POLITICA

Montecitorio

Stallo biotestamento alla Camera, la Cei critica le assenze

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Stallo alla Camera per il disegno di legge sul biotestamento. Dopo l'avvio della discussione generale ieri a Montecitorio, il testo è stato accantonato per 'lasciare spazio' al decreto sicurezza. E non è detto che il provvedimento torni all'esame dei deputati la settimana prossima perché ad incombere c'è l'approvazione del decreto terremoto che ha la precedenza. Ma la pausa forzata dei lavori non contribuisce a smorzare le polemiche sia sul provvedimento, che sulla presenza (scarsa) dei parlamentari ieri nel corso del dibattito generale. Una fotografia dell'emiciclo criticata anche dalla Cei: "Su un argomento così delicato, che interessa così tante persone e sul quale ci sono così tante attese, dispiace aver visto che purtroppo nell'Aula ieri c'erano così poche persone", osserva il segretario generale della Conferenza episcopale Nunzio Galantino.

Per il momento l'unico dato certo è che con il contingentamento dei tempi da fine mese comunque il ddl dovrà iniziare seriamente il suo iter in Aula. E se i capigruppo di Ap e Fi hanno già chiesto alla presidente Boldrini di prevedere una tempistica più lunga per l'esame di un testo che riguarda un tema sensibile, il provvedimento rischia di dividere non solo la maggioranza ma anche esponenti dello stesso partito. I gruppi di Ala e Forza Italia hanno già fatto sapere che lasceranno ai propri parlamentari libertà di coscienza sul voto, ma negli altri partiti il testo crea comunque delle polemiche: "Tanto valeva fare la legge sull'eutanasia", attacca il dem Giuseppe Fioroni che ribadisce la sua contrarietà perché "non si può accettare di far morire di fame e di sete". Di tutt'altro avviso il capogruppo di Mpd Giuseppe Laforgia che parla di "legge di civiltà". Le critiche espresse da Fioroni sono le stesse su cui il fronte "cattolico" cercherà nei prossimi giorni di trovare una mediazione. A farsi portavoce della richiesta è Gianluigi Gigli capogruppo di Des in commissione Affari costituzionali, nonché presidente del Movimento per la Vita. Le richieste di modifica ruotano intorno a tre cardini: Il primo punto consiste nel "precisare meglio a chi si applica la possibilità di rifiutare le cure, compresa l'idratazione e la nutrizione". Il secondo aspetto riguarda la posizione dei medici mentre il terzo aspetto infine è sulle strutture ospedaliere cattoliche: la proposta di legge afferma che "ogni azienda sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione". "Questo - osserva Gigli - implica che gli ospedali cattolici sono obbligati ad applicare questa legge, e questo risulta problematico per la vocazione di queste strutture". Gigli indica poi un ultimo aspetto che riguarda il consenso informato, "escludendo che vi siano condizionamenti legati alla patologia (per esempio la depressione) o alla famiglia o ad altri aspetti esterni".

Ma prima di entrare nel merito del testo, a tenere banco sono le polemiche per la presenza ridottissima (20 deputati) ieri in Aula. Una pioggia di critiche a cui replica la vicepresidente di Montecitorio Marina Sereni: "Chiunque conosca davvero l'attività della Camera - spiega - sa che tutte le discussioni generali, tutte anche quelle sui provvedimenti più significativi, coinvolgono un numero molto limitato di colleghi che, insieme ai relatori, hanno seguito il provvedimento in commissione e sono stati indicati dai gruppi per prendere la parola in quella fase. Il lavoro nascosto e delicatissimo, di cui molto raramente troviamo traccia sui giornali, è una parte essenziale dell'attività dei deputati".

 
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