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SALUTE

Disagio giovanile

Bulli si diventa, ma si puo’ guarire

Il bullismo c’è sempre stato, ma con i social media è diventato un fenomeno devastante, per chi lo subisce. Tanto che stanno nascendo centri che curano questa problematica: uno è il Centro contro il Cyberbullismo del Policlinico Gemelli di Roma. Colloquio con Pietro Ferrara Docente di Pediatria Istituto di Clinica Pediatrica, Università Cattolica del S. Cuore

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Professore perché un ragazzo diventa un bullo?
 
Da un’inchiesta realizzata dalla Società italiana di Pediatria su ragazzi tra i 12 e i 14 anni in varie parti d'Italia è emerso che i motivi che spingono a diventare bullo sono molteplici: in particolare il voler dimostrare di essere forti e coraggiosi, il voler essere ammirati all'interno del gruppo degli amici, il voler provare “divertimento” diverso. Quindi il profilo del bullo è abbastanza chiaro: è il più forte e più popolare della media dei coetanei, ha un forte bisogno di potere e di autoaffermazione, fa fatica a rispettare le regole ed è spesso aggressivo non solo verso i coetanei, ma anche verso gli adulti. E’ quindi una persona che utilizza la violenza, fisica o verbale, per ottenere dei vantaggi senza provare alcun senso di colpa. Accanto a queste motivazioni ce ne sono però spesso altre che nascondono la vera identità del bullo, cioè ci troviamo in realtà di fronte a ragazzi frustrati per difficoltà non comprese o ignorate, ragazzi che in famiglia sono a loro volta vittime di soprusi e maltrattamenti o che vivono in famiglie problematiche e conflittuali. Alcuni sono quindi ben inseriti nel loro gruppo di coetanei, hanno potere sociale, sono eccessivamente preoccupati per la loro popolarità e hanno la capacità di dominare e comandare gli altri. Altri sono più isolati e possono essere depressi o ansiosi, avere una bassa autostima ed essere meno coinvolti a scuola. 

Nell’immaginario degli adolescenti stessi, il bullo è un personaggio più ammirato che temuto, e le motivazioni per le quali si agisce da bullo sono comunque percepite e considerate dei valori positivi. Se poi non ci sono conseguenze al suo comportamento, se il resto del gruppo è un testimone silenzioso, i famosi osservatori passivi, e se la vittima tiene per sé il suo dramma, il comportamento e l’atteggiamento da bulli persistono nel tempo. Se al contrario viene scoperto, il bullo generalmente nega e contrattacca fingendosi vittima, riuscendo spesso a non essere incolpato.

Queste disfunzionalità del carattere sono mutuate dalla famiglia, o da altri contesti sociali in cui è inserito?​

I genitori rappresentano un modello importantissimo da cui i figli prendono l’esempio sin dai primi anni dell'infanzia. Di solito i comportamenti vissuti in famiglia vengono riproposti nella relazione con i coetanei. Talvolta i ragazzi sono aggressivi e arroganti nei confronti dei loro compagni più deboli, anche per colpa di genitori troppo permissivi che prendono le loro difese in ogni circostanza e spesso a prescindere da una valida ragione. Anche il contesto sociale diventa molto incisivo, soprattutto quando iniziano a crearsi i primi gruppi di amici o quando si frequenta la scuola, che non ha più solo il compito di fornire abilità tecniche, ma anche di vita e che deve insegnare a creare rapporti costruttivi con gli altri che siano rispettosi ed onesti. Ovviamente un contesto educativo e culturale che propone modelli violenti, che istiga alla competizione, che giustifica l’uso della violenza e la utilizza per far valere le proprie idee, è predisponente a comportamenti da “bullo”. Tuttavia se i genitori sono presenti ed attenti, se hanno un dialogo costante con i propri figli, se educano al rispetto e all’accoglienza dell’altro e del diverso, se li aiutano a perseguire degli obiettivi, spesso riescono a tenerli lontani dai contesti che possono favorire l’insorgenza di questi atteggiamenti aggressivi. Inoltre bisogna sottolineare che ogni adulto che si rapporta con degli adolescenti rappresenta un educatore, ruolo a cui non può sottrarsi; pertanto è responsabilità di tutti se un ragazzo diventa bullo o se, comportandosi in questa maniera, non viene contrastato e aiutato.

Sempre più spesso la logica del gruppo di cui lei parla appartiene anche alle ragazze: una emancipazione in negativo, quindi una emulazione che inizia ad una certa età ed in certi contesti, o sono invece cambiati profondamente i canoni di quella educazione che produceva un carattere "femminile", e le ragazze danno solo libero sfogo a istinti di aggressività e sopraffazione che erano considerati maschili?

Il bullismo femminile è generalmente indiretto, cioè non fisico o verbale ma psicologico, la bulla tende ad ignorare o isolare la propria vittima (prevalentemente anch’essa di sesso femminile) dal gruppo usando maldicenze, pettegolezzi e calunnie. E’ quindi una forma di bullismo meno visibile, più subdolo, ma altrettanto pericoloso e devastante che tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola completamente. E’ anche vero, come emerge dalla cronaca recente, che queste differenze tra i sessi  stanno affievolendosi perché anche tra le ragazze sono sempre più numerosi gli episodi di violenza diretta sia verbale che fisica. Tutto questo potrebbe trovare una spiegazione nella crescente insicurezza, nella logica  dell’apparire  e in una presunta convinzione che per “essere al passo con i tempi” bisogna essere “cool” e per tale motivo chi fisicamente ha dei difetti, chi viene considerata brutta o vestita male, chi è depressa, ansiosa e, soprattutto incapace di difendersi, viene presa di mira. A questo possono aggiungersi la rarefazione dei rapporti con i propri genitori e le proprie famiglie e la totale mancanza di dialogo e confronto.

Chi si rivolge al vostro Centro? e lo fa di sua iniziativa o costretto dai genitori? E che tipo di terapia adottate, sui bulli?

Il nostro Centro, che nasce dalla collaborazione di più specialisti, vuole aiutare sia i bulli che le vittime di bullismo. In realtà tanto i primi quanto i secondi meno facilmente giungono alla nostra attenzione in maniera spontanea. Nella maggior parte dei casi sono i genitori ad individuare la presenza del problema e a decidere di chiedere aiuto ai nostri esperti. I principali segnali di allarme, le famose “red flags” cui i genitori prestano e devono prestare attenzione sono improvvisi cambi di umore, repentini cali del rendimento scolastico, riduzione dell’autostima, tendenza all’isolamento, uso di alcool e droghe, disturbi del sonno e dell’alimentazione e malesseri fisici continui e inspiegati come cefalea o dolori addominali. Il ruolo dei genitori è fondamentale soprattutto nella terapia, infatti la psicoterapia potrebbe coinvolgerli in prima persona con il fine di comprendere meglio le dinamiche familiari e le possibili cause dell’insorgenza del disagio e del malessere all’interno delle mura domestiche e contribuire, tutti insieme a raggiungere un controllo delle emozioni negative dei bulli e aiutare le vittime a riacquistare la fiducia in sé stessi e ritornare a non sentirsi “dei diversi”.

 Si guarisce dal bullismo?

Il bullismo rappresenta oggi una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. E’ una minaccia per la salute dei nostri figli per le conseguenze non solo sul piano psicologico, ma anche fisico e sociale. Il percorso terapeutico se affrontato in maniera consapevole, da personale competente, con il sostegno solido della famiglia porta certamente al superamento del problema sia per la vittima che per il bullo. Le parole chiave della risoluzione del problema restano dialogo, confronto e comprensione.
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