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SPETTACOLO

Conclusa la 72a edizione

Cannes, il sudcoreano "Parasite" di Bong Joon-ho vince la Palma d'Oro

Gran premio della giuria ad "Atlantique", storia di esilio ed emigrazione tra Senegal e Spagna, diretto dalla francese Mati Diop. Antonio Banderas migliore attore per "Dolor y gloria". Niente da fare per Bellocchio

Una scena del film vincitore
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Il sudcoreano "Parasite", diretto da Bong Joon-ho, ha vinto la Palma d'oro al 72° Festival di Cannes. Questo il verdetto della giuria internazionale, presieduta dal regista messicano Alejandro González Iñárritu.

Il film, tra il dramma familiare e il thriller, è un'analisi sulle disparità sociali di oggi. Con la Palma d'oro ancora fumante, l'emozione per un premio così importante, Bong Joon-ho pensa anche ad altro. A Gianni Morandi. "Vorrei conoscerlo", dice il regista che ha messo "In ginocchio da te" nel suo film, proprio nella sorprendente scena finale del dramma dei 'brutti sporchi e cattivi'. Il distributore italiano del film ha ricevuto la richiesta dal regista durante il cocktail di chiusura. Morandi, in Sardegna sul set della sua fiction "L'Isola di Pietro", si è detto felice.

Di seguito gli altri riconoscimenti. Gran premio della giuria ad "Atlantique", storia di esilio ed emigrazione tra Senegal e Spagna, diretto dalla francese Mati Diop, di origine senegalese.

Il migliore attore è lo spagnolo Antonio Banderas per "Dolor y gloria" di Pedro Almodóvar. Il film, che riecheggia l'"8 e 1/2" felliniano, racconta la crisi di un regista di mezz'età che diviene dipendente dall'eroina ed è interpretato anche da Penélope Cruz.

Il riconoscimento per la migliore attrice va all'inglese Emily Beecham per "Little Joe", diretto dall'austriaca Jessica Hausner, sulle conseguenze della creazione di una pianta geneticamente modificata.  

Il premio della giuria va ex aequo a "Les Misérables", opera prima del francese Ladj Ly (racconta la difficile realtà multietnica della banlieu parigina di Montfermeil, dove Hugo scrisse l'omonimo romanzo), e al brasiliano "Bacurau", diretto da Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles, ambientato in un piccolo paese della provincia brasiliana con il tono di una fiaba etnologica.

Miglior regia ai fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio) per "Le jeune Ahmed", sul dramma delle manipolazioni dell'integralismo islamico sui giovani.

Migliore sceneggiatura a "Portrait de la jeune fille en feu", della francese Céline Sciamma, scritto dalla regista in un'ottica lesbo-femminista. Ambientato a fine Settecento, narra la storia d'amore tra una pittrice e una sua modella.

Menzione speciale al palestinese Elia Suleiman per "It Must Be Heaven", che ottiene anche il premio Fipresci della critica internazionale. Niente da fare per "Il traditore" di Marco Bellocchio.

Il premio Caméra d'or, attribuito dalla giuria per la migliore opera prima, va a "Nuestras Madres", per la regia di César Díaz (Guatemala), presentato nella sezione "Settimana della critica".

Palma d'oro per il miglior cortometraggio al greco "The Distance Between Us  and the Sky", di Vasilis Kekatos. Menzione all'argentina "Monstruo Dios" di Agustina San Martín.

Il film sul conflitto siriano "For Sama", diretto da Waad al-Khateab ed Edward Watts, vince l'Oeil d'or come miglior documentario, mentre una menzione va al cileno Patricio Guzman per "The Cordillera of Dreams".
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