subisca una battuta di arresto. La flessione dell’1,2% registrata nel corso del 2015 rappresenta una nota positiva se comparata alle contrazioni degli anni precedenti.
 
I dati, sottolinea Cardani, mettono in evidenza «il ruolo di “freno” alla diffusione nell’uso di Internet di fattori culturali e di abitudini di consumo». Più in generale, all’origine del ritardo dell’Italia nell’ecosistema digitale ci sono, secondo il presidente Agcom, «due fattori determinanti: un minor livello di specializzazione e cultura digitale da un lato e l’invecchiamento della popolazione dall’altro». 

A frenare l’uso dell’ultrabroadband sono anche i ritardi nella digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione. La disponibilità dei servizi di accesso a reti fisse a banda larga ha raggiunto il 99% delle abitazioni e quella a banda ultralarga è passata dal 36% del 2014 al 44% del 2015 ma, sottolinea Cardani «la diffusione degli accessi a banda ultralarga è ancora molto bassa, 5,4% il numero di abbonati sulla popolazione contro il 30% dell’Ue, anche se in aumento rispetto al 2014, in cui la percentuale era ferma al 3,8%». I consumatori italiani continuano a preferire l`accesso alle reti mobili rispetto a quelle fisse (75% di diffusione contro il 53% degli accessi alla rete fissa a banda larga base, sintomo di un rallentato processo di convergenza rispetto all’Europa in cui gli indicatori sono pressoché equivalenti e pari al 72 e al 75%)». 

La crisi che caratterizza da diversi anni il settore dei quotidiani e che si manifesta anche in termini di riduzione netta del numero di testate presenti sul mercato, ha inevitabili riflessi sull’ampiezza e sulla qualità dei contenuti informativi. L’andamento economico mostra il carattere strutturale della crisi. I ricavi complessivi del settore si riducono nell’ultimo anno del 5%, con una contrazione maggiore dei ricavi pubblicitari (-6%) rispetto a quelli derivanti da vendita di copie inclusi i collaterali (-4%).  

Complessivamente il valore della raccolta pubblicitaria sul web in Italia, che include la pubblicità online degli editori e degli operatori radiotelevisivi tradizionali, ha avuto un andamento sostanzialmente crescente nel tempo con la sola eccezione della lieve flessione registrata nel 2013, raggiungendo, pertanto, nel 2015 un valore stimato pari a 1,7 miliardi. Il contributo più consistente deriva dalla pubblicità di tipo display e video, la cui incidenza sul totale, a partire dal 2013, è stabilmente superiore al 50%, e ha presentato un trend dei ricavi in costante crescita; per il 2015, l’incremento stimato di questi ricavi e’ del 6%. 

La radio, che nel 2015 registra circa 650 milioni di euro di ricavi, sta affrontando la crisi del settore pubblicitario meglio degli altri media. In un contesto di generale calo per i mezzi tradizionali le risorse pubblicitarie del settore radiofonico sono cresciute del 12% rispetto al 2014, dopo una riduzione iniziata nel 2010. Inoltre a fronte di risorse pubbliche pressoché stagnanti e sotto attenta revisione da parte del legislatore, i ricavi pubblicitari delle radio aumentano il loro peso sul totale delle risorse (78% nel 2015, a fronte di un 70% nell’anno precedente).  

Tre “poli” dominano ancora la tv italiana. Secondo il Rapporto dell’Agcom circa il 90% dei ricavi totali nel 2015 è detenuto dai tre big: Sky resta regina con una quota del 32,5% (in calo di 1 punto sul 2014); Mediaset è ancora seconda con il 28,4% (+0,4%), tallonata da Rai con il 27,8% (+0,3%). Poi Discovery con il 2,3% (+0,3%) e il gruppo Cairo con l’1,5% (-0,2%). Gli altri soggetti occupano insieme il 7,4% (+0,1%).

Le reazioni
"E' preoccupante l'arretratezza del nostro ecosistema digitale, occorre provvedere su questo punto". Lo ha sottolineato la presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione della presentazione della Relazione dell'Agcom. "L'accesso o il non accesso a Internet - ha poi ribadito - può essere il nuovo volto della diseguaglianza".

"Andiamo verso un mondo dove la tv non sarà sostituita da altre cose ma la comunicazione video avrà tante forme. Ci sarà comunque bisogno di continuare a raccontare gli eventi collettivi ma anche di puntare su servizi sempre più personalizzati". Lo ha detto il Direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, commentando la relazione annuale dell'Agcom. Per Campo Dall'Orto "sono due lati della stessa medaglia. Da una parte ci sono i grandi eventi che raccolgono l'identità collettiva, come hanno dimostrato anche gli ascolti degli Europei più alti di quattro anni fa, e dall'altro ci sono i percorsi legati a quello che ognuno di noi preferisce, che più gli piace o che più lo informa. La sfida è riuscire a seguire tutte e due queste strade, dobbiamo fare quindi un extra sforzo".

Un Carta dei servizi pubblici radiotelevisivi europei? "È un cosa molto importante, alla quale in qualche modo stiamo già lavorando anche a livello di EBU. Ed è una delle discussioni in corso in questo momento". Così il presidente della Rai, Monica Maggioni, ha risposto sull'idea lanciata dal presidente dell'Agcom, Cardani.
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