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CULTURA

La ricorrenza

"Arrendersi o perire!" 25 aprile, il giorno in cui l'Italia liberò se stessa

All'indomani dell'8 settembre inizia, nel nostro Paese, la guerra di Liberazione. Una guerra che si combatterà per quasi due anni, sino alla resa dei nazifascisti nella primavera del '45

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di Emilio Fuccillo Sono le 8 del mattino del 25 aprile del 1945 quando la radio diffonde il proclama del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia che ordina l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti: "Arrendersi o perire", questo è il proclama e la scelta che viene lasciata alle truppe tedesche e ai repubblichini. In meno di una settimana, il 1 maggio, tutta l’Italia settentrionale sarà liberata. In alcuni casi prima dell’arrivo delle truppe alleate che nell’estate del ’43 hanno cominciato la loro liberazione sbarcando in Sicilia.
 
Nonostante il 25 aprile sia comunemente considerato il punto finale, per l’Italia, della seconda guerra mondiale, la fine reale del conflitto arriverà solo il 3 maggio con la resa delle truppe nazifasciste. E nonostante segnino i fatti del 25 aprile un punto di svolta, quello dell’insurrezione generale contro l’occupante, è la Liberazione italiana un percorso lungo che trova le sue origini, limitandosi al periodo bellico, almeno nei primi mesi del ’43.
 
E’ infatti quello è l’anno in cui le sconfitte delle truppe dell’Asse diverranno sempre più numerose e decisive, ed è quello l’anno in cui, dopo l’8 settembre, gli italiani prenderanno per la prima volta le armi per cacciare i nazifascisti.
 
L’anno decisivo: il 1943
E’ il febbraio di quell’anno decisivo per la nostra storia che il comando di stato maggiore italiano passa dal generale Cavallero al generale Ambrosio. Ed è il mese dopo, il 1° marzo, quando nel nostro Paese viene ridotta del 25% l’erogazione dell’energia elettrica per l’illuminazione pubblica. Primi, evidenti segni di una disfatta militare che sta maturando. E infatti, puntuale, a maggio le truppe italiane in Africa si arrendono e Mussolini promette, dal solito balcone di piazza Venezia: “In Africa torneremo”. Gli eventi, per le truppe nazifasciste e per il regime italiano, precipitano rapidamente: il 24 giugno il Duce detta le disposizioni in caso di sbarco nemico; il 1 luglio il vicepresidente romeno, in visita a Roma, invita Mussolini a lasciare l’Asse, inascoltato. Ed è il 9 luglio il giorno in cui gli angloamericani sbarcano in Sicilia e, in due settimane, Mussolini è deposto e arrestato. E’ infatti il 25 luglio che il Duce viene informato che sarà sostituito a capo del governo dal generale Badoglio e posto in arresto al termine dell'udienza con il Re. Un mese e mezzo dopo, l’8 settembre, verrà reso noto l’armistizio firmato da Badoglio con gli alleati e comincerà la lotta di resistenza italiana.
 
La fine della guerra
Nei primi mesi del 1945 i partigiani che combattono contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò nell’Italia settentrionale sono diverse decine di migliaia di persone, abbastanza bene organizzate dal punto di vista militare. Il 10 aprile il Partito Comunista fa arrivare a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto e che dipendevano da esso la “Direttiva n. 16″, in cui si annuncia che è giunta l’ora di “scatenare l’attacco definitivo”; il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti) emana simili istruzioni di insurrezione generale. I partigiani iniziano quindi una serie di attacchi verso i centri urbani. Bologna venne attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.
 
Il 24 aprile gli alleati superano il Po, e il 25 aprile 1945 i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciano a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si è ribellata e iniziano ad arrivare i partigiani con un coordinamento pianificato. A Milano viene proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Le fabbriche vengono occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera viene usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandona Milano per dirigersi verso Como (verrà catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile). Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tiene a Milano il 28 aprile. Gli americani arrivano nella città il 1° maggio.
 
A San Francisco nascono le Nazioni Unite
Dall’altra parte dell’oceano, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a San Francisco, quello stesso 25 aprile è in programma l’incontro tra i rappresentanti di 50 nazioni. Ad aprire l’evento internazionale è il presidente americano Truman, in carica da appena 13 giorni. Il suo discorso inizia così: “Il problema che dobbiamo affrontare qui consiste sostanzialmente nell’istituire un’organizzazione efficiente, per la soluzione delle contese tra le nazioni. Non possiamo più permettere che alcuna nazione o gruppo di nazioni cerchi di affermare le sue pretese con le bombe o con le baionette”. Sta parlando delle Nazioni Unite, che stanno per nascere.
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