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MONDO

La sfida delle urne

Argentina oggi al voto per il dopo-Kirchner

Circa 32 milioni di argentini sono chiamati a eleggere il presidente e il vice presidente, a rinnovare metà della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato, e a votare per la prima volta i parlamentari del Mercosur e i governatori di undici province

Daniel Scioli
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Dopo 12 anni, oggi potrebbe chiudersi l'esperienza al potere di Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell'Argentina dal 2007. Sono infatti circa 32 milioni gli argentini chiamati a eleggere il presidente e il vice presidente, a rinnovare metà della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato, e a votare per la prima volta i parlamentari del Mercosur e i governatori di undici province. 

Grande favorito è Daniel Scioli, un peronista moderato del Frente para la Victoria, che rappresenta la continuità con l'attuale governo. Secondo i sondaggi, Scioli, l'attuale governatore della provincia di Buenos Aires, viene dato vincente con il 40% dei voti, seguito dall'oppositore Mauricio Macri della coalizione Cambiemos, ex sindaco di Buenos Aires, fermo al 30, e da Sergio Massa, della coalizione Una, ex capo di gabinetto di Cristina Fernandez dal 2008 al 2009, con il 20%. La vera incognita su cui si stanno interrogando gli analisti è se si arriverà o meno al ballottaggio, previsto per il 22 novembre se nessun candidato raggiungerà il 40% dei voti e un vantaggio di almeno 10 punti sul secondo classificato.

Nel caso di vittoria, è probabile che Scioli dovrà condividere de facto il potere con la presidente uscente, una forza politica formidabile che molti ritengono continuerà ad influenzare da fuori il lavoro della nazione, anche dopo le dimissioni fissate per il 10 dicembre. Qualora invece uno dei due candidati dell'opposizione vincesse, o il conservatore Macri o il centrista Massa, la sfida del futuro sarebbe per loro quella di costruire il consenso su una politica di governo unitaria. In entrambi gli scenari, il futuro inquilino della Casa Rosada dovrà cercare di creare forti alleanze con i governatori provinciali del Paese per costruire una base stabile e un governo solido. 

Cristina, salita al potere nel 2007, ha ereditato la presidenza del suo defunto marito Nestor Kirchner, capo dello Stato dal 2003 al 2007. La Costituzione argentina esclude che possa correre per un terzo mandato consecutivo, ma non che possa concorrere per un terzo mandato dopo aver saltato i prossimi quattro anni. Per molti osservatori di spicco, tra cui la deputata Diana Conti e l'attivista per i diritti umani Estela de Carlotto, Scioli potrebbe essere "un presidente di transizione fino al ritorno di Cristina". Ulteriore riprova di questo è data dal fatto che il compagno di corsa di Scioli, Carlos Zannini, è un membro della cerchia ristretta della Fernandez e attualmente lavora come suo consulente giuridico e tecnico. 

Il governo della Kirchner è stato segnato da grandi manovre come l'introduzione dell'assegno familiare, la copertura pensionistica diventata quasi universale, la ripresa delle trattative salariali, il processo ai militari colpevoli della violazioni dei diritti umani durante la dittatura (1976-1983), l'approvazione di leggi come il matrimonio gay. Oltre a una miscela di clientelismo e populismo, grandi anche gli scandali, però: primo fra tutti la morte del procuratore federale Alberto Nisman nel suo appartamento di Buenos Aires nel giorno in cui avrebbe dovuto presentare a una Commissione parlamentare la sua inchiesta sulla presidente e alcuni membri dello staff. Nisman stava indagando da tempo sull'attentato a un centro ebraico di Buenos Aires avvenuto nel 1994, nel quale erano morte 85 persone e ne erano rimaste ferite almeno 200.

Il procuratore aveva accusato Cristina Kirchner, il ministro degli Esteri e altri funzionari del governo di avere cospirato per insabbiare l'indagine che si sarebbe dovuta occupare del coinvolgimento dell'Iran nell'attacco, in modo da migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con l'Iran per ottenere forniture di petrolio a prezzi più vantaggiosi e attenuare così i problemi dovuti alla crisi energetica in Argentina. Il piano alla fine non sarebbe stato comunque realizzato. Cristina Fernandez non è mai stata accusata formalmente per la morte di Nismar ma sulla sua figura sono calate grosse ombre.
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