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SPORT

Una carriera di 40 anni

Calcio, è morto Gigi Radice. Guidò il Toro allo scudetto del 1976

Aveva 83 anni, da tempo era malato di Alzheimer

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Il calcio italiano piange Gigi Radice, morto oggi dopo una lunga malattia. L'allenatore dell'ultimo scudetto del Torino, l'unico del dopo Superga nel 1976, aveva 83 anni. Tra i tecnici più innovativi della sua epoca, ha guidato anche Inter, Milan, Bologna, Roma e Fiorentina.

Nato nel 1935 a Cesano Maderno (allora provincia di Milano, oggi Monza-Brianza), giocò da terzino sinistro dalla metà degli anni '50 alla metà dei '60 con Milan, Triestina e Padova.

Dopo una carriera ricca di successi con la maglia dei rossoneri, con cui vinse tre scudetti e la Coppa Campioni del 1963, la prima di una squadra italiana, Radice passò in panchina, importando in Italia il calcio totale nato in Olanda. La sua lunga carriera da allenatore si concluse alla fine degli anni '90 con il Monza.

Soltanto due settimane fa alcuni campioni d'Italia del Torino 1976 si sono riuniti per la presentazione di 'Gigi Radice. Il calciatore, l'allenatore, l'uomo dagli occhi di ghiaccio', il libro che racconta la sua storia scritto da Francesco Bramardo e Gino Strippoli. "Il mantra era 'noi non siamo qui per prendere in giro la gente ma dobbiamo offrire un calcio bello e divertente'", si legge nel testo che ricorda alcune sue affermazioni. Ecco l'omaggio del Torino su Twitter:

Cairo: "Radice nel Pantheon del Toro con gli eroi di Superga"
"Luigi Radice è stato un grandissimo nella storia del Torino e in quella del calcio, sport in cui ha interpretato al meglio il ruolo del maestro: entra di diritto nel Pantheon granata con gli eroi di Superga". Un Urbano Cairo commosso ricorda in un'intervista all'Ansa la figura del tecnico dell'ultimo scudetto del Torino. "Che - spiega - è stato uomo granata a tutto tondo, grande passione in campo e dolcezza umana fuori".

Sala: 'Fu un grandissimo innovatore'
"Un innovatore, un grandissimo allenatore che ha cambiato il calcio italiano e ha regalato una delle più grandi soddisfazioni al Torino". Il 'poeta del gol', al secolo Claudio Sala, capitano del Toro dell'ultimo scudetto, quello del 1976, ricorda così Gigi Radice. "Lo conobbi a Monza, giovanissimo - racconta Sala -, lo ritrovai anni dopo a Torino ed era sempre un innovatore, nonostante il passare degli anni". "Era un allenatore che puntava molto sugli allenamenti - spiega l'ex calciatore granata -. In campo pretendeva che tutti noi dessimo il massimo, sempre. Dal punto di vista umano era un uomo leale e onesto con tutti noi, diretto. Purtroppo ha avuto una malattia tremenda, che da tanti anni ormai lo stava logorando nonostante un fisico molto forte".

L'omaggio del Milan 
"Il suo Milan è stato il primo club italiano a vincere la Coppa dei Campioni. Lui, Gigi Radice, tre volte campione d'Italia in rossonero, ci ha lasciati. La Storia del calcio e tutto il Milan lo ricordano con affetto e commozione. Condoglianze sincere alla famiglia Radice". Questo il messaggio di cordoglio che il club rossonero dedica al suo ex allenatore, Gigi Radice.

Tardelli: grande uomo, non dimentico i nostri derby
"Ci lascia un grande uomo, che con il suo impegno ha reso grande il nostro calcio. Ho ancora nella mente i nostri derby. Un abbraccio alla famiglia". Così l'ex calciatore della Juventus Marco Tardelli ricorda su Twitter Gigi Radice.


La Roma ricorda "uomo solo al comando e i suoi 11 leoni"
"C'è un uomo solo al comando, con 11 leoni al suo fianco, la sua maglia è giallorossa, il suo nome è Gigi Radice". Con questo striscione la Curva Sud celebrò Gigi Radice l'11 marzo 1990. "Era un tributo all'allenatore che è scomparso oggi a 83 anni e che per una sola, intensissima, stagione aveva guidato la Roma - ricorda il club giallorosso sul proprio sito internet -. In quel momento era chiaro che la sua avventura nella capitale sarebbe finita e il pubblico iniziò un lungo ringraziamento che sarebbe proseguito fino all'ultima giornata ad un uomo che aveva conquistato tutti per le sue doti tecniche e umane. Non era un compito facile, il suo. La Roma era reduce da una stagione difficile che, nel 1989, l'aveva portata a finire fuori dal giro europeo. La prospettiva non era migliore, perché aveva di fronte un'annata da giocare al Flaminio, dato che l'Olimpico era chiuso per i lavori in vista di Italia '90. Erano anni in cui gli incassi erano una parte fondamentale delle entrate e anche il mercato non consentiva colpi dispendiosi".
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