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MONDO

Il sindaco di Buenos Aires, Macri, favorito sul governativo Scioli

Argentina, urne aperte per il ballottaggio delle presidenziali

I due candidati Scioli e Macri
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Urne aperte in Argentina dalle 12 di oggi (ora italiana) per il secondo turno nelle presidenziali per il dopo Kirchner. Si tratta del primo ballottaggio della storia argentina.

Dopo il primo turno, il 25 ottobre, circa 32 milioni di elettori sono chiamati a scegliere tra il moderato Mauricio Macri, candidato della coalizione di opposizione 'Cambiamo' e favorito nei sondaggi, e il peronista Daniel Scioli, del partito di governo 'Fronte per la Vittoria'. Più di 100mila soldati delle forze di sicurezza argentine sono stati schierati per garantire l'ordine e la sicurezza nei 13.880 seggi elettorali.

Il nuovo presidente metterà fine a 12 anni di era della famiglia Kirchner, dopo i due mandati di Cristina Fernandez de Kirchner, succeduta al marito Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, presidente dal 2003 al 2007. La Kirchner, infatti, per legge non si è potuta presentare per un terzo mandato consecutivo.

I sondaggi dell'ultima ora mostrano in testa Macri, dopo che il 56enne sindaco di Buenos Aires è arrivato secondo al primo turno costringendo al ballottaggio Scioli che, all'inizio della campagna elettorale, aveva un vantaggio di 10 punti. Le urne chiuderanno alle 18 ora locale. 

Scioli questa mattina si è detto ottimista per i risultati del ballottaggio e ha invitato gli argentini a "votare secondo coscienza, come ha detto Papa Francesco". "Si tratta di una giornata storica", ha ribadito il candidato peronista esprimendo grande fiducia nel popolo argentino. Scioli ha votato con la moglie, Karina Rabolini, e la figlia Lorena, in una scuola nella località di Tigre.

Accompagnato dalla moglie, l'imprenditrice Juliana Awada, il rivale Macri ha votato in una scuola di Buenos Aires. Oggi è "una giornata storica che darà il via a una nuova tappa in Argentina", ha dichiarato definendosi "felice ma calmo". "Domani, qualunque cosa accada, saremo tutti insieme", ha aggiunto parlando alla folla di sostenitori presenti davanti alla scuola. Il vincitore si insedierà alla Casa Rosada, sede del potere esecutivo e della Presidenza, il 10 dicembre.

Quale che sia l'esito finale, è certo che il nuovo governo sarà costretto - per volontà o per forza - a cambiare l'attuale politica economica: lo stesso Scioli è di fatto schierato su posizioni assai più centriste rispetto all'attuale capo di Stato, che lo ha designato sì erede politico, ma senza alcun entusiasmo e per mancanza di alternative, marcandolo stretto durante tutta la campagna - e imponendogli il candidato alla vicepresidenza.

In particolare, dal nuovo esecutivo ci si aspettano delle misure più favorevoli ai mercati e agli investimenti esteri e, di riflesso, migliori rapporti con gli Stati Uniti e minori legami con il fronte sudamericano più legato al chavismo o alle sue varianti: Venezuela, Bolivia, Paraguay ed Ecuador, ma anche il Brasile, alle prese con una dura recessione come peraltro la stessa Argentina.
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