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CULTURA

Le leggende dalla Croisette

Quando De Niro voleva fare vincere "The Artist" e invece...le premiazioni più tormentate a Cannes

Non sempre l'assegnazione della Palma d'oro è stata scontata. Nella storia del Festival tanti i film che hanno diviso le giurie

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di Giancarlo Usai Prima ancora che la proiezione dei film in concorso finisca, i pronostici cominceranno a imperversare sulla Croisette. Succede ogni anno: da una parte il tappeto rosso di star più o meno note e gli applausi del pubblico. Dall’altra critici di ogni tipo che giocano a indovinare il palmarès. E ogni anno il tutto si arricchisce di voci incontrollate, spifferi che arrivano dalle stanze segrete dove la giuria si riunisce per deliberare, leggende che si autoalimentano su verdetti pilotati. La storia di Cannes è piena di vincitori mancati, Palme d’oro frutto di compromessi tra i giurati e grandi autori rimasti a bocca asciutta.

Kusturica, il presidente-dittatore
Esattamente dieci anni fa, ad esempio, la giuria presieduta dal “dittatore gentile” (definizione che gli venne affibbiata dai colleghi) Emir Kusturica decise di premiare, dopo soli sei anni dalla prima Palma, il film dei fratelli Dardenne “L’enfant – Una storia d’amore”. Una scelta che non piacque all’austriaco Michael Haneke che, per “Niente da nascondere”, portò a casa il premio per la miglior regia, ma si presentò sul palco accigliato e di cattivo umore perché tutti lo avevano indicato fin dall’inizio del Festival come l’unico degno favorito.

Almodovar "eterno secondo"
L’anno dopo, nel 2006, altro verdetto a sorpresa. I giurati guidati da Wong Kar-wai fecero vincere Ken Loach. Ma “Il vento che accarezza l’erba” era passato sulla Croisette senza che critica o pubblico se ne accorgessero. Nessuno pensava addirittura al primo premio. E soprattutto tutti rimasero “indignati” per la mancata vittoria di Pedro Almodovar e del suo “Volver”. D’altronde su Almodovar a Cannes si scatena sempre un tifo quasi irrazionale.

Bellocchio e quel premio sfumato all'ultimo
E se i due vincitori successivi conquistarono la Palma senza troppi problemi e con una certa unanimità di consenso (sia il romeno “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” nel 2007, sia il francese “La classe – Entre les murs” nel 2008), nel 2009 è ancora Haneke a dividere. Ci fu malcontento nel percepire una presidentessa di giuria che non sarebbe stata imparziale. I maligni dicono che sia stata Isabelle Huppert a spingere la giuria a dare la Palma d’oro a “Il nastro bianco”, mentre altri membri della speciale “commissione” spingevano per altri titoli, primo fra tutti proprio il nostro “Vincere” di Marco Bellocchio, che invece tornò alla fine in Italia a mani vuote.

De Niro "contro" la sua giuria 
Nel 2010, edizione senza grandi capolavori annunciati, il visionario Tim Burton premiò il suo “omologo” orientale Weerasethakul con “Lo zio Boonme che si ricorda le vite precedenti”. Di questa edizione resta memorabile per noi italiani il colpo di scena al momento dell’annuncio del premio al miglior attore: al favoritissimo Javier Bardem, infatti, si affiancò con un inatteso ex aequo Elio Germano, protagonista de “La nostra vita” di Daniele Luchetti. Nel 2011 toccò a Robert De Niro, in qualità di presidente, litigare con mezza giuria, invano, per tentare di imporre la sua personale Palma d’oro: i pettegolezzi vogliono infatti il mito hollywoodiano innamorato perso di “The Artist”. Ma non ci fu nulla da fare: tutta la giuria si oppose compatta a favore di “The Tree of Life” di Terrence Malick.

Spielberg e il "detestato" Sorrentino
Nel 2012 l’Italia fu chiamata a guidare la giuria con Nanni Moretti. E se il bis di Haneke con “Amour” mise un po’ tutti d’accordo, sorprese non poco il Grand Prix a “Reality” di Matteo Garrone, che aveva lasciato sia la critica che il pubblico decisamente tiepidi alla prima proiezione. Anche qui le voci dei “ben informati” vorrebbero un Moretti particolarmente attivo in sede di decisioni per convincere i colleghi a premiare con la “vice-Palma” il film italiano. Non è andata altrettanto bene a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino l’anno dopo. Nonostante fin da subito avesse conquistato i francesi, il presidente di giuria Steven Spielberg proprio non riuscì a farselo piacere e preferì premiare lo “scandaloso” kolossal sentimentale di Abdellatif Kechiche “La vita di Adèle”. Sorrentino si sarebbe consolato con la pioggia di premi oltreoceano, soltanto qualche mese dopo.
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