ECONOMIA

Stretta sul credito

Banche: crolla la liquidità alle imprese. Il Veneto il più colpito

La CGIA di Mestre denuncia una feroce stretta del credito alle imprese a livello nazionale negli ultimi tre anni di crisi. Le imprese venete risultano le più colpite con il taglio di 10,8 miliardi di prestiti. A livello nazionale ci sono stati 62,4 miliardi di euro in meno

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di Tiziana Di Giovannandrea Da aprile 2014 ad aprile 2017, cioè in questi ultimi 3 anni di crisi del sistema creditizio, la diminuzione di prestiti e credito da parte delle banche alle aziende italiane ha registrato 62,4 miliardi di euro in meno. Questo è quello che emerge dal rapporto dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre che ha analizzato i dati della Banca d'Italia.

La regione più colpita dalla stretta del credito è stata il Veneto. La crisi della Popolare di Vicenza, di Veneto Banca, del Monte dei Paschi, che ha incorporato Antonveneta dal 2013, e di alcune banche di Credito Cooperativo locali ha innescato una stretta sul credito senza precedenti: -10,7% contro una media nazionale del -6,8 per cento. In termini assoluti, alle aziende venete sono stati tagliati 10,8 miliardi di prestiti (pari al 17,3% del dato nazionale). 

Nel Molise il rank per credit crunch (la graduatoria nella stretta del credito, il Molise è primo nel rank, confronta tabella a fondo pagina ndr) segna un -13,1% ma secondo la CGIA di Mestre il dato è statisticamente poco significativo in quanto la regione ha 310.500 abitanti ed un numero di aziende attive di poco inferiore alle 31.100 unità. 

Solo la Lombardia ha registrato una diminuzione in valore assoluto superiore (-15,9 miliardi di euro), anche se in questa regione è ubicato un numero di imprese attive pari al doppio di quello presente in Veneto. 

"Sebbene in questi ultimi 3 anni i rubinetti del credito siano stati progressivamente chiusi - afferma il coordinatore dell'ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - il sistema economico veneto ha comunque tenuto. Anzi, il manifatturiero e anche le costruzioni sono tornate a crescere, rimaniamo la prima regione turistica d'Italia, l'export vola, la disoccupazione, scesa sotto il 7 per cento, è tra le più basse d'Italia e nel 2016 abbiamo registrato un avanzo commerciale record pari a 16,5 miliardi di euro. Senza la crisi  delle due banche popolari, ovviamente, le cose sarebbero andate ancora meglio. Le piccole e piccolissime imprese sono state le più colpite da questa stretta creditizia e, conseguentemente, le meno coinvolte dalla ripresa in atto".

Una situazione altrettanto difficile si è registrata nelle Marche. La diminuzione è stata del 10,4 per cento (pari a -2,7 miliardi di euro), in Calabria, dove la riduzione dei prestiti è stata del 9,7 per cento (-857 milioni di euro) e in Emilia Romagna che ha segnato una variazione percentuale del -9,1 per cento (pari a 9,2 miliardi di euro). Una delle ragioni del credit crunch in atto è riconducibile al forte aumento delle sofferenze bancarie registrato in questi anni.

Istituita Commissione Parlamentare d'inchiesta sulle banche
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 12 luglio ha firmato la legge che istituisce la Commissione Parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario. La norma è già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 28 luglio. 

"Accogliamo con grande soddisfazione l'istituzione della Commissione Parlamentare di inchiesta, che - sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason - avevamo chiesto sin dall'inizio del 2016. Peccato che i mesi di lavoro da qui alla fine della legislatura saranno insufficienti per chiarire quanto accaduto in questi ultimi anni. Tuttavia, la fiducia nei confronti delle banche salvate con il contributo dei soldi pubblici si riconquista anche attraverso la pubblicazione dei nomi, degli importi  non ancora restituiti e della quantità di aiuti di cui questi istituti si sono fatti carico sino ad ora per le ristrutturazioni di queste aziende insolventi. E' importante che chi ha contribuito a dissestare i bilanci di molti istituti bancari sia messo nelle condizioni di non partecipare più alla vita civile di questo paese. Nel caso tutto questo non fosse possibile per una questione di privacy, auspichiamo che la Commissione parlamentare di inchiesta o una legge ad hoc consenta ai soci delle banche in difficoltà che hanno visto svanire i propri risparmi di visionare, comunque, questi dati".

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