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MONDO

La curiosità

Argentina: consolato italiano a Ushuaia, nel punto più a sud del mondo

Lo ha annunciato l'ambasciatore Manzo, sarà nella Terra del Fuoco

Veduta di Ushuaia (Ansa)
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"L'Italia è vicina ai suoi cittadini anche a 13.000 chilometri di distanza, e per questo presto tornerà in funzione una nostra Agenzia Consolare Onoraria ad Ushuaia", la città argentina più australe del mondo.

Lo ha annunciato l'ambasciatore a Buenos Aires, Giuseppe Manzo, in un incontro con i rappresentanti della comunità italiana nellaTerra del Fuoco. Il nuovo organismo servirà ad "assistere i nostri connazionali che viaggiano nell'estremo sud dell'Argentina, ed anche per promuovere cultura, lingua e commercio italiani in una regione ricca di opportunità per le nostre imprese", ha spiegato.

La comunità italiana abita la Terra del Fuoco, la provincia più meridionale argentina, da oltre 100 anni. Si tratta di oltre1.500 persone, fra medici, insegnanti, architetti, ricercatori, amministratori pubblici. E ad essa si aggiungono ogni anno tanti turisti italiani attratti da questa "terra alla fine del mondo". Gli italiani qui residenti ancora oggi, per accedere ai servizi consolari (certificati, passaporti, autentiche, permessi di navigazione), devono rivolgersi al consolato italiano a Bahía Blanca, distante 2.400 chilometri: una difficoltà che sarà cancellata dall'entrata in funzione del nuovo consolato onorario.

Il ruolo italiano nella ricostruzione
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1948 l'imprenditore bolognese Carlo Borsari si aggiudicò l'appalto per la ricostruzione della città, che il governo peronista voleva salvare dall'abbandono dopo la chiusura della colonia penale. Il progetto argentino di Borsari coinvolse emigranti italiani arruolandoli come manodopera. La prima nave salpata da Genova il 26 settembre 1948, con a bordo 650 tra operai, tecnici, architetti, ingegneri e manovali, raggiunse la Terra del Fuoco alla fine di ottobre. In seguito arrivarono mogli e figli che portarono il numero di italiani a superare i 2.000. La maggior parte di loro rientrò in Italia a progetto finito, due anni dopo.
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