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MONDO

Bowe Bergdahl, il soldato disertore che parlava ai talebani

Il sergente statunitense Bowe Bergdahl è tornato a casa dopo cinque anni di prigionia in mano ai talebani

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Roma Lo hanno filmato durante il rilascio. Il sergente statunitense Bowe Bergdahl è tornato a casa dopo cinque anni di prigionia in mano ai talebani, passati tra le montagne del Pakistan e dell’Afghanistan. Vestito come i guerriglieri che lo avevano rapito, lo sguardo sereno e il fisico provato, Bergdhal è stato ripreso dai suoi  rapitori al momento della liberazione, mentre veniva fatto scendere da un pick up e caricato su un elicottero statunitense Black Hawk.

Lo scambio è avvenuto nel distretto di Ali Sher, nella provincia di Khost, al confine con il Pakistan. Il soldato statunitense ha 28 anni oggi: ne aveva 23 al momento del rapimento. Era l’unico soldato americano nelle mani dei talebani. Per averlo indietro il presidente statunitense Barack Obama ha accettato uno scambio di prigionieri, autorizzando il rilascio di cinque leader talebani detenuti nel carcere di Guantanamo. La mediazione è stata portata avanti dal Qatar, con l’impegno che i cinque detenuti rilasciati non lasceranno l’Afghanistan almeno per il prossimo anno.

La vicenda però ha causato molto scalpore negli Stati Uniti. I membri Repubblicani del Congresso Usa hanno accusato il presidente Obama di aver trattato con i terroristi e di mettere in questo modo a repentaglio le vite di chissà quanti altri cittadini statunitensi. Da parte sua il Presidente Obama si è difeso richiamando il dovere morale di non abbandonare i soldati statunitensi nel mondo e parlando di uno scambio di prigionieri di guerra piuttosto che di un accordo con i terroristi.

Ma la storia del sergente Bergdahl è piuttosto singolare. In questi cinque anni di prigionia il sergente ha imparato le lingue dei propri carcerieri, il pashtu e l’urdu. Il padre Robert, che in questi anni non ha mai smesso di lottare per la liberazione del figlio, si è fatto crescere la barba per rendere meno traumatico il rientro del figlio a casa. Ha anche imparato i rudimenti del pashtu: secondo quanto ha dichiarato al momento dell’annuncio della liberazione infatti, suo figlio avrebbe difficoltà a parlare in inglese dopo tanti anni di così stretta vicinanza con i guerriglieri.

Bowe Bergdahl era stato rapito il 30 giugno del 2009, circa due mesi dopo il suo arrivo in Afghanistan. Secondo alcuni suoi colleghi si sarebbe allontanato volontariamente dalla propria unità senza aver ottenuto alcuna autorizzazione. Secondo il Rolling Stones Magazine inoltre questo gesto sarebbe stato causato da una crescente insofferenza nei confronti dell’esercito statunitense, una tesi documentata da alcune mail inviate dal sergente al padre pochi giorni prima della scomparsa. Rientrato in patria, ora il sergente Bergdahl rischia di dover affrontare un processo per diserzione. 
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