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MONDO

La foresta brucia

Amazzonia, 44 mila soldati in campo contro gli incendi. Appello dei vescovi brasiliani

A bruciare, sempre più veloce, è lo Stato settentrionale di Rondonia. "Azione urgente per salvare la foresta" è l'appello dei vescovi brasiliani in un documento. L'Argentina invia 200 pompieri

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L'Argentina invierà in Brasile 200 pompieri per collaborare nell'estinzione degli incendi che stanno colpendo l'Amazzonia. In una dichiarazione, il governo argentino ha riferito che i pompieri argentini si recheranno in Brasile per "offrire supporto e assistenza di fronte alla grave situazione ambientale causata dagli incendi".

Si tratta di duecento professionisti attrezzati, membri del Sistema nazionale per la gestione totale dei rischi (Sinagir), che saranno a disposizione per l'assistenza che le autorita' brasiliane "ritengono necessaria". La decisione del presidente argentino, Mauricio Macri, arriva in seguito alla conversazione che ha avuto con il collega brasiliano, Jair Bolsonaro, giovedì scorso.

Centinaia di nuovi incendi, arriva l'esercito
Centinaia di nuovi incendi stanno devastando la foresta. Bolsonaro, accerchiato dalle proteste di migliaia di cittadini scesi in piazza contro la sua negligenza, ha deciso di mandare in campo l'esercito per spegnere i roghi. La Difesa ha annunciato il dispiegamento di 44 mila militari e, se necessario, ne saranno aggiunti altri.

Nel frattempo, dall'altra parte dell'Atlantico, al G7 di Biarritz, i leader si dividono su come affrontare l'emergenza dell'Amazzonia. Stati Uniti e Gran Bretagna offrono assistenza. La Francia e il presidente della Commissione Ue, Donald Tusk, minacciano di bloccare l'accordo commerciale Ue-Mercosur (che comprende anche il Brasile). Il governo spagnolo si è invece formalmente opposto all'iniziativa di rappresaglia.

A bruciare, sempre più veloce, è lo Stato settentrionale di Rondonia. Le nuvole di fumo nero hanno oscurato il capoluogo Porto Velho, dove i cittadini protestano contro la negligenza del governo centrale e contro gli agricoltori, accusati di favorire gli incendi per avere più campi da coltivare. I dati ufficiali certificano che quest'anno in Brasile sono stati registrati 78.383 incendi boschivi, il numero più alto dal 2013, anche se Bolsonaro insiste nel dire che i roghi "sono nella media".

Solo tra giovedì e venerdì sono scoppiati 1.663 nuovi roghi
Il disboscamento, dicono gli esperti, favorisce i roghi. Più della metà degli incendi è in Amazzonia, dove vivono più di 20 milioni di persone. Secondo l'Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe) solo tra giovedì e venerdì sono scoppiati 1.663 nuovi incendi. Finora, sei Stati, tra cui Rondonia, hanno richiesto l'aiuto dell'esercito.

Il presidente americano, Donald Trump, e il premier britannico, Boris Johnson, hanno offerto la loro assistenza. "Ogni aiuto è il benvenuto", ha detto ai giornalisti il ministro della Difesa brasiliano, Fernando Azevedo e Silva.  L'Europa però mette sul tavolo anche le pressioni per 'costringere' Bolsonaro, che inizialmente aveva sminuito la portata dei roghi, a intervenire. A rischio c'è l'accordo commerciale per il libero scambio tra l'Unione europea e i paesi sudamericani, che ha richiesto 20 anni di negoziati.

Il presidente uscente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto ai giornalisti al G7 che è difficile immaginare i Paesi europei che ratificano un patto commerciale con il blocco del Mercosur fintanto che il Brasile non riuscirà a frenare gli incendi che devastano l'Amazzonia, ritenuta "polmone del pianeta" a causa del suo ruolo cruciale nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è stato tra i primi a rimettere in discussione l'accordo. Dalla Spagna, che "si era impegnata in primo piano nei negoziati", arriva però una ferma contrarietà al blocco della ratifica.

L'appello dei vescovi del Brasile: serve azione urgente
"Gli assurdi incendi e altre depredazioni criminali ora richiedono una presa di posizione adeguata e un'azione urgente", sottolinea la Conferenza episcopale del Brasile in un documento - firmato dalla presidenza della Conferenza episcopale, a nome di tutti i vescovi - inviato all'Agenzia Fides, l'organo di informazione delle pontificie opere missionarie.

I vescovi avvertono: "Non c'è più tempo per discorsi politici", esortando ad agire con prontezza ed efficacia per salvare il polmone verde del pianeta. I presuli del Brasile si rivolgono alle proprie autorità: "Il popolo brasiliano, i suoi rappresentanti e i suoi servitori hanno la maggiore responsabilità per la difesa e la conservazione dell'intera regione amazzonica", ed "è urgente che i governi dei paesi amazzonici, in particolare il Brasile, prendano serie misure per salvare una regione chiave nell'equilibrio ecologico del pianeta: l'Amazzonia". "Questo non è il momento delle discussioni sui giudizi o degli indugi in parole", ma di "alzare la voce" e ad assumere un atteggiamento profetico, prendendo esempio da Papa Francesco. Nel testo si sollecitano tutti coloro che occupano posizioni di responsabilità in campo economico, politico e sociale dicendo: "Lasciateci essere guardiani della creazione".

"Costruiamo insieme un nuovo ordine sociale e politico, alla luce dei valori del Vangelo di Gesù, per il bene dell'umanità, della Panamazonia, della società brasiliana, in particolare dei poveri di questa terra. Questo è indispensabile, per promuovere e preservare la vita in Amazzonia e altrove in Brasile. Nel dialogo lucido e nella comprensione, bisogna adesso alzare la voce", conclude il testo.Ieri era stato il Consiglio episcopale latino americano, che riuinisce i vescovi dell'America latina e dei Caraibi, a lanciare un accorato appello a tutto il mondo: "Esortiamo i governi dei paesi amazzonici, in particolare Brasile e Bolivia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale a prendere serie misure per salvare il polmone del mondo. Quello che succede all'Amazzonia non è solo un problema locale ma è di portata globale. Se l'Amazzonia soffre, il mondo soffre", sottolineava il comunicato del Celam inviato all'Agenzia Fides.

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