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ECONOMIA

La crisi

ArcelorMittal, non c'è una soluzione ma si tratta. Commissari depositano denuncia a pm di Taranto

L’incontro di ieri al Mise tra governo e sindacati non ha sortito novità, ma ha chiarito le ragioni di Mittal: senza scudo penale proseguire è un crimine. I sindacati: "Non spegneremo gli impianti". La procura di Milano apre un fascicolo: "Va tutelato l'interesse pubblico"

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Resta tutta in salita la partita per le sorti dell'ex Ilva di Taranto. L’incontro di ieri al Mise tra governo e sindacati non ha sortito novità, sebbene abbia chiarito le ragioni per le quali Mittal vuole recedere. E' stata l'ad di Arcelor Italia Lucia Morselli a spiegare che con il venir meno dello scudo penale "è stato rotto il concetto base del piano risanamento dell'ex Ilva" e che ora "proseguire è un crimine".  C'è il problema delle condizioni dell’Altoforno due, quello che la magistratura di Taranto vuole sia chiuso entro dicembre. Il premier Conte esclude che sarà chiuso, ma dopo il pasticcio parlamentare sullo scudo ArcelorMittal non si fida più. Per Luigi Di Maio lo scudo penale non c'entra, "li trasciniamo in tribunale" ribadisce oggi. Per il colosso franco-indiano, invece, lo scudo è il problema.

I commissari di Ilva questa mattina hanno intanto depositato in Procura a Taranto un esposto denuncia con al centro "fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell'economia nazionale". Pertanto, si legge in un loro comunicato, la richiesta alla Procura è di verificare la sussistenza di ipotesi di reato.

La Procura, che ha subito avviato un fascicolo d'indagine contro ignoti sul disimpegno di ArcelorMittal, nei prossimi giorni programmerà l'audizione di alcuni testimoni, che saranno ascoltati o dai pm a cui saranno delegate le indagini o dalla polizia giudiziaria. I reati che saranno ipotizzati sono quelli "attinenti - a quanto viene riferito da fonti giudiziarie - il danno provocato all'economia nazionale", probabilmente lo stesso articolo 499 del Codice Penale ipotizzato dai commissari Ilva nell'esposto.

La proposta dell'azienda "è inaccettabile", commenta il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, sottolineando la riduzione di personale con 5.000 esuberi richiesta dal gruppo. Catalfo spiega che l'azienda aveva anche chiesto "di andare in deroga delle norme sulla sicurezza sul lavoro", richiesta "alla quale ho opposto un secco no".

E i sindacati tornano ad assicurare che i lavoratori non spegneranno gli impianti. Landini (Cgil) parla di atto illegittimo e inaccettabile: "Non ne saremo complici, troveremo forme e modi, perché lì la gente vuole produrre acciaio senza inquinare, non vuole chiudere impianti". 

L'incontro di ieri al Mise "è stato un incontro molto, molto complicato, dove non ci sono stati passi in avanti. Noi pretendiamo che l'accordo che insieme ad ArcelorMittal abbiamo firmato un anno fa, con garante il governo, sia rispettato da tutti" afferma Annamaria Furlan (Cisl). "Abbiamo detto ad ArcelorMittal di ritirare la retrocessione e al governo di rimettere lo scudo penale, fattore di garanzia che in modo incomprensibile ha voluto togliere".

Quanto a Barbagallo (Uil) "questa storia che faremo una grande causa alla società mi preoccupa, perché quando finirà la causa non avremo più prospettive industriali e posti di lavoro", dice.  "Ieri sera abbiamo chiesto di impegnarsi per un confronto con la proprietà visto che l'ad ha solo l'ordine di chiudere. Non possiamo renderci complici di questa nefandezza - continua -. Se non risolviamo il problema avremo una tragedia da affrontare per 20mila famiglie, senza considerare la questione della produzione dell'acciaio e del conseguente aumento dei costi".

Nel coacervo tarantino si inserisce il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che si dice convinto del fatto che la strategia di Mittal sia far cadere il governo. "Mittal sta cercando di mettere in crisi politica il governo italiano. Sta facendo qualcosa senza precedenti nella economia internazionale: una multinazionale che cerca, sia pur forse indirettamente, di far cadere un governo. Mai vista nella storia una cosa del genere" ha detto ieri sera a 'Petrolio', su Rai2.

