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MONDO

Il 27 ottobre il paese al voto con Mauricio Macri sfavorito

Argentina, un paese sempre più in crisi. Rischio emergenza sanitaria

Continuano a salire l'inflazione (54%) e la disoccupazione (+10%)

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L'Argentina è in crisi. E ora il paese rischia seriamente lo stato di emergenza alimentare. La Camera bassa del Parlamento ha approvato con 222 voti a favore e nessuno contrario una proposta di legge per rafforzare gli interventi a tutela delle categorie più vulnerabili. Il testo prevede un aumento del 50% dei fondi destinati a programmi per la nutrizione già per il prossimo anno. Se il voto passerà al Senato l'emergenza alimentare rimarrà in vigore fino al 2022. 

Lo scorso mercoledì 11 settembre migliaia di manifestanti, insieme ai sindacati, hanno occupato la via principale della capitale Buenos Aires (9 di luglio, in nome dell'indipendenza del 1816) chiedendo l'emergenza alimentare con un tasso di povertà che sta raggiungendo il 30%. Nel mese di agosto l'inflazione, rispetto a luglio, è cresciuta del 4%. Il peso argentino sta vivendo una grande svalutazione in base al dollaro dopo le elezioni primarie di un mese fa, dove il presidente Mauricio Macri subì una brutta sconfitta, lasciando campo ad Alberto Fernández che propose come candidata vicepresidente Cristina Kirchner, ex presidente del paese dal 2007 al 2015.

Paese a rischio bancarotta
Nel 2015 Macri aveva vinto promettendo che avrebbe rivoluzionato la politica del suo paese e fatto ripartire l’economia aprendo ai mercati internazionali, ma questo non sta avvenendo. L'impatto più grosso dell'inflazione sta colpendo soprattutto i beni alimentari e medicinali. L'Argentina sta vivendo una retrazione economica con grosse perdite nella produzione industriale (-10,6% nel primo quadrimestre) e nel mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione ha superato la soglia del 10%. 
 
Il governo argentino ha anche imposto una serie di controlli sulla circolazione dei capitali per cercare di tenere sotto controllo l’inflazione, che ha raggiunto il 54%, ed evitare una nuova bancarotta del paese, colpito duramente tra il 1999 e il 2002. In sostanza, gli argentini non potranno più cambiare liberamente la moneta nazionale in valuta estera mentre sono stati imposti limiti alla possibilità di trasferire fondi al di fuori del paese.

Come se non bastasse, dopo le pesantissime ripercussioni finanziarie, nel mese di agosto il ministro dell'Economia, Nicolas Dujovne, ha annunciato le proprie dimissioni, facendo spazio a Hernan Lacunza. 

Il continuo peggioramento ha spinto il governo di Buenos Aires a chiedere al Fondo monetario Internazionale di avviare dei negoziati per riprogrammare e spostare le scadenze di restituzione del credito: lo scorso anno, il governo dell’Argentina aveva ottenuto dall’FMI un prestito per sostenere l’economia del paese pari a 57,1 miliardi di dollari e dovrebbe restituirlo tra il 2022 e il 2023. 

A fine 2018 il debito era pari all’86% del Pil, ma l’enorme problema è che gran parte del debito argentino (circa l’80%) è in dollari. Il crollo del peso in continua evoluzione rende quindi costosissimo ripagarlo. Tutto questo in un contesto di campagna elettorale, con le elezioni presidenziali del 27 ottobre che si avvicinano.
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