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ITALIA

A Sotto il Monte, il paese in festa per la canonizzazione di papa Giovanni XXIII

Papa Roncalli, il parroco di campagna che veniva dai sette colli di Bergamo

È stato un campione di diplomazia: durante la guerra fredda evitò una escalation nucleare. VAI ALLO SPECIALE Due Papi santi

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di Laura CervellioneSotto il Monte (Bergamo) Sotto il Monte, provincia di Bergamo. Qui nel 1881 nasce un contadino bergamasco che come programma di vita voleva diventare santo. È Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, uomo umile e modesto. Da Papa ha sempre continuato a autodefinirsi un parroco di campagna. Eppure il buon bergamasco era un uomo coraggioso e un campione di diplomazia. Giovanni XXIII è il papa che evitò che la crisi dei missili di Cuba degenerasse in un’escalation nucleare. Ciò nonostante Roncalli è sempre stato considerato un cuore semplice. Amava avere ospiti a tavola, fare le improvvisate ai malati. Il suo umorismo lo rendeva umano e insieme rompeva gli schemi. 

La terra contadina bergamasca dove Roncalli dal 1881 a oggi ha conosciuto l'industrializzazione. Sul volto per lo più rurale di Sotto il Monte sono comparse le comodità, ma anche le borgate. Ora piccoli nuclei abitati macchiano le verdi colline. La sera non si recita più il rosario nell'aja ma dentro gli appartamenti con i riscaldamenti accesi.
Tra poco si va alla volta di Roma, a trovare (a ritrovare) l'amatissimo papa Giovanni scomparso 51 anni fa e ora di nuovo alla ribalta, finalmente in vesti santificate. Ma adesso è il tempo della quiete e del raccoglimento, prima del grande brusìo, delle lunghe code dei torpedoni, della giornata-evento per Roma, contenitore dell'eppur incontenibile festa dei fedeli dei due Papi.
Letizia Roncalli, nipote diretta di Papa Giovanni, questa volta ha rinunciato al pullman. A Roma certamente andrà, ma con il Frecciarossa.
Piazza San Pietro non potrà contenere tutti i pellegrini, una folla da bollino rosso. Solo da Bergamo si contano venti bus in partenza, più di mille persone. Ma sono solo i pellegrini “organizzati”. Nella città eterna si va in macchina, treno, aereo, perfino in bicicletta. Secondo i calcoli del vaticano l'area a “T” che dal colonnato copre via della Conciliazione può ospitare al massimo 250 mila persone. Molti resteranno fuori, ripiegheranno sui maxischermi. O resteranno a Sotto il Monte, che intanto si è vestita a festa. Festoni, disegni, nastri, bandiere giallobianche orgogliosamente vaticane. Persino un tappeto appeso alla palazzina, con la sagoma di Giovanni XXIII.

Il Papa - racconta il parroco di Sotto il Monte Claudio Dolcini - amava talmente il suo paese natìo da non poter rinunciare alla sua vacanza mensile a Ca' Maitino, nel suo paese, a trovare i parenti e ripetere i suoi pellegrinaggi. Pellegrino per lui è lo stato che qualificava la vita umana.
Nella Roma del Vaticano sentiva la nostalgia di Venezia, a Venezia sentiva la nostalgia di Bergamo, della sua diocesi. Del suo seminario, a Bergamo Alta, che domina il ventre basso e produttivo della città con il suo skyline antico e struggente. Bergamo che tuttavia - a parziale consolazione roncalliana - abbiamo scoperto che ha sette colli. Proprio come Roma.
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