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FIFA 2014

Brasile 1950 - 2014: due mondiali in un paese profondamente cambiato

Dopo 64 anni il gigante del Sud America torna a ospitare il Mondiale. Più ricco, più moderno ma anche con crescenti disparità e tensioni sociali.

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Se un passeggero immaginario, volato in Brasile nel 1950, tornasse oggi per assistere ai mondiali, probabilmente al suo arrivo non si accorgerebbe neanche di essere nello stesso paese. Nel 1950 il Brasile era nel pieno di un periodo di grande instabilità politica, si stava appena avviando sulla strada dello sviluppo industriale, trasformandosi da paese importatore in paese produttore. Era una nazione in via di sviluppo, con forti tassi di crescita. Oggi, 64 anni dopo, il Brasile è la settima economia mondiale, fa parte del G20, la sua popolazione è passata da 52 a 200 milioni di abitanti: è un attore di primo piano sulla scena internazionale. Una crescita strabiliante, che fin dall'inizio degli anni duemila ha fatto parlare del Brasile come di una delle potenze economiche che domineranno il XXI secolo. E se oggi il ritmo di crescita è diminuito, rimane comunque a tassi insperati per l’Europa (+2,3% nel 2013). Insieme allo sviluppo però sono arrivate nuove tensioni sociali e diseguaglianze.

In questo contesto, in un Brasile che cambia e che deve affrontare le sfide di un paese moderno, si sono inserite dapprima la Confederations Cup nel 2013, poi il mondiale di quest’anno e le Olimpiadi previste a Rio nel 2016. Si calcola che per la Copa 2014 siano stati già venduti oltre tre milioni di biglietti e si aspettino 800mila arrivi nel paese. Un affare che promette grandi entrate anche per la FIFA, che tra il 2011 e il 2014 ha ottenuto guadagni per 3,8 miliardi di euro di cui l’85-90% legati al mondiale. Una pioggia di investimenti, che ha portato però l’aumento del prezzo dei trasporti e dei beni di prima necessità. Un grande business, contro il quale negli ultimi mesi è cresciuto in Brasile un vero e proprio movimento di protesta.

In effetti nel 1950 ad essere diverso non era solo il Brasile, ma l’intero mondo del calcio. Nel Mundial del 1950 giocavano solo 13 squadre, mentre oggi ce ne sono 32. Le partite di qualificazione erano state 27, per l’edizione di quest’anno sono state 800. Per assistere agli incontri in Brasile allora c’erano sei stadi, oggi sono il doppio. L’unica cosa che sembra essere rimasta uguale sono i ritardi nelle consegne e le polemiche sugli sprechi. Quest’anno in particolare le critiche si sono accentrate su quattro nuovi stadi costruiti in città che hanno solo squadre di terza categoria: Natal, Cuiaba, Brasilia e Manaus, dove gli Azzurri giocheranno la loro prima partita sabato 14. Per costruire l’Arena di Manaus, città nel cuore della foresta amazzonica, ci sono voluti circa 219 milioni di euro e  la vita di quattro operai morti durante i lavori condotti a ritmi frenetici.

Il Brasile si trova oggi di fronte alle conseguenze di uno sviluppo industriale vorticoso: è a un bivio tra l’essere un paese fortemente industrializzato e un paese ancora in via di sviluppo. Sacche di povertà e criminalità rimangono amplissime. Ma per la vetrina del Mondiale la Presidente Dilma Roussef  sta facendo di tutto per esibire il lato più moderno del paese. Anche per questo ha dato il via a una serie di operazioni di “pacificazione” delle favelas e ha represso duramente il movimento di protesta sviluppatosi a partire dall’anno scorso. Un pugno di ferro che le ha attirato contro dure critiche da parte di alcune associazioni per la difesa dei diritti umani. Ma Roussef sa anche che dalla riuscita del mondiale dipenderà molto probabilmente anche la sua conferma o meno alle prossime elezioni presidenziali, previste per ottobre.

A guardar bene però un punto fermo tra il Brasile degli anni 50 e quello di oggi c’è. Ed è la passione della popolazione per il calcio. All’epoca la Seleçao affrontò un girone di qualificazione con Italia, Uruguay e Inghilterra: praticamente si trovava al posto del Costa Rica oggi. Poi arrivò in finale, contro l’Uruguay appunto. La partita al Maracana finì 2 a 1 per l’Uruguay, una sconfitta che ancora brucia tanto fu cocente. Era il 16 luglio 1950. L’appuntamento di quest’anno è per il 13 luglio. Allo stesso posto. Chissà se il Brasile otterrà la sua rivincita. Nella partita sportiva come in quella per il proprio futuro. 
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