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ECONOMIA

Stabilità finanziaria

Banca d'Italia, sulla norma del bail-in c'è stata troppa fretta. Rischio perdita fiducia banche

Per Barbagallo, responsabile vigilanza di Via Nazionale, la norma sul bail-in assenza dell'apporto di capitali da investitori professionali è di fatto inapplicabile 

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di Tiziana Di Giovannandrea L'entrata in vigore del bail-in nel 2016, la norma che prevede la possibilità di risolvere, nel caso di crisi bancarie, la soluzione interna della crisi in virtù dell'apporto di azionisti, obbligazioni e correntisti "è stata affrettata". Lo afferma Carmelo Barbagallo, responsabile della vigilanza della Banca d'Italia.

Il rischio è quello di minare la fiducia nelle banche e generare instabilità nel sistema. 

La critica espressa dal capo della vigilanza della Banca d'Italia ha evidenziato i limiti di gestione nel caso di crisi bancarie.

Secondo Barbagallo nel 2016, all'entrata in vigore della norma sul bail-in, mancava un presupposto fondamentale di funzionamento: "Ossia la costituzione da parte delle banche di una dotazione di passività idonee ad essere assoggettate a riduzione o conversione in nuovo capitale nell'ambito della procedura di risoluzione, preferibilmente detenute da investitori professionali consapevoli delle possibili conseguenze in caso di dissesto".

Per Carmelo Barbagallo "in assenza di questa condizione, il bail-in è pressoché inapplicabile e rischia di minare la fiducia nelle banche e generare instabilità". La situazione è destinata a perdurare "perché la piena entrata a regime del Mrel è fissata al 2024".

Il dirigente di Via Nazionale ha evidenziato "i limiti della disciplina di gestione delle crisi" ed auspicato "una maggiore sincronia tra bail-in e Mrel, una più elevata attenzione alle procedure di soluzione delle crisi per le banche medio-piccole e la necessità di riconsiderare l'assimilazione degli interventi alternativi dei fondi di tutela dei depositi agli aiuti di Stato". Il requisito del Mrel è un vincolo introdotto sul passivo della banche, cioé un requisito minimo delle passività ammissibili e l'intento è quello di assicurare, che in caso di risoluzione, la banca abbia le risorse necessarie per assorbire le perdite e ricostituire il capitale (n.d.r.).

Secondo il dirigente di Palazzo Koch, in generale, "il processo di riforma delle regole post crisi finanziaria ha indubbiamente avuto meriti significativi, ma ha, al contempo, mostrato ampie aree di miglioramento, sulle quali sarebbe auspicabile una riflessione aperta al confronto internazionale, che attribuisca valenza prioritaria alla stabilità finanziaria e alla crescita economica".

Per Barbagallo, "il processo di rafforzamento patrimoniale ha presumibilmente contribuito a frenare, nel nostro Paese, la ripresa del credito bancario a famiglie e imprese; il minor credito bancario", ha detto, "non è stato tuttavia ancora adeguatamente sostituito da forme alternative di finanziamento, come sarebbe auspicabile al fine di conseguire un sistema finanziario maggiormente diversificato".
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