SALUTE

Se vuoi figli, attento allo sport

A causa di inquinamento e additivi chimici negli ultimi 20 anni si è praticamente dimezzato il numero di spermatozoi dei maschi occidentali: ma anche alcune pratiche sportive e la scarsa igiene intima possono compromettere la capacità di riprodursi.

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Sono soprattutto equitazione e ciclismo a mettere a rischio la fertilità maschile, per l'impatto "meccanico" che hanno nella zona del basso ventre. Per gli altri sport, la controindicazione è solo nell'uso, purtroppo più diffuso di quanto si pensi, degli steroidi anabolizzanti. Il 36% dei maschi italiani sotto i 35 anni ha problemi andrologici e sessuali, spiega il prof. Francesco Sasso, andrologia del policlinico Gemelli di Roma. In Italia il 13% di tutti i maschi ha problemi di erezione, per gli adolescenti c'è un vero e proprio allarme clamidia, altro fattore che influenza negativamente la possibilità di procreare.

Che viene influenzata da molte altre malattie sessualmente trasmissibili, dal varicocele, dal l'obesità, dal fumo di sigaretta, dell'alcol e dalle droghe.

“Troppa palestra - il culturismo in particolare - così come l’atletica leggera, l’equitazione e il ciclismo praticati a livello professionale fanno male alla sfera sessuale. Maschile e femminile. E a tutte le età”. L’allarme degli urologi riuniti a Roma per il Congresso “Qualità di Vita in Urologia e Andrologia".

“Nell’uomo – spiega il prof. Francesco Sasso – l’uso della bicicletta determina una compressione della zona perineale che provoca un mancato afflusso di sangue, e di conseguenza la perdita di elasticità”. Sotto accusa anche la corsa prolungata, l’overtraining, meglio nota come l’atletica leggera che superi i 100 chilometri alla settimana.

“Maratoneti e marciatori – aggiunge Sasso – presentano un danno da stress ossidativo del microcircolo e un deficit erettivo. Lo stesso si può dire per alpinisti in quota e per i sub. Inoltre troppo sport può comportare un danno all’apparato riproduttivo. Motocross, basket, calcio e tutte quelle attività fisiche che prevedono l’utilizzo di androgeni e integratori, che incrementano la performance, in realtà influenzano e causano problemi direttamente alla sfera sessuale. A qualunque età. Giovani e meno giovani, nessuno può ritenersi fuori”. Quindi il consiglio è sport sì ma senza esagerare.

“L’esercizio fisico ben condotto migliora la salute sessuale. Il movimento abbassa il rischio di impotenza e quello di tutte le patologie che la provocano”, precisa Sasso, preoccupato anche, e soprattutto, dalla scarsa cura per l’igiene intima da parte dei più giovani, in particolare uomini.

“E’ ormai consolidato come molte malattie sessualmente trasmesse (Mts) siano strettamente legate alla scarsa o nulla igiene intima, prima e dopo un rapporto. Sono in aumento i casi di infezione da clamidia negli over19. In Italia – sottolinea Sasso - gli ultimi dati (fonte Epicentro) parlano dell’8,4% su un campione di 93.400 ragazzi analizzati, con una incidenza maggiore al Nord rispetto alle regioni del Sud. La clamidia non solo non dà sintomi, ma se non curata per tempo causa infertilità. Numerosi studi confermano che l’infezione da papilloma virus (HPV) come nella donna, anche nel maschio determini lo sviluppo di un tumore del pene e un’igiene accurata possa invece ridurre l’infezione.

Occorre educare i bambini a lavarsi correttamente, prima che la loro vita sessuale abbia inizio.

Al congresso degli urologi si è parlato anche di timore del testicolo, con un testimonial d'eccezione, Francesco Acerbi difensore del Sassuolo e della Nazionale. 



In Italia duemila casi ogni anno ma la mortalità è in netto calo: oltre 9 su 10 si curano, con un tasso di sopravvivenza a 10 anni pari al 98%.

Il cancro al testicolo è il tumore maschile in età giovanile più frequente, ma purtroppo spesso sottovalutato, anche perché non dà particolari sintomi. Colpisce principalmente fra i 25 e i 40 anni, in piena età riproduttiva, e rappresenta l’1% del totale delle neoplasie dell’uomo e quasi il 10% dei tumori urogenitali maschili. In Italia stiamo registrando un aumento dei casi (oltre 2mila ogni anno), ma siamo in grado di assicurare che la mortalità è in netto calo, perché oltre 9 casi su 10 si curano, con un tasso di sopravvivenza a 10 anni pari al 98%. E’ necessario però scoprirli in tempo. Come sempre quando si parla di cancro, fondamentale resta la prevenzione.
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