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ITALIA

Cremona

Calcioscommesse, il giallo del pc di Conte: i file sono illeggibili

Copiati male i file dell'hard disk sul computer del commissario tecnico della Nazionale

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La copia forense relativa alle analisi sul pc di Antonio Conte, ora allenatore della Nazionale, è risultata illeggibile. Il nuovo filone d'inchiesta sul 'Calcioscommesse' condotta dalla procura della Repubblica di Cremona si tinge così di giallo. Il computer usato dall'ex allenatore della Juventus non sarà utilizzabile dal gip Guido Salvini e dal procuratore Roberto di Martino, così come accertato durante l'incidente probatorio. 

Il portatile del ct era uno dei 200 apparecchi - tra computer, smartphone e tablet - del centinaio di indagati nell'ambito dell'inchiesta condotta sull'associazione a delinquere transnazionale che aveva il vertice a Singapore. Conte è stato coinvolto dal pentito Filippo Carobbio per la partita Novara-Siena finita in parità e gli inquirenti in quel computer cercavano dati utili all'indagine. Ma l'avvocato di Conte, Antonio De Rensis, ha spiegato che c'è stato un problema a monte: i periti hanno trascritto male i file contenuti in un hard disk. Sorpresi gli avvocati degli altri indagati, che hanno definito il fatto 'misterioso'. 

Probabilmente però questo farà chiudere il caso per Conte. Gli accertamenti però hanno permesso di rilevare che Stefano Mauri, capitano della Lazio, non ha fornito il pin del suo telefonino e senza quel numero i periti, per ora, non hanno potuto esplorare l'apparecchio. Stessa cosa è accaduta con Ivan Tischi, ex del Pescara, e Mauro Bressan, ex della Fiorentina, considerato il braccio destro di Amir Gegic, uno dei capi degli zingari e uomo chiave dell'inchiesta. Le perizie sugli apparecchi di Massimo Erodiani, allibratore di Pescara, e di Mario Bruni, ex commercialista di Beppe Signori, hanno fatto emergere numerosi scambi di informazioni su partite vecchie e nuove.

Gli accertamenti sul pc di Bruni hanno svelato un enorme giro di denaro nell'ambito del calcioscommesse. Inoltre i periti non sono riusciti a decifrare, perchè scritti in una lingua sconosciuta persino al traduttore di Google, le conversazioni trovate sugli apparecchi di Luca Burini, ex manager che da vent'anni lavorava in Cina come promoter per società bolognese che produce lastre di ceramiche, accusato di riciclaggio di denaro insieme con Beppe Signori, Luigi Sartor e al suo commercialista Daniele Ragone. e perizie devono ancora essere completate. I risultati verranno illustrati all'udienza del 29 ottobre
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