ECONOMIA

Lo scenario

Brexit, il Fondo Monetario lancia l'allarme: "Se la Gran Bretagna esce dalla UE sarà recessione"

Il Governatore della Banca d'Italia Visco a Repubblica: "Nessun rischio specifico per l'Italia". Intanto il quotidiano The Times ha espresso sostegno alla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea

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La Brexit farebbe più male al Regno Unito che ad altri paese: il Fondo Monetario torna a sollevare l'allarme su una eventuale uscita della Gran Bretagna dalla Unione europea, ma questa volta si rivolge soprattutto agli effetti sul Regno Unito che potrebbe scivolare in recessione nel 2017 con dure ripercussioni sul suo pil. Il Pil inglese, nello scenario in cui la Gran Bretagna resta nella Ue, è previsto salire del 2,2% continuando la traiettoria in corso da anni. Nel caso di addio, invece, il Fondo tratteggia due scenari: una crescita contenuta dell'1,4% o addirittura una contrazione dell0,8%.    

Visco: "Nessun rischio specifico per l'Italia"
L'uscita del Gran bretagna dall'Ue preoccupa, ma l'Italia non corre rischi specifici che la rendono piu' in pericolo di altri paesi. Ne e' convinto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che in un'intervista a Repubblica difende la posizione dei governi italiano e francese sul chiedere alle autorita' europee di non esagerare con le richieste alle banche di rafforzare i loro bilanci. piuttosto, osserva Visco, l'Ue deve rivedere le norme sugli aiuti di stato, oltre a accelerare sulla creazione di un cosiddetto 'backstop' pubblico che permetta all'eurozona di intervenire con risorse comuni in caso di crisi finanziaria.        "Un voto della Gran Bretagna a favore dell'uscita dall'Ue e' il rischio che ci preoccupa di piu' al momento. ne stiamo gia' vedendo gli effetti sul mercato delle valute e delle obbligazioni. teniamo d'occhio questo rischio giorno per giorno e tutte le banche centrali, non solo la banca centrale europea, sono pronte a intervenire con gli strumenti convenzionali che hanno: i tassi d'interesse, i repo, gli swap", spiega Visco.   In Italia, "l'aumento degli spread di questi giorni e' dovuto alla riduzione sui tassi d'interesse in Germania, mentre il prezzo del debito italiano e' rimasto piu' o meno invariato", rileva il governatore, secondo cui le banche italiane non sono piu' vulnerabili delle altre europee agli shock.

Il Times sceglie Bruxelles
 Il quotidiano britannico The Times ha espresso sostegno alla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, a cinque giorni dal referendum sulla Brexit. In un editoriale intitolato "Rifondare l'Europa", il giornale conservatore afferma che "il miglior risultato di questo referendum sarebbe una nuova alleanza tra gli Stati sovrani dell'Unione, basata su libero scambio e riforme, guidata dal Regno Unito". Il quotidiano fa parte del gruppo dei media di Rupert Murdoch, che possiede anche il Sunday Times e il tabloid The Sun, che invece si è schierato per l'uscita dall'Ue. 

Due giorni fa si era schierato anche il Financial Times
In un lungo editoriale intitolato "La Gran Bretagna dovrebbe votare per rimanere nell'Unione Europea", Il Financial Times aveva già sottolineato come il referendum del 23 "segni un momento storico", dal momento che "in gioco c'è la spesso difficile relazione con l'Ue, ma anche la coerenza dell'Occidente". Per il giornale, "la scommessa di David Cameron si è dimostrata un tentativo futile di sanare le divisioni nel Partito conservatore al governo, la campagna ha spaccato il Paese, le emozioni hanno sconfitto i fatti", con i "rinati populisti in campo contro l'establishment". Il Financial Times ricorda quindi di aver sostenuto l'adesione del Regno Unito all'allora Comunità economica europea nel 1973, ribadisce di "non essere a favore dell'ingresso nell'euro, che è un non senso economico, ma tenersi fuori dall'euro è molto diverso che restare fuori dall'Ue, cosa che danneggerebbe seriamente l'economia del Regno Unito".   Il referendum segna "un momento storico", scrive l'autorevole quotidiano finanziario, e la posta in gioco è "la spesso complicata relazione della Gran Bretagna con l'Ue, ma anche la coerenza dell'Occidente". "Un voto per l'uscita sarebbe irrevocabile, un colpo pesante all'ordine del mondo liberale dopo il 1945". E ancora: "La scommessa sul referendum di David Cameron si è dimostrato un futile tentativo di lenire le divisioni del Partito conservatore al potere. La campagna ha spaccato il Paese. Le emozioni hanno surclassato i fatti. I rinnovati populismi sono scesi in campo contro l'establishment". Il Financial Times ricorda come nel 1973 sia stato tra i sostenitori dell'adesione britannica all'Ue nonostante il quotidiano non sia a favore della moneta unica, che "non ha senso economico". "Ma scegliere di rimanere fuori dall'euro è molto diverso che uscire dall'Ue, che danneggerebbe gravemente l'economia britannica. Un impegno costruttivo è di vitale importanza nel momento in cui l'Europa si confronta con minacce quali l'estremismo islamico, le migrazioni, la 'grandeur' russa e il cambiamento climatico. Tutto ciò può essere affrontatosolo collettivamente". Di qui la conclusione: "Abbiamo un contributo da dare ad un mondo più sicuro e più prospero. Il voto deve essere Remain". 
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