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SCIENZA

Ancora problemi nella centrale nucleare devastata

Bloccato l'impianto di decontaminazione di Fukushima

A tre anni dal disastro, le procedure di decontaminazione funzionano a singhiozzo

A tre anni dall'incidente, a Fukushima ancora problemi
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di Stefano Lamorgese Gli addetti alla decontaminazione dell'acqua radioattiva nella centrale nucleare di Fukushima - devastata dal terremoto-maremoto dell'11 Marzo 2011 - hanno dovuto spegnere un impianto molto importante nel processo a causa di una serie di ripetuti malfunzionamenti.

Il sistema si chiama ALPS (Advanced Liquid Processing System) e gli uomini della TEPCO (Tokyo Electric Power) hanno preso la difficile decisione dopo aver rilevato elevati livelli di contaminazione sugli operai che vi lavoravano.

Dall'impianto sarebbero fuoriusciti circa 8 litri di acqua altamente radioattiva, utilizzata per il raffreddamento del reattore, che sarebbe stata in seguito ricuperata. Ma dopo aver contaminato gli operai.

La sospensione dei lavori - questo il fatto più notevole - è avvenuta ad appena sei ore dalla riaccensione del sistema, che mostra evidenti difetti di progettazione, ora all'esame degli esperti della Tepco.

A che punto siamo con la decontaminazione?
Come sempre succede, quando un disastro colpisce strutture strategiche che coinvolgono interessi militari e industriali, la trasparenza è un miraggio. Pertanto è difficile stabilire quanta verità ci sia dietro ai comunicati ufficiali dei soggetti coinvolti.

Di certo c'è solo che nell'impianto di Fukushima Dai-ichi, per ammissione della stessa Tepco, ci sono ancora 436 mila metri cubi d'acqua radioattiva, custoditi in circa 1200 contenitori. Si tratta, approssimativamente, di più di 400 milioni di litri. Se la perdita di soli 8 litri è stata sufficiente a fermare tutto, la prospettiva, eufemisticamente, è molto preoccupante per l'efficacia dell'intervento di decontaminazione.
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