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ITALIA

La curiosità

Capaci di fiutare una persona settimane dopo il suo passaggio. Chi sono i cani molecolari?

Impiegati nelle ricerche di persone scomparse, questi animali non sono gli stessi usati negli aeroporti come cani antidroga o per la ricerca di persone rimaste sepolte sotto macerie o valanghe

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Chi sono e quali sono le peculiarità dei cosiddeti cani molecolari? Innanzitutto va detto che la definizione ha poco di scientifico ed è in realtà una semplificazione giornalistica ma, proprio perché divenuti ormai protagonisti di molti casi di cronaca, a partire da Yara Gambirasio sino alla bimba di due anni scomparsa nel teramano passando per Melania Rea, è interessante fare un po' di chiarezza su chi siano questi animali.

In realtà si