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EUROPA

Il nodo per la Ue resta il confine tra Eire e Ulster

Brexit, Johnson: "Qualunque cosa accada, il 31 ottobre usciamo dall'Ue"

Telefonata dai toni distensivi tra il leader dei Tory e Juncker, ma le differenze di vedute restano, a partire dalla questione Irlanda. Intanto Boris Johnson chiede una nuova sospensione del Parlamento

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Qualunque situazione ci sarà, il 31 ottobre il Regno Unito uscirà dall'Unione europea. In ogni caso. Questo il pensiero del premier Boris Johnson, leader del partito dei Tory. Nel congresso del suo schieramento politico nella città di Manchester, dopo aver omaggiato il suo precedessore Theresa May, Johnson spiega: "Usciremo dall'Europa il 31 ottobre, succeda quel che succeda", seguendo il motto Get Brexit Done.

La sua offerta a Bruxelles, presentata oggi, sulla Brexit è "un compromesso costruttivo", accettabile per entrambe le parti. Avrà forme di controllo doganale ma non ripristinerà "in alcuna circostanza il confine" tra Irlanda - Eire - e Irlanda del Nord - Ulster -, nel rispetto degli accordi di pace del Venerdì Santo del 10 aprile del 1998. L'accordo permetterà al Regno Unito di "riprendere il controllo delle sue leggi, del suo denaro e dei suoi confini". Un'opportunità quindi secondo il leader dei Tory. Bocciata seccamente, però, da Dublino.

A telefono con Juncker
Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker accoglie con favore "gli avanzamenti positivi" contenuti nella nuova proposta sulla Brexit presentata da Johnson, ma ritiene che ci siano ancora dei "punti problematici". Secondo quanto reso noto dalla Commissione Ue dopo un colloquio telefonico tra Johnson e Juncker, il lussemburghese ha fatto presente che "ci sono ancora dei punti problematici che richiederanno un ulteriore lavoro nei prossimi giorni, in particolare per quanto riguarda il backstop". L'esecutivo di Bruxelles ha sottolineato ancora una volta l'importanza di preservare "il delicato equilibrio" creato dall'accordo di pace sull'Irlanda del Nord e ha espresso timori sulla necessità di "sostanziali regole doganali". "La Ue vuole un accordo - ha ribadito la Commissione, assicurando che esaminerà in modo obiettivo il nuovo testo - Restiamo uniti e siamo pronti a lavorare 24 ore al giorno, sette giorni su sette perché questo accada, come abbiamo fatto negli ultimi tre anni".

Nuova sospensione del Parlamento
Intanto, Johnson intende chiedere nuovamente alla Regina una sospensione del Parlamento, questa volta di pochi giorni, dalla sera di martedì 8 ottobre, per poter poi pronunciare il discorso della Regina lunedì 14. Lo rende noto in un comunicato Downing Street. Il discorso della Regina, in cui viene presentata la nuova linea programmatica del governo, può essere pronunciato solo dopo una sospensione del Parlamento.
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