MONDO

Brasile

Battisti brinda e torna a casa. Il caso è nelle mani di Temer

Un boccale di birra e un sorriso ironico rivolto ai reporter. Si affievoliscono le speranze dell'Italia di riaverlo subito. Il presidente brasiliano ha a che fare con il dossier internazionale più scottante di questi tempi. Violante: è un killer, deve scontare la pena in Italia

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Cesare Battisti ieri è potuto tornare a casa sul lungomare di San Paolo grazie al provvedimento di libertà provvisoria concessogli dal giudice d'appello, José Marcos Lunardelli, che ha accolto la richiesta di 'habeas corpus' avanzata dagli avvocati di Battisti, arrestato mercoledì scorso al confine con la Bolivia per sospetto traffico di valuta e riciclaggio. Battisti non potrà lasciare la zona in cui è residente senza autorizzazione della giustizia e dovrà presentarsi ogni mese in tribunale. Nel motivare la sua decisione, Lunardelli ha sottolineato che non esistono prove di traffico di valuta, né di riciclaggio e che il suo arresto ha rappresentato una "limitazione illegale della libertà di movimento".

Brindisi con birra in aeroporto
Tornato in libertà, Battisti è così subito partito dall'aeroporto internazionale di Campo Grande in direzione San Paolo. Prima di imbarcarsi sull'aereo, hanno raccontato i giornalisti presenti, era di buon umore, ha sorriso varie volte, letto il giornale e bevuto diversi bicchieri di birra. Poi, con gesto ironico, ha fatto un brindisi in direzione dei fotografi.

Il dilemma di Michel Temer
L'estradizione chiesta dall'Italia è ora una questione tutta nelle mani del presidente brasiliano. Temer ha a che fare con uno dei dossier internazionali più scottanti di questi tempi.  Una possibilità - scrive il quotidiano Estado de S.Paulo - è che annulli l'asilo politico concesso all'ex terrorista nel 2010 dall'allora presidente, Luiz Inacio Lula da Silva. Lula ribaltò la decisione della Corte Suprema, affermando così la supremazia della politica sulla magistratura. Temer potrebbe fare la stessa cosa. Qual è quindi il problema? Perché Temer tarda a prendere una decisione?  Il presidente brasiliano è coinvolto direttamente nel ciclone degli scandali di corruzione che stanno investendo la politica nazionale e nei prossimi giorni il Parlamento dovrà decidere su una seconda denuncia piovuta contro di lui. Il suo governo, nato dal ribaltone dell’impeachment di Dilma Rousseff, è poi molto impopolare; gli ultimi sondaggi lo danno a meno del 10% dei consensi. E c'è da considerare lo sciovinismo presente da sempre nella politica estera brasiliana, ovvero la tendenza a far quadrato rispetto alle esigenze di altri Paesi per quanto legittime.

Il governo italiano ha fatto e sta facendo, intanto, tutte le pressioni del caso; un lavoro costante, svolto senza alzare troppo la voce, e che si ritiene non sia stato affatto compromesso dal rilascio di Battisti. 

Violante: è un killer, deve scontare la pena in Italia
"Cesare Battisti è stato, e resta, un assassino, ora deve scontare la pena. Il nostro Paese non si salva se non cominciamo a riflettere su una società dei doveri e delle responsabilità". Lo afferma Luciano Violante, ex magistrato antiterrorismo ed ex presidente della Camera, intervistato dal Corriere della Sera. "Credo che il rifiuto all'estradizione si basi sul fatto che l'ergastolo in Brasile non è previsto. Ma penso che lo Stato italiano si possa impegnare a non fargli scontare più della pena massima di 30 anni", dice. "Il terrorismo da noi è stato sconfitto. Politico o meno, è un assassino. E non è che essere o essere stato terrorista sia una giustificazione di per sé. Sarebbe ridicolo", aggiunge.

"C'è una parte della tradizione francese, un certo bovarismo, secondo la quale tutto ciò che appare frutto della libertà e dell'antagonismo va giustificato. Non è così. E se avessero vinto i terroristi non so se avrebbero avuto lo stesso tipo di atteggiamento nei nostri confronti". "L'anomalia sta nel fatto che sia sempre riuscito a scappare. Nella sua capacità di fuga. È un latitante professionista. Certamente ha goduto di protezioni, non so quali. Ma ora deve essere riconsegnato al nostro Paese".

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