ITALIA

La testimonianza

Aggredito con l'acido, Savi: "Non ci vedo quasi più e non posso studiare"

La vittima dell'aggressione, avvenuta per uno scambio di persona, ha raccontato in aula le sofferenze che è tuttora costretto a subire 

Stefano Savi, studente sfigurato volto acido 16 settembre 2015 (Ansa)
Condividi
"La mia vita è cambiata, non studio più perché non ci vedo quasi più: con un occhio non vedo e con l'altro vedo poco e ho subito 12 trapianti di pelle". Stefano Savi, il giovane sfigurato con l'acido, racconta così nel processo ad Alexander Boettcher le sue sofferenze dopo l'aggressione di cui è stato vittima il 2 novembre 2014. 

"Ovviamente non vado più in discoteca, ci andavo spesso prima - ha raccontato Savi davanti ai giudici, mentre il padre, il fratello gemello e la fidanzata di quest'ultimo erano visibilmente emozionati - Esco con mio fratello e la sua ragazza se ho bisogno di uscire, ho fatto tre mesi di ricovero da novembre a febbraio e poi ho cominciato ad uscire a luglio dopo un'operazione all'orecchio".

E poi ancora: "Per quanto riguarda gli occhi, i medici mi hanno detto che devo aspettare, dovrò fare un altro intervento a novembre e forse anche altri con l'uso di staminali. Mio padre comunque - ha aggiunto - mi ha sempre dato forza, è sempre stato presente".    

Prima lo studente universitario aveva ricostruito quanto avvenuto verso le cinque del mattino del 2 novembre scorso, quando stava per rientrare in casa dopo "una serata piacevole in discoteca". Ha raccontato: "Ho visto una persona venire verso di me, mentre ero chinato per risalire in macchina dopo che avevo aperto il cancello, mi ha lanciato il liquido oleoso in faccia, non ho visto più niente. Sono andato verso il giardino - ha proseguito - e ho preso dei fili d'erba per cercare di pulirmi il viso, poi ho bussato alla porta e ho chiamato i miei genitori".    

La persona che mi ha aggredito era "forse alta un metro e ottanta, ma forse mi sovrastava anche perché io ero chinato. Era di corporatura grossa - ha spiegato ancora - ma per gli indumenti che portava, aveva addosso i jeans, una felpa scura e una sciarpa a coprire il volto".    

Savi ha raccontato anche di non aver mai avuto la percezione di essere seguito quella sera: "non ho mai ricevuto minacce e non ho mai visto prima Levato e Boettcher". L'aggressione sarebbe avvenuta, infatti, per uno scambio di persona.    

Il giovane ha anche chiarito di essere stato spesso alla discoteca 'Divina' nell'ottobre 2014, quando, secondo l'accusa, la coppia lo avrebbe visto e confuso con Giuliano Carparelli, il vero obiettivo. "All'epoca - ha detto ancora Savi - non ero riuscito a darmi una spiegazione di quello che mi era successo".
Condividi