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ECONOMIA

I leader dei sindacati questa sera ricevuti al Quirinale

ArcelorMittal, Commissari ex Ilva: "Dal gruppo violenza e minacce"

Dal ricorso presentato dai commissari ex Ilva emerge una situazione inquietante. Il ministro Boccia: pronti a commissari e prestito ponte. Scattato davanti allo stabilimento a Taranto il presidio delle aziende dell'indotto. La procura di Milano indaga anche sul fronte tributario. Il Tribunale invita l'azienda a non fermare gli impianti. Palombella Uilm: sospeso spegnimento Afo/2 

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Violenza, minacce e devastante offensività. E’ il comportamento tenuto dal gruppo ArcelorMittal nella gestione della vicenda ex Ilva, così come appare evidenziato nel ricorso cautelare d’urgenza presentato, tramite i legali, alla magistratura dai commissari dell’ex Ilva contro l'iniziativa del Gruppo avvenuta senza alcun preavviso. Parole di forte impatto e di una gravità unica, scritte nero su bianco.

Iniziativa dolosa
Secondo i commissari, l'iniziativa di ArcelorMittal di sciogliere il contratto di affitto dell'ex Ilva "nulla c'entra con le giustificazioni avanzate che non pervengono neppure ad un livello di dignitosa sostenibilità: essa è invece semplicemente strumentale alla dolosa intenzione di forzare con violenza e minacce un riassetto" dell'obbligo contrattuale "precedentemente negoziato (...) che il gruppo (...) evidentemente non ritiene più rispondente ai propri interessi". 
 
Devastante offensività 
I comportamenti di ArcelorMittal - secondo  i commissari - per perseguire l'illegittimo intento di sciogliere il contratto d'affitto dell'ex Ilva "sono stati programmati" per "recare il maggior possibile livello di devastante offensività, senza dare disponibilità "ad un esame congiunto della situazione per l'adozione di un piano condiviso" per garantire la "continuità dell'attività". Oltretutto - sempre secondo quanto dichiarato dai commissari - ArcelorMittal ha aderito a un contratto che non forniva alcuna garanzia sui rami d'azienda trasferiti dall'ex Ilva: "La controparte ha accettato senza alcuna obiezione un testo contrattuale che prevede esplicitamente che (... ) le concedenti non prestano alcuna garanzia (...)" nemmeno "sullo stato di fatto e di diritto dei beni costituenti i rami" d'azienda.
  
"L'inadempimento" di ArcelorMittal
E' "plateale e conclamato". E' uno dei passaggi del ricorso cautelare secondo il quale il gruppo è obbligato a "salvaguardare con diligenza la integrità  e il valore dei rami d'azienda".

Danni incalcolabili all'economia nazionale
La "gravissima" e "unilaterale" iniziativa con cui ArcelorMittal vuole sciogliere il contratto di affitto dell'ex Ilva e che riguarda un impianto industriale di "interesse strategico, determinerebbe (...) danni sistemici incalcolabili" in definitiva a carico dell'"intera economia nazionale" e creando anche "una gravissima crisi occupazionale" e lasciano "irrisolte (...) problematiche ambientali e di sicurezza". Anche questo passaggio è riportato nel ricorso d'urgenza dei commissari contro l'atto di recesso del gruppo franco-indiano.
 
Sul ricorso decisione entro il 4 dicembre
Il tribunale di Milano deciderà entro il 4 dicembre sul ricorso d'urgenza presentato dai commissari straordinari dell'ex Ilva. In quella data, la multinazionale ha minacciato di spegnere un altoforno.

Sindacati da Mattarella
I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, sono stati ricevuti stasera alle 19.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell'ex Ilva e in generale delle crisi industriali. Lo si apprende da fonti sindacali.

Palombella Uilm: sospeso spegnimento Afo/2 
Rocco Palombella segretario generale della Uilm, parlando al programma di Radio1 Zapping ha affermato che A.Mittal ha reso noto di aver disposto la sospensione delle procedure per lo spegnimento dell'altoforno 2 dello stabilimento di Taranto. 

Ministro Boccia: pronti a commissari e prestito ponte
Se Arcelor Mittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l'ex Ilva scatterà "l'amministrazione straordinaria, con un prestito ponte" da parte dello Stato in modo da riportare l'azienda sul mercato entro un paio d'anni. Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha risposto a 'Circo Massimo' su Radio Capital a chi gli chiedeva quale fosse il piano B del governo per l'ex Ilva. "Mittal - ha aggiunto Boccia - ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto. E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana". E se non lo facesse? "C'è l'amministrazione straordinaria che ha salvato l'Ilva dal crack dei Riva - ha risposto il ministro - con un prestito ponte e con l'obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l'azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema. Alternativa non c'è". Solo una volta decisa l'amministrazione straordinaria "si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io - ha concluso Boccia - penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari". 

Ministro Bellanova: non si risolve in tribunale, assumersi responsabilità
"Se ti trovi di fronte alla questione Ilva, non ti puoi girare dall'altra parte, dire che è responsabilità di qualcun altro. Né puoi pensare che è nelle aule giudiziarie che risolvi il problema. Perché, quando arrivi nelle aule giudiziarie, ha perso la politica". Lo sottolinea la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova, a margine della riunione del Consiglio Ue a Bruxelles. "Perché - continua - potrai anche vincere la causa, ma il rischio è che avrai 20mila persone, che significa 20mila famiglie, con famiglie monoreddito. Di fronte a quello devi assumerti delle responsabilità, anche se avrai qualche contestazione".

