Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Berlinale-ritirato-film-di-Zhang-Yimou-l-ombra-della-censura-cinese-5121e9ae-7b96-4fe1-99a0-35fa12f5ee4b.html | rainews/live/ | true
SPETTACOLO

Cinema

Berlinale: ritirato film di Zhang Yimou, l'ombra della censura cinese

Con "One Second", una lettura "scomoda" della Rivoluzione culturale maoista

Condividi
Sulla Berlinale si è allargata l'ombra della censura cinese. Un sospetto che al più importante festival cinematografico della Germania si è fatto strada quando si è diffusa la notizia che "One Second", il nuovo film di Zhang Yimou, uno dei maestri del cinema contemporaneo, è stato ritirato dalla competizione. E questo con il concorso già in pieno svolgimento. "Motivi tecnici", secondo la produzione, forse problemi nella post-produzione. Il comunicato sul sito ufficale di "One Second" è scarno ed enigmatico: "Al film non è permesso di essere proiettato per motivi tecnici. Ci scusiamo".

Il problema, si fa notare a Berlino, è che l'ultima opera di Zhang Yimou - il venerato cineasta di "Lanterne Rosse" e "Hero" - parla della "grande rivoluzione culturale" avviata nel 1966 da Mao. Un tema tabù, anche e forse soprattutto nella Cina di Xi Jinping. "Un problema tecnico risolve tutti i problemi", commenta qualcuno su Sina Weibo, il Twitter cinese. C'è da dire che il normale percorso di un film è tortuoso, nella Repubblica popolare cinese: le pellicola passano un primo controllo di Stato obbligatorio per legge, a cui si deve aggiungere un permesso speciale, il cosiddetto "Sigillo del drago", quando l'opera è destinata all'estero, un via libera che viene emesso nientemeno che dal settore propaganda del Partito. In gioco c'è, in caso di violazione, il divieto di esercitare la professione di regista e sanzioni pecuniarie.

Come fa notare la Zeit, se "One Second" si fosse visto alla Berlinale, si sarebbe chiuso un cerchio: nel 1988 l'esordio di Zhang Yimou, "Sorgo Rosso", vinse l'Orso d'oro, quasi a segnare l'inizio della 'nouvelle vague' cinese, "che guardava in maniera critica al presente e alla storia della Cina", come ricorda il giornale tedesco. Zhang diventò uno dei più celebrati registi del globo, con film come "Lanterne Rosse" (Leone d'argento a Venezia nel 1991 e candidato all'Oscar nel 1992), "La Storia di Qiu Ju" (Leone d'oro a Venezia nel '92 e Coppa Volpi a Gong Li come migliore attrice), "Vivere!" (Gran premio della giuria e premio per il migliore attore a Ge You, Cannes 1994), "Non uno di meno" (secondo Leone d'oro a Venezia nel 1999) e "La strada verso casa" (Orso d'argento, Gran premio della giuria a Berlino 2000). Bel paradosso: nel mondo i film di Zhang venivano celebrati, in patria spesso erano proibiti. Questo finché il cineasta non cambiò registro, con film di cappa e spada cinesi come "Hero" (candidato all'Oscar nel 2003) e "La Foresta dei pugnali volanti", fino ad essere scelto come regista della cerimonia di apertura e di chiusura dei Giochi olimpici a Pechino nel 2008.

Se prima sembrava pace fatta tra la Città proibita e il regista di "Lanterne Rosse", ora sono in molti a pensare che l'aver toccato un tema-tabù della storia cinese certamente non possa esser piaciuto alle alte sfere di Pechino. Le scarne anticipazioni dicono che il film narra le peripezie di un prigioniero appassionato di cinema in fuga da un campo di lavoro, all'epoca - appunto - della Rivoluzione culturale, lanciata da Mao nel 1966. Fu uno dei momenti più oscuri della storia cinese, con le sue persecuzioni religiose, la "rieducazione" coatta, le carcerazioni e le uccisioni. Un periodo successivamente condannato da Pechino come un disastro sociale ed economico, "ma sul quale le autorità rimangono decisamente sensibili", chiosa Variety. C'è da dire che lo stesso Zhang Yimou, da giovane, fu in vittima della Rivoluzione culturale, obbligato a lavorare all'inizio sui campi, poi in una fabbrica tessila, prima di potersi dedicare al cinema nella Beijing Film Academy di Pechino, riaperta grazie alle riforme di Deng Xiaoping.

C'è chi fa notare che "One Second" non è l'unica pellicola che scompare dal programma della Berlinale: quattro giorni prima dell'inizio del festival è stato ritirato anche "Better Days" di Derek Tsang, coproduzione Hong Kong e Cina. Motivazione addotta: non è pronto.

Intanto, la rassegna si avvia alla conclusione: sabato la proclamazione dell'Orso d'oro della 69a edizione, l'ultima dell'era Kosslick. La 70a si svolgerà dal 20 febbraio al 1° marzo 2020, diretta dall'italiano Carlo Chatrian, già direttore del Festival di Locarno.
Condividi