MONDO

Rischio che finisca sul mercato nero

L'odissea dell'Apollo di Gaza, statua sequestrata da Hamas e poi scomparsa

Ritrovata nella spiaggia di Deir al-Balah da un pescatore è stata poi sequestrata dalla polizia. Alta poco meno di due metri, di bronzo, sul mercato 'nero' avrebbe un valore tra i 30 e i 40 milioni di dollari

Apollo di Gaza
Condividi
Ramallah (Cisgiordania) Ritrovata, sequestrata e poi nuovamente scomparsa. Comincia ad essere un’odissea quella dell’Apollo di Gaza.

La seconda vita della statua di bronzo, di poco meno di due metri, era cominciata nel settembre scorso e riportata in Italia dal quotidiano La Repubblica. Nella rete del pescatore Mounir, nella spiaggia antistante Deir al-Balah, a metà della Striscia di Gaza, era rimasto impigliato un braccio dell'Apollo. Mounir, aiutato dai suoi figli riesce a portare a casa quei cinquecento chili nascosti per venticinque secoli e, pensando che fosse oro, ne mozza un dito, per cercare un acquirente. Ma nella striscia di Gaza le voci girano velocemente e giungono anche ad Hamas.

La polizia la sequestra, viene scoperto che si tratta di bronzo e subito viene riconosciuto il valore come reperto dell’arte ellenica. Ma c’è un problema di natura religiosa: l'Islam vieta la riproduzione della figura umana nell'arte. E poi Apollo è nudo: impossibile mostrarlo in pubblico.

La statua così sparisce. Gli archeologi denunciano di non averla mai potuta vedere. Il sospetto è che possa essere entrata nel giro del mercato ‘nero’ per essere venduta. Un’offerta sarebbe già stata presentata da un grande museo americano: valore intorno ai 30-40 milioni di dollari, pur considerando che se davvero la statua fosse del IV secolo a.C. sarebbe difficile attribuirle un costo in quanto inestimabile. I dollari comunque farebbero comodo ad Hamas ma da Ramallah, Hamdan Taha, il viceministro per la Cultura e le Antichità dell'Autorità nazionale palestinese non si vuole arrendere. E denuncia: “Se esce dalla Striscia non la prendiamo più, perché la Palestina non è ancora uno Stato e non siamo ammessi nell'Interpol: anche se scoprissimo nelle mani di chi andrà non potremmo mai riaverla indietro". L'unica strada per salvare l'Apollo di Gaza è quella di “continuare a parlarne”.

L'Apollo è così adesso al centro di quello che potrebbe definirsi un intreccio da spy-story. Da una parte c'è Hamas, riconosciuta solo come organizzazione terroristica, che però potrebbe sfruttare la statua per mostrare al mondo che Gaza è la nuova culla dell'archeologia. Poi c'è l'Autorità nazionale palestinese, organismo di uno stato non ancora riconosciuto, che si trova con le mani legate, subendo la violenza di Hamas e l'impossibilità di porsi come interclocutore politico anche in campo culturale. E infine, intorno alla 'preda' di bronzo, ruotano tutti i possibili attori del mercato nero ma anche musei come il Louvre. Gli specialisti del museo parigino finora si sono limitati a dare consigli per la conservazione dell'Apollo ma non si sono ufficialmente impegnati e lo farebbero solo in collaborazione con il ministero degli Esteri francesi. Una storia tra politica, storia e cultura, in una terra che ha già visto il passaggio di egizi, filistei, romani, bizantini e crociati. 
Condividi