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SPORT

Mercogliano

Calcio, morto Antonio Sibilia. Fu il presidente dell'Avellino in serie A

Vulcanico e istrionico patron degli irpini che portò nella massima serie tra 1978 e 1988

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Roma E' morto a Mercogliano (Avellino) Antonio Sibilia, storico patron dell'Avellino di cui è stato dirigente per circa mezzo secolo. Malato da alcuni mesi,'il commendatore di Mercogliano' avrebbe compiuto 94 anni il 4 novembre. Gran scopritore di talenti, a lui devono le loro fortune calciatori del calibro Nando De Napoli, che arrivò a giocare i Mondiali in Messico, Vignola, Tacconi e Favero, e soprattutto Juary, il brasiliano che festeggiava i gol ballando la samba attorno alla bandierina del calcio d'angolo.

l nome di Sibilia, dirigente sin dagli anni '50, è legato all'avventura dell'Avellino per dieci anni consecutivi in serie A tra il 1978 e il 1988, traguardo mai più raggiunto dalla compagine irpina. Dopo un periodo in cui si era allontanato dal calcio, negli anni '90 era tornato alla guida della società irpina riportando la squadra in serie B, prima di lasciare definitivamente alla fine della stagione '99-2000.

Gli aneddoti
Sibilia è spesso ricordato per il suo modo singolare di fare il presidente. Con i procuratori - “non mi piacciono” - sulla scrivania poteva capitare che posasse una pistola. Ai calciatori chiedeva di presentarsi con i capelli corti. A Leonardo Ricatti, attaccante argentino sbarcato in Irpinia anche grazie ai consigli di Ramon Diaz disse: “Prima ti tagli i capelli, poi parliamo di provini e ingaggi. All’Avellino non c’è stato mai posto per i capelloni. Hai un giorno di tempo e solo perché oggi è lunedì e i barbieri sono chiusi”.

Tra gli episodi più controversi c'è quello legato alla medaglia consegnata a Raffaele Cutolo. Si racconta di un incontro con il boss della Nuova Camorra Organizzata al quale, durante una pausa di un processo, fece consegnare una medaglia e incaricò Juary di recarsi in tribunale perché gliela portasse.

 
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