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MONDO

Presidenziali

Argentina, Macri: pronto al dialogo con tutti in vista del ballottaggio

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Mauricio Macri, il candidato di 'Cambiemos' che si è imposto al ballottaggio per le presidenziali argentine, si è detto pronto al dialogo con tutti i leader politici
per discutere possibili apparentamenti al secondo turno del 22 novembre.

"Nella fase in cui si trova l'Argentina si deve essere molto aperti al dialogo con tutti quelli che hanno partecipato a queste elezioni", ha dichiarato Macrì in vista dello storico ballottaggio, il primo in Argentina per le presidenziali. In effetti si sarebbe dovuto svolgere nel 2003 ma prima del secondo turno Carlos Menem si è ritirato concedendo la vittoria a Nestor Kirchner.

Macrì ha ottenuto il 34, 3% contro il 36,8% di Daniel Scioli, il candidato sostenuto dalla presidente uscente Cristina Fernandez de Kirchner, che i sondaggi davano tutti per vincente al primo turno. 

I due candidati quindi si trovano al momento in una situazione di testa a testa in cui potrà rivelarsi decisivo il sostegno di Sergio Massa, il candidato peronista dissidente di "Una Nueva Alternativa", arrivato terzo con il 21,3%.

Intanto, il successo della formazione di centro destra "Cambiemos" è stata confermata anche dal fatto che la sua candidata governatore della provincia di Buenos Aires, Maria Eugenia Vidal, ha sconfitto il candidato 'oficialista' Anibal Fernandez, mettendo così fine a 28 anni di governo peronista della provincia argentina.

"Siamo molto contenti", ha sottolineato il leader di 'Cambiemos' riferendosi all'esito del primo turno delle presidenziali. "Nella politica argentina è in corso un cambiamento trascendentale, assoluto. E' l'inizio di una nuova tappa", ha aggiunto incontrando la stampa Macri, il quale ha tra l'altro chiesto agli elettori che non lo hanno votato di "accompagnarmi" e di "avere fiducia" in vista del ballottaggio. "Siamo all'inizio di un percorso non semplice, ma ce la faremo", ha aggiunto.

E' probabile che di qui al 22 novembre si assista a un cambio di rotta: già ieri sera Scioli, nell'unico commento a caldo, ha sottolineato che se fosse stato per Macri molte aziende oggi nazionalizzate sarebbero rimaste in mani private; ma dà l'impressione che all'interno del peronismo si sia arrivati a una resa dei conti e che una parte del partito - sufficientemente consistente da decidere l'esito del voto - sia disposta all'opposizione pur di liberarsi del clan dei Kirchner.

Qualunque sia l'esito finale, è certo che il nuovo governo sarà costretto - per volontà o per forza - a cambiare l'attuale politica economica. Lo stesso Scioli è di fatto schierato su posizioni assai più centriste rispetto all'attuale capo di Stato, che lo ha designato sì erede politico, ma senza alcun entusiasmo e per mancanza di alternative, marcandolo stretto durante tutta la campagna - e imponendogli il candidato alla vicepresidenza.

In particolare, da nuovo esecutivo ci si aspettano delle misure più favorevoli ai mercati e agli investimenti esteri e, di riflesso, migliori rapporti con gli Stati Uniti e minori legami con il fronte sudamericano più legato al chavismo o alle sue varianti: Venezuela, Bolivia, Paraguay ed Ecuador, ma anche il Brasile, alle prese con una dura recessione come peraltro la stessa Argentina.

Vola intanto la Borsa dopo l'esito del primo turno. I titoli delle banche argentine in rialzo a Wall Street. Gli ADR (American Depositary Receipt) balzano, in quello che è il rialzo maggiore dal 2012. Gli ADR di Banco Macro salgono del 24%, Grupo Galicia del 20,1% e Banco Frances del 17,1%.
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