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CULTURA

Intervista al critico cinematografico e 'voce' di Hollywood Party

Alberto Crespi: "25 aprile 1945, il grande rimosso del cinema italiano"

Non esiste un film sul 25 aprile. I maestri del Neorealismo scelsero di raccontare altro rispetto alla giornata simbolo della Liberazione: non il momento della vittoria e del trionfo ma quello delle sofferenze e dell'oppressione delle dittature. "Un film sul 25 aprile deve essere ancora fatto. Sarebbe bello se un giovane regista decidesse di farlo"

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di Alessandra Solarino

Il 25 aprile è il grande assente del nostro cinema, che "non lo ha mai raccontato in maniera diretta. Di fronte a quella data, così simbolica per la nostra democrazia, si è come tirato indietro". Quasi per pudore. A sostenerlo è Alberto Crespi, critico cinematografico, storica firma dell'Unità e conduttore del programma di Radio3 Hollywood party. 



Il cinema e il 25 aprile
I maestri del Neorealismo raccontarono "in presa diretta" quella stagione della nostra storia, ma sentirono l'esigenza di rappresentare altro rispetto al momento del trionfo e della vittoria: la lotta, le sofferenze, i sacrifici della gente. Le storie di Pina in Roma città aperta, dello scugnizzo Pasquale di Paisà, del piccolo Gennarino delle Quattro giornate di Napoli. La retorica della celebrazione restò ben lontana dalle loro opere, che si fermarono tutte prima della data simbolo, oppure ne misero in scena i momenti successivi. "Se ne parla in film come 'Mussolini ultimo atto' (ndr. regia di Lizzani)  - sottolinea Crespi - imperniato però nel racconto di ciò che accadde in quei giorni al duce. E' come se il grande cinema d'autore si sia sempre ritratto di fronte alla possibilità di fare un film trionfalista, gioioso, su una grande vittoria, quella dei partigiani e della nostra democrazia". E il 25 aprile 1945 diventa così "il grande rimosso del nostro cinema".



"Tutti gli episodi di Paisà - prosegue Crespi - finiscono in un tono tragico, nel segno della morte. L'ultimo è quello dei partigiani assassinati nel delta del Po, buttati in acqua e fatti annegare dai nazisti. Poi la voce fuori campo recita: 'Un mese dopo la guerra era finita'. Ma questa fine, il momento della Liberazione, anche Rossellini non osa raccontarla. Come se il cinema italiano -  aggiunge il critico - non avesse il coraggio di mettere in scena la gioia di quel giorno". 



E proprio la gioia di quella data viene come "sfiorata" sullo schermo da film-commedie, come "Una vita difficile" di Dino Risi, in cui "Alberto Sordi è un partigiano- racconta Crespi - che si trova a Roma in quel giorno e lo vive in modo molto gioioso, oppure 'C'eravamo tanto amati' dove i protagonisti sono partigiani". Ma anche in questo caso "quasi subito si passa a raccontare la loro vita e le loro disillusioni nel dopoguerra". 

"Il pudore della vittoria"
"Molti film si svolgono in zone d'Italia dove il 25 aprile la guerra era già finita, come 'La ragazza di Bube' (ndr. diretto da Luigi Comencini) o 'La notte di San Lorenzo' dei Taviani. In quelle zone la guerra finisce nel 1944, e le date simbolo diventano altre. Film come 'Achtung! Banditi!" di Lizzani finisce prima del 25 aprile. E' come se il cinema italiano avesse il pudore della vittoria". 



Chi c'era e chi lo ha letto
Altro tema è quello di chi non ha raccontato la Resistenza nell'immediato, la generazione di registi che non ha vissuto quegli anni, e si è sentita "in dovere di riandare alle fonti letterarie, spesso difficili da portare sullo schermo. Non è un caso - spiega Crespi - che in tempi più recenti un film come "I piccoli maestri" di Daniele Luchetti si sia basato sul libro di Meneghello, e Guido Chiesa si sia ispirato a"Il partigiano Jhonny" di Fenoglio per il suo lavoro". La differenza "è 
soprattutto qualitativa. Le opere di coloro che avevano vissuto quell'esperienza hanno una forza interiore straordinaria". C'è anche il caso di registi che hanno vissuto in prima persona quei momenti. E hanno scelto di raccontare quegli anni in tutt'altra chiave. "Giulio Questi, che è stato partigiano nelle valli Bergamasche, ha raccontato la sua esperienza in un film western 'Se sei vivo spara', in tutto e per tutto un riflesso di quanto visse in montagna ma ambientato nel Messico dei peones. Stesso discorso per Sergio Sollima, gappista a Roma durante l'occupazione nazista, regista di film western come "La resa dei conti". Persino il suo Sandokan televisivo è un grande sceneggiato partigiano, in cui i partigiani sono i pirati della Malesia che lottano contro il colonialismo britannico". 



La rimozione nel cinema contemporaneo
Ma se la rimozione di allora era legata alle sofferenze appena vissute, alle illusioni tradite nell'immediato dopoguerra, "come se il cinema dicesse "vabbè ma non c'è poi tanto da festeggiare" oggi quell'assenza assume un significato diverso. "E' parte di una rimozione più complessiva, per cui il cinema italiano fatica a confrontarsi con il passato di questo Paese. Un film sul 25 aprile deve essere ancora fatto. Sarebbe bello se un giovane regista decidesse di farlo". 

Il 25 aprile all'Auditorium
Al Parco della Musica di Roma Alberto Crespi sarà tra i partecipanti ad una giornata, organizzata da Laterza, dedicata ai 70 anni della Liberazione. Sul palco due storici e un filosofo: Simona Colarizi descriverà il 25 Aprile; Emilio Gentile racconterà del mito conteso della Resistenza e della Liberazione; Giulio Giorello parlerà della libertà di ieri e di oggi. L’attrice Lunetta Savino guiderà gli spettatori in un percorso di letture sul tema della libertà declinato al femminile. Crespi proporrà documentari originali e un’ampia sezione di sequenze da film che hanno raccontato la Resistenza e la Liberazione o che hanno come tema fondamentale il concetto di “libertà”.  A tenere il filo della maratona Paolo Di Paolo che darà voce a scrittori di ieri e di oggi sulla Resistenza. Alle 21 concerto del Premio Oscar Nicola Piovani con la Roma Sinfonietta. 

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