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EUROPA

Il divorzio di Londra dall'Unione europea

Brexit, è caccia ai voti. Boris Johnson verso il 'Super Saturday'

L'intesa siglata ieri con Bruxelles dovrà essere approvata dal Parlamento britannico. Si tratta dell'ultima possibilità per una Brexit il 31 ottobre. Una strada in salita per il premier, con Dup e opposizioni che hanno già annunciato il 'no' al documento. E BoJo, cellulare alla mano, tratta a oltranza

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Sarà una giornata di frenetica caccia al voto per il premier britannico Boris Johnson. Ieri è riuscito a siglare l'accordo di divorzio dall'Ue con Bruxelles, ma adesso deve convincere il Parlamento di Westminster. Un compito affatto semplice: pesa la posizione presa dagli Unionisti nordirlandesi del Dup, suoi principali alleati, che subito dopo l'annuncio dell'intesa con l'Ue, hanno annunciato il loro 'no' al documento. Ci sono poi le opposizioni, con i Laburisti e LibDem totalmente contrari all'intesa raggiunta, "peggiore di quella di Theresa May". E i nazionalisti scozzesi dell'Snp, pure loro contrari.

Eppure, il leader conservatore potrebbe uscire vittorioso anche in caso di una sconfitta parlamentare: BoJo ha centrato l'impegno di creare le condizioni per uscire dall'Ue il 31 ottobre, e se i Comuni dovessero bloccarlo potrà comunque sostenere, nella prossima campagna elettorale, di aver fatto tutto il possibile per rispettare l'impegno, ma che i recalcitranti deputati lo hanno bloccato.

Uno scenario 'win-win'
Si tratta, come sottolineano diversi giornali britannici, di uno scenario 'win-win'. Johnson ha bisogno di almeno 320 voti. Per lui la strada è in salita. Anche se ottenesse il 'via libera' di tutti i 287 deputati Tory, gliene occorrerebbero altri 33 per arrivare ai 320 di cui ha bisogno per la maggioranza.

Ma lui insiste e si dice "molto fiducioso" sul fatto che otterrà la maggioranza. Johnson probabilmente si concentrerà sui parlamentari laburisti eletti nelle aree del Leave, sui Tory Brexiteer e sui 21 ribelli espulsi dal suo partito nei mesi scorsi. Alcuni deputati euroscettici di Erg, che avevano rifiutato di votare l'accordo di Theresa May, quando fu votato per la terza volta nel marzo scorso, stavolta hanno fatto capire che potrebbero sostenerlo. E continuano anche i negoziati con il partito unionista irlandese, nonostante il portavoce della Brexit del DUP, Sammy Wilson, abbia detto che il suo partito non solo non voterà Johnson, ma solleciterà i parlamentari conservatori a "prendere posizione" con loro, preparando la scena per una frenetica giornata di bracci di ferro a Westminster. "I parlamentari conservatori devono prendere posizione per l'Unione e unirsi a noi nel respingere questo accordo. Barriere commerciali interne e onerose saranno erette nel Regno Unito, senza il consenso parallelo di entrambi i sindacalisti e nazionalisti. Questa non è Brexit", ha detto Wilson.

Per ora mancano dai 2 ai 4 voti
Il Financial Times ha cercato di produrre un prospetto sulle effettive possibilità del primo ministro di passare alla Camera dei Comuni. Secondo quanto riferito da Sebastian Payne del Financial Times, Johnson avrebbe, salvo sorprese, 318 parlamentari a favore dell'accordo e 321 contrari sui 650 membri della Camera.

"Con molti indecisi, riteniamo che 318 parlamentari potrebbero votare per l'accordo e 321 contro", ha scritto l'analista di Ft. "Senza il DUP, gli unionisti nordirlandesi, Boris Johnson deve convincere almeno 2 parlamentari per ottenere il placet per il suo nuovo accordo". Sky News è giunto a una conclusione molto simile. Ha contato i voti per l'accordo e ritiene che Johnson ne abbia 316, quattro in meno dei 320 di cui ha bisogno.

E arriva l'emendamento dei ribelli Conservatori, per rinviare il voto di domani, i Labour appoggiano
I deputati dei Labour sono pronti ad appoggiare l'emendamento presentato dall'ala ribelle dei Conservatori per rinviare il voto di domani, in modo da costringere Johnson a chiedere un rinvio sulla data del divorzio. Lo scrive il Guardian. Se l'emendamento fosse approvato, la Brexit potrebbe slittare e il premier potrebbe decidere di andare a elezioni anticipate.

Cellulare alla mano, BoJo lancia la sua 'charme offensive'
Pare che Bojo abbia preso personalmente in mano il cellulare per la sua 'charme offensive' e per convincere i riottosi. I deputati sono stati invitati a un briefing organizzato dai ministri Michael Gove, Miss Pate e Dominic Raab per essere aggiornati sull'accordo; c'è già stata una riunione con 11 dei 21 deputati espulsi. Non è chiaro se Johnson espellerà i deputati Tory che voteranno contro l'accordo: gli è stato chiesto venerdì a Bruxelles e ha risposto in maniera vaga.

Domani la resa dei conti a Westminster: ultima chance per una Brexit il 31 ottobre
La resa dei conti, domani, a Westminster (la prima volta che si riunisce di sabato dalla guerra delle Falkland, 37 anni fa) sarà l'ultima possibilità per il premier di approvare un accordo prima della scadenza del 31 ottobre, data prevista per l'uscita. Il voto inizierà alle 10.30 italiane. Se il documento fosse bocciato, è stata votata una legge per cui deve chiedere all'Ue una proroga fino al 31 gennaio, cosa che ha detto che non vuole fare (e del resto, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, lo ha escluso anche se la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è stata più possibilista). Probabilmente a quel punto, Bojo spingerà per le elezioni anticipate: i sondaggi YouGov danno i Tory davanti al rivale Labour di almeno 11 punti percentuali.

Ricorso legale contro l'accordo, l'Alta Corte scozzese rigetta
Un ricorso legale, subito rigettato, è stato depositato oggi da alcuni attivisti pro Remain di fronte alla più alta corte della Scozia contro l'accordo. Secondo il ricorso, il deal violerebbe un emendamento introdotto di recente nella legislazione britannica che vieta all'Irlanda del Nord di far parte di un territorio doganale diverso rispetto a quello delle altre tre nazioni del Regno Unito (Inghilterra, Scozia e Galles).

In effetti, il testo assicura che Belfast resterà nell'unione doganale britannica de jure, ma de facto prevede un allineamento a varie regole e controlli europei. Il giudice Paul Cullen (lord Pentland) ha respinto il ricorso: l'accordo Johnson-Ue non è illegale.

Conte: "Risolti quasi tutti i problemi, passaggio doloroso"
"Siamo arrivati alla conclusione, abbiamo risolto quasi tutti i problemi, abbiamo un'ampia tutela per cittadini e imprenditori italiani. Abbiamo tutte le possibilità di definire questo doloroso passaggio, la notizia non mi entusiasma. Fermo restando che l'ultima parola va ai parlamentari inglesi, posso però auspicare un rafforzamento dei rapporti con il Regno Unito". Così il premier Giuseppe Conte a Bruxelles, al termine del Consiglio europeo.

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