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POLITICA

Dopo referendum

Alfano a Forza Italia, prolungamento legislatura non gratis

"Il nostro ancoraggio resta il Presidente della Repubblica" ha tenuto a sottolineare il ministro dell'Interno, aggiungendo: "Vediamo come va la direzione del Partito democratico, domani". Si dividono intanto le strade di Ncd e Udc 

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"Noi siamo stati e siamo un partito di persone serie e responsabili ma non ad ogni costo. Chi va cercando pretesti per proseguire la legislatura, e mi riferisco in particolare a Forza Italia, sappia che non lo avrà gratis. E' troppo comodo far proseguire la legislatura e scaricare il peso su altri: per quanto ci riguarda così non si va avanti". Lo ha detto il leader Ncd, Angelino Alfano al suo arrivo all'assemblea dei gruppi Ap di Camera e Senato in corso a Palazzo Madama per discutere ed esaminare l'esito del referendum sulla riforma costituzionale, riferendosi in particolare alla sua proposta di andare alle urne già a febbraio. 

"Il nostro ancoraggio resta il Presidente della Repubblica" ha comunque tenuto a sottolineare Alfano, aggiungendo anche: "Vediamo come va la direzione del Partito democratico, domani".

Le strade di Ncd e Udc intanto si dividono. Le due forze politiche (la prima guidata da Angelino Alfano, la seconda da Lorenzo Cesa), che insieme avevano dato vita a Area Popolare, divorziano dopo il risultato referendario che le aveva viste schierate su fronti contrapposti: Alfano per il Sì e Cesa a sostegno del No.

"Il risultato del referendum - si legge in un comunicato dell'Udc - non è ascrivibile a categorie politiche precise. Nessuno può attribuirsi un risultato: né i vincitori, né gli sconfitti. L'esito del 4 dicembre è la reazione di una società stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo l'idea di far precipitare il Paese verso il voto appare più il segno di una reazione emotiva alla sconfitta che un disegno politico utile all'Italia".

"Su questo punto si segna l'ultima differenza nei confronti di Alfano che, da tempo, ha trasformato in sudditanza nei confronti di Renzi quella che per noi è stata ed è un'alleanza leale con il Pd. L'esperienza di Area Popolare, forse mai decollata, si conclude qui: con lo scioglimento dei gruppi e la ripresa di autonome presenze parlamentari". "In questo momento - prosegue il comunicato firmato da Cesa e dai parlamentari Udc i- riteniamo che, in primo luogo , spetti al presidente Mattarella definire percorsi e prospettive.

"Ci limitiamo a considerare che dopo il referendum il Paese ha bisogno con urgenza di una messa in sicurezza sociale, intervenendo sulla povertà che come sostiene l'Istat oggi colpisce un italiano su tre; di interventi sul sistema creditizio a tutela dei risparmiatori e di una nuova legge elettorale a base proporzionale votata dal Parlamento.

E non ultimo c'è bisogno, al di là delle distinzioni sul referendum, di un lavoro di ricomposizione specie all'interno dell'area del cattolicesimo popolare e di ceti medi e popolari che miri alla costruzione di un soggetto politico credibile. Per questo facciamo appello a noi stessi e a quanti, tra parlamentari e movimenti nella società civile, colgano come noi la rilevanza di questo passaggio storico", conclude il comunicato.
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