Ministro Speranza, non consentiremo chiusura
"Dentro quel contratto ci sono tutte le condizioni per poter continuare e l'azienda non ha il diritto a recedere. Nella riunione con ArcelorMittal il governo ha detto 'se il punto è l'immunità tra due ore c'e' di nuovo', lì è venuto fuori che il punto per loro era licenziare 5 mila operai. Questo governo non consentirà' la chiusura di questa acciaieria". 

Presidio delle aziende dell'indotto a Taranto
Diversi mezzi pesanti si sono intanto schierati davanti alle portineria dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto in segno di protesta per i crediti vantati in generale dalle aziende dell'indotto (non solo dagli autotrasportatori) nei confronti dei gestori di ArcelorMittal. Secondo quanto si apprende al presidio sono arrivati e arriveranno anche da fuori regione. Sul posto sono arrivati il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il presidente della Confindustria Taranto, Antonio Marinaro. Le aziende di autotrasporto dell'indotto ex Ilva aderenti a Sna Casartigiani hanno avviato lo sciopero della categoria con presidio presso la portineria C, varco di ingresso ovest e varco di ingresso merci dello stabilimento siderurgico di Taranto. La mobilitazione, viene spiegato, proseguirà "fino al pagamento di tutte le fatture emesse e avendo rassicurazioni sul futuro con azioni precise da parte del governo italiano a tutela del settore".  

Autotrasportatori: se azienda non paga saltiamo tutti 
"Abbiamo 150 milioni da incassare dallo Stato e ora l'indotto avanza 60-70 milioni da Arecelor.Mittal. Se saltano questi pagamenti, e abbiamo serie preoccupazioni che possano saltare, la gente non ha più futuro. Potete costruire quello che volete, ma noi non ci saremo più, saremo saltati tutti. Oggi c'è questo presidio, domani non so questa gente esasperata cosa ha intenzione di fare". Così Vladimiro Pulpo, capo della sezione autotrasportatori di Confindustria, che partecipa al presidio davanti al siderurgico. 

Emiliano: ArcelorMittal paghi presto 
Il presidente della Regione Puglia ha raggiunto alle 7 di questa mattina Taranto per partecipare al presidio delle imprese e dei lavoratori dell'indotto ex Ilva. "È importante - ha dichiarato - che l'azienda paghi le fatture che sono scoperte perché sono decine e decine di milioni di euro che servono a pagare gli stipendi di questi lavoratori. E servono soprattutto a consentire alla fabbrica di continuare la sua attività. E siccome si sono impegnati a pagare, devono farlo presto, perché ogni azienda ha i suoi termini. Se non lo fanno, noi stiamo studiando un sistema col Presidente del Consiglio affinché la Regione Puglia paghi le fatture al posto di Mittal e poi subentreremo come creditori dell'Ilva. E sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto veramente li perseguiteremo legalmente, ovunque al mondo, perché questo modo di fare non corrisponde all'etica di una grande multinazionale come ArcelorMittal dice di essere".  

Pm Milano indagano anche su fronte tributario
La Procura di Milano indaga anche su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, con un focus sul mancato pagamento dei creditori dell'indotto, nel fascicolo esplorativo aperto sull'addio di ArcelorMittal all'ex Ilva, ancora formalmente a carico di ignoti e senza ipotesi di reato. Filoni questi che si aggiungono a verifiche su presunte appropriazioni indebite di materiale relativo al magazzino di materie prime, su false comunicazioni societarie e al mercato. 

Il Tribunale invita l'azienda a non fermare gli impianti
Claudio Marangoni, il presidente della sezione specializzata in materia d'impresa del tribunale di Milano e che tratterà il procedimento ArcelorMittal-Ilva, ha fissato per il prossimo 27 novembre l'udienza che riguarda il ricorso d'urgenza presentato dai commissari. Nella nota con cui annuncia la fissazione dell'udienza  il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, invita le parti "a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti".

Consiglio di fabbrica: la situazione rischia di implodere 
La situazione "rischia di implodere soprattutto in assenza di risposte chiare da parte di due attori principali quali ArcelorMittal e il Governo". Lo dicono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm dopo il consiglio di fabbrica di oggi a Taranto. "Il  27 novembre è stata fissata, dal Tribunale civile di Milano, la data dell'udienza in cui si pronuncerà in merito alla retrocessione dei rami d'azienda richiesta dalla multinazionale. Bisogna, pertanto, dare risposte certe e immediate a lavoratori e cittadini, ognuno - dicono Fim, Fiom e Uilm - in base alle proprie responsabilità, per garantire il futuro ambientale, occupazionale e produttivo di Taranto".

Veneto, se ex Ilva chiude 7000 imprese a rischio crisi
La metà delle aziende metalmeccaniche venete si approvvigionano di acciaio dall'ex Ilva e una chiusura dello stabilimento di Taranto potrebbe quindi determinare la crisi di circa 7.000 imprese artigiane del Veneto, che danno lavoro ad oltre 27.000 persone. Lo segnala Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato imprese Veneto, spiegando che le imprese finirebbero per pagare l'acciaio tra il 10% e il 20% in più, e ricordando che tra Legnaro e Marghera, in provincia rispettivamente di Padova e Venezia, ci sono circa 100 persone che lavorano per l'ex Ilva e vedono quindi il loro posto messo a rischio.
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