"ArcelorMittal sta elevando la sua minaccia ai massimi livelli. Sta mettendo la fabbrica in sonno, non la sta distruggendo mi auguro, perché vuole esercitare sul governo italiano il massimo della pressione o perché vuole andar via e vuole negoziare delle condizioni per farlo; oppure perché vuole rimanere ma alle sue condizioni, non quelle che ha firmato".

Zingaretti: nazionalizzare? Pensiamo a non spegnere
"Non bisogna spegnere i forni. Era negli accordi con l'azienda e questa cosa non va fatta" dice Nicola Zingaretti a margine dei lavori di Tutta un'altra storia, la kermesse democratica di Bologna.  Sulla nazionalizzazione degli impianti, il segretario Pd ha spiegato che "abbiamo lasciato tutto in mano al presidente del Consiglio che sta facendo bene il suo lavoro".

Calenda: oggi chiamo vertici azienda
"Sono 18 mesi che non parlo con i Mittal. Oggi li chiamo. Perche' tra le follie della Morselli e quelle del Governo qui stiamo distruggendo la capacita' industriale del paese". Lo scrive l'ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda su Twitter.

La Procura di Milano apre un fascicolo: "Va tutelato l'interesse pubblico"
La Procura di Milano irrompe nel caso ArcelorMittal aprendo uno scenario penale, al momento appena abbozzato perché senza reati né indagati, ed entrando nel giudizio civile come portatrice del "pubblico interesse". Una sorta di doppia tenaglia sul gruppo franco - indiano a carico del quale potrebbero essere ipotizzati reati di natura commerciale - societaria per la fuga dalle acciaierie pugliesi. Il procuratore Francesco Greco ha delegato il Nucleo Economico della Guardia di Finanza a svolgere "accertamenti preliminari" per verificare "l'eventuale sussistenza di reati". Inedita, pur se con dei precedenti, la veste indossata dalla Procura nel giudizio civile nato dall'atto di citazione con cui la multinazionale chiede il recesso dal contratto di affitto. Greco ritiene che l'intervento da lui definito un "diritto - dovere" sia necessario per "la tutela di un interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico - produttive del paese, agli obblighi del processo di risanamento". "Ci sono dei precedenti in 'Mani Pulite - spiega all'Agi il procuratore - come quando si accese un faro su Mediobanca". A occuparsi di entrambi i fronti, coordinati  da un magistrato esperto come Maurizio Romanelli, saranno i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, i primi ad avviare le inchieste sulle attività estere della famiglia Riva, che portarono al sequestro di 1,3 milioni  in una 'cassaforte' del Jersey, poi svincolati per la bonifica dello stabilimento di Taranto. L'ultimo atto di una lunga serie di procedimenti era stata, il 6 luglio di quest'anno, l'assoluzione dal reato di bancarotta per Fabio Riva,  a capo del gruppo siderurgico insieme al padre Emilio e al fratello Nicola. Sul piano penale, la procura intende accertare se in sede di esecuzione del contratto di affitto, da cui Mittal vuole recedere - siano state poste in essere condotte rilevanti sul piano penale che abbiano causato l'eventuale depauperamento del ramo d'azienda. Sempre negli uffici milanesi, oggi è stato depositato anche il ricorso d'urgenza dei Commissari straordinari dell'ex Ilva, la contromossa per bloccare l'addio della controparte. "Sono inaccettabili le modalità affrettate di restituzione degli impianti siderurgici dell'ex Ilva in quanto rischiano di causare danni irreparabili al ciclo produttivo distruggendo l'azienda", sostengono nel ricorso, con la richiesta di adottare provvedimenti in grado di preservare la continuità della produttività per tutta la durata del processo civile. Già lunedì il giudice Claudio Marangoni potrebbe fissare la data della prima udienza. Per il momento invece resta silente la Presidenza del Consiglio che, in linea teorica, potrebbe affiancare la Procura.

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