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Campagna Rainews: non dimentichiamole

#Bringbackourgirls: Boko Haram, la jihad in Nigeria e quelle 200 ragazze ancora disperse

Quasi ogni giorno, nel nord del Paese africano gli estremisti firmano un attacco terroristico. Le ragazze rapite, fa sapere il leader di Boko Haram, sono state forzate alla conversione e al matrimonio

Donne sopravvissute a Boko Haram
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di Emma FarnèNigeria Boko Haram, ovvero "l'educazione occidentale è peccato". Si fanno chiamare così i jihadisti nigeriani, un gruppo di estremisti che da alcuni anni cerca di instaurare uno Stato dove vige la sharia, un'interpretazione molto stretta della legge islamica. Sono loro ad aver rapito le oltre 200 ragazze di Chibok, tuttora scomparse. E sono sempre loro che, quasi ogni giorno, firmano un attentato nel nord della Nigeria: piazze, mercati, stazioni degli autobus diventano così cimiteri all'aria aperta, con decine di morti per le bombe o per i kamikaze.

Chi sono i jihadisti di Boko Haram
Il gruppo si è formato all'inizio degli anni duemila nella città di Maiduguri, nel nord del Paese. Il termine Boko Haram è formato dalla parola boko, in lingua hausa, che vuol dire "educazione occidentale" e da "haram", che in arabo indica un divieto legale, un peccato. Fondatore della formazione è Ustaz Mohammed Yusuf: tra le sue convinzioni, quella che la terra è piatta e che il darwinismo è contrario all'Islam. Yusuf trova seguaci tra i giovani e i più poveri nella sua zona. Dopo la sua morte, il suo posto viene preso dallo "sceicco" Abubakar Shekau, più volte dato per ucciso dai camerunensi (ma la notizia non nè mai stata confermata).

Il rapimento delle ragazze
Ad aprile di quest'anno, dopo una serie di attentati Boko Haram rapisce oltre 200 ragazze, studentesse di un liceo di Chibok. In un video con la rivendicazione, lo "sceicco" Shekau spiega: "Ho rapito le vostre figlie, le  venderò al mercato in nome di Allah". Il perché lo spiega lui stesso: "L'educazione occidentale deve cessare" e le ragazze "devono lasciare la scuola e essere date in sposa". Alcune riescono a fuggire. E riferiscono di essere state stuprate e poi costrette a sposarsi:



La campagna mondiale
Da mesi, in tutto il mondo più personalità, politici, intellettuali si sono mossi e hanno lanciato l'appello per la liberazione. Il premio Nobel Malala Yousafzai, la ragazza pakistana attaccata dai talebaniè andata in Nigeria, dove ha visitato i parenti delle vittime. Intanto, in rete, continua la campagna lanciata da Michelle Obama, #BringBackOurGirls. Campagna che anche Rainews.it segue: inviateci le vostre foto a fotolettori@rai.it., le pubblicheremo sul sito


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