CULTURA

Banca del tempo: una risposta alla crisi

Lezione di computer in cambio di una sciarpa fatta a mano, un massaggio shiatsu al posto di una riparazione in casa, conversazione in inglese per lezioni di scacchi. Una banca, senza circolazione di moneta, per restituire alle persone il senso di appartenenza ad una comunità

Condividi
di Maria Vittoria De Matteis
Un terzo degli italiani non ha mai tempo e più della metà ne vorrebbe di più per sé. Oggi il tempo è denaro ed è considerato come un vero “bene di lusso”: per avere 2 ore in più in una giornata gli italiani rinuncerebbero a una bella automobile, a un gioiello o a uno smartphone di ultima generazione.

Il tempo è prezioso e ha lo stesso valore per tutti, e non tutti sanno che barattare utilmente il proprio tempo si può. Da anni, esponenti (prevalentemente femminili) delle istituzioni locali hanno introdotto progetti di gestione dei tempi urbani tendenti a rendere più flessibili gli orari degli uffici pubblici, degli esercizi commerciali, dei musei; intorno alla metà degli anni ’90, diverse città hanno così adottato piani dei tempi e degli orari. In quest’ottica si inquadra anche la diffusione delle Banche del Tempo, che ha avuto inizio nel 1996 da un progetto pilota di Roma Capitale. Mentre la tendenza prevalente è quella di subire la flessibilità, adattando le esigenze delle persone a quelle della produzione economica, le donne in particolare si sono poste come soggetto critico, rivendicando una flessibilità declinata come autogestione dei tempi di vita. Basta avere pazienza, un gruppetto di persone, locali messi a disposizione - possibilmente - dal Municipio e una connessione internet. Creando uno Statuto ed un Regolamento che abbiano come regola di base lo scambio. Per diventare correntisti basta iscriversi su http://www.associazionenazionalebdt.it/. Sinonimo di reciproca convenienza, la solidarietà che circola nella Btd non è a senso unico, a differenza del volontariato. Il tempo è scambiato in ore e l’ora è di 60 minuti per tutti, indipendentemente dalla professione, dalla classe sociale di appartenenza o dalle condizioni economiche delle singole persone. Insomma, un egualitarismo pressoché perfetto.

Le Bdt inoltre sono luoghi di socializzazione, che favoriscono la messa in comune di conoscenze e saperi. Qui si soddisfano bisogni materiali (legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e delle famiglie) e immateriali (il bisogno di compagnia e di allargare amicizie): ogni secondo lunedì del mese alla Bdt di Milano, per esempio, tutti gli iscritti portano qualcosa e festeggiano insieme. Senza fretta.
Condividi