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MONDO

Dibattito alla Camera dei Comuni

Brexit, voci di trattative tra ministri per sfiduciare la premier Theresa May

La svolta più rapida potrebbe venire da un ipotetico benservito della maggioranza del Consiglio dei Ministri, stando all'Evening standard. Downing Street getta acqua sul fuoco e assicura che "il primo ministro è concentrata sul lavoro"

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Le voci di un tentativo, in Casa Tory, di silurare Theresa May si stanno moltiplicando oggi sui media e a Westminster. Un meeting del comitato 1922, sancta
sanctorum del gruppo parlamentare conservatore, è prevista per stasera su richiesta di alcuni deputati che vorrebbero cambiare le regole interne per ripresentare una mozione di sfiducia contro la sua leadership di partito. Ma la svolta più rapida potrebbe venire da un ipotetico benservito della maggioranza del Consiglio dei Ministri, stando all'Evening standard.

Theresa May verso le dimissioni? Downing Street getta acqua sul fuoco dei rumors che la vedono ormai a un passo dalle dimissioni e assicura che "il primo ministro è concentrata sul lavoro contingente e quello che le ultime 24 ore hanno dimostrato è che si tratta di un lavoro pesante". A parlare è un portavoce della premier britannica.

May: "Uscire con accordo unica via"
Uscire dall'Ue con un accordo "è l'unica via possibile", ha affermato Theresa May presentando ai comuni la sue "nuove offerte" già illustrate ieri. La premier Tory ha parlato di "un compromesso" rivolto anche alle opposizioni, citando "10 cambiamenti" al suo piano.

"Se il nuovo accordo di Brexit sarà bocciato dal parlamento, resteranno solo divisioni e impasse",  è il monito lanciato da Theresa May nell'ultimo ed estremo tentativo di convincere i deputati a sostenere il suo piano modificato di uscita dall'Ue, già osteggiato da decine di Tory contrari alla opzione di indire un secondo referendum, novità inserita nel nuovo progetto presentato ieri dalla primo ministro.

Alla fine "il nostro dovere in questa camera è di prendere decisioni, non di mettere la testa sotto la sabbia" ha detto May ribadendo che a "tempo debito" ci sarà un altro primo ministro.

Theresa May non ha confermato la data della settimana del 3 giugno, annunciata in precedenza, per la presentazione della legge attuativa della Brexit sotto la pioggia di critiche ricevute alla Camera dei Comuni. Incalzata al riguardo dal suo compagno di partito Iain Duncan Smith, la premier Tory si è limitata a ribadire l'impegno a far votare il testo "prima del recesso parlamentare" estivo di luglio.

May ha poi ignorato alcuni richiami a sue potenziali dimissioni, arrivati sia dai banchi dell'opposizione sia da alcuni 'ribelli' della maggioranza. e in particolare ha polemizzato con il capogruppo indipendentista scozzese dell'SNP, Iain Blackford, che la sollecitava a farsi da parte, sostenendo che votare alle prossime europee per l'SNP significa votare per un partito che "vuole tradire la volontà popolare" espressa dalla maggioranza della popolazione del Regno Unito tanto sul sì alla Brexit del referendum del 2016 quanto sul no alla secessione della Scozia del referendum del 2014.

La legge di attuazione della Brexit è anche "il miglior modo" per consentire ai deputati di tornare a "votare sulla convocazione di un secondo referendum", ha affermato la stessa premier Tory. La May ha ribadito a più riprese che la sua posizione, e quella del
governo, resta contraria a un simile epilogo. E non ha fatto aperture ai numerosi deputati dell'opposizione - soprattutto laburisti - che le chiedevano di dichiarasi a favore di "un voto confermativo" popolare in cambio del via libera alla legge o almeno (come nel caso di Jeremy Corbyn) di lasciare libero il gruppo conservatore sulla questione.

Corbyn: May "non ha ormai l'autorità", si voti
Theresa May "non ha ormai l'autorità" per negoziare un compromesso parlamentare sulla Brexit. Così il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, alzando i toni dello scontro contro la "nuova offerta" della premier Tory alla Camera dei comuni e invocando a questo punto "elezioni politiche anticipate". May ha replicato dicendo che Corbyn "non vuole un compromesso", ma una resa "al suo piano", auspicando comunque un sostegno trasversale alla proposta del governo.

Il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn considera il governo di Theresa May ormai "troppo debole" per garantire un compromesso parlamentare sulle Brexit. Rispondendo alla May ai comuni, Corbyn ha negato che le proposte della premier rappresentino un vero cambiamento: "Forse è cambiata la retorica, ma non la sostanza" su questioni come l'unione doganale, ha tagliato corto.

"Nessun accordo di compromesso", ha rincarato, potrà essere "onorato, né sopravvivere alla prossima sfida sulla leadership tory". Poi la sfida: se la premier è sincera, dia libertà di voto al suo partito sulla proposta di un secondo "referendum confermativo".
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