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ITALIA

VITE SPEZZATE

6 aprile 2009 "Papà non corriamo nessun rischio: sono venuti i più grandi scienziati a dircelo"

Sergio Bianchi ha perso suo figlio di appena 22 anni quella notte: "Voleva fare il ricercatore" racconta a Rainews.it. Per ricordarlo ha fondato un'associazione che ogni anno premia la tesi di laurea migliore sul rischio sismico 

Nicola Bianchi
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di Roberta RizzoL'Aquila Amava molto le piante carnivore, ne aveva diverse e le curava quotidianamente. Gli piaceva scrivere racconti di fantasia, ma la sua grande passione era la scienza. Nicola Bianchi non aveva ancora compiuto 23 anni quando la stanzetta dove viveva in affitto, in via Gabriele D'Annunzio 14, si è sbricolata al suolo insieme alla palazzina di quattro piani. "Il suo sogno era diventare un ricercatore", racconta il papà Nicola che oggi è il presidente dell'Associazione vittime universitarie del sisma del 2009 (Avus). Per quel crollo il costruttore e l’ingegnere responsabile dei lavori di restauro del palazzo sono stati condannati a 3 anni e mezzo di reclusione.

Si ricorda la prima scossa? 
"Ho fatto il gave errore di non capire cosa stesse succedendo. Ero a casa, in provincia di Frosinone. Il terremoto l’ho sentito fortissimo anche io che vivo a 130 chilometri dall'Aquila: ero convinto che la scossa fosse vicina a noi. Così mi sono alzato e ho acceso la tv. Ma le notizie che arrivavano erano frammentarie: non si capiva bene dove fosse successo e sono tornato a dormire. Un'ora dopo telefona mio fratello dicendomi che stava provando a chiamare Nicola ma che lui non rispondeva. 'Ma perchè chiami Nicola?' Gli dissi e lui mi rispose: 'Sergio non sai che c'è stato un forte terremoto all'Aquila?'. E partimmo immediatamente".

Lo sciame sismico c'era da giorni, suo figlio non era preoccupato?
"C'erano queste continue scosse, ma mio figlio mi tranquillizzava. Pochi giorni prima (il 31 marzo, ndr) erano venuti gli scienziati della commissione Grandi Rischi e Nicola mi disse: 'Papà non ti devi preoccupare, qui sono arrivati i maggiori esperti a dirci che non corriamo nessun rischio'. Nessuno avrebbe mai immaginato quello che poi è successo. Tante cose non ce le diceva per scelta, secondo me, perchè non voleva allarmarci. Due giorni prima del 6 aprile ho scoperto che era stato fatto uscire dall’università per una grossa scossa". 

Cosa studiava suo figlio?
"Biotecnologie alla facoltà di Scienze Matematiche, fisiche e naturali dell'Aquila da quattro anni. Abbiamo fatto grandi sforzi per farlo studiare. Ci si imbarca in sacrifici e privazioni maggiori perché il sogno di un figlio va assecondato sennò a cosa servono i genitori? L’Aquila doveva essere la città dove formarsi per lavorare. Dove crescere. Non quella in cui trovare la morte. 

Lei ha parlato di morti di serie A e morti di serie B
"Se lo Stato avesse messo tutte le vittime sullo stesso piano avrebbe fatto qualcosa anche nei confronti degli studenti fuori sede. Noi famiglie vittime di ragazzi che all'Aquila studiavano ma non erano nati, non siamo considerati dei terremotati. Così abbiamo chiesto che ci fosse riconosciuto lo status di 'morti sul lavoro' perchè sosteniamo che l'università è l’industria più fluente dell’Aquila e i nostri figli erano dei lavoratori. Mio figlio viveva lì da 4 anni, perchè non può essere considerato un cittadino a tutti gli effetti?". 

Il 4 aprile 2014 nell’Aula Magna del Dipartimento Scienze umane dell’Aquila, è stato consegnato il Premio di laurea "AVUS 6 aprile 2009" destinato a tesi sperimentali su argomenti connessi alla tematica "Terremoti, pericolosità sismica del territorio e riduzione del rischio sismico". Il Premio è stato istituito dal "Consiglio Nazionale dei Geologi", dalla "Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi" e dall’ "Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 Aprile 2009" per onorare la memoria degli studenti universitari vittime del terremoto dell’Aquila del 2009.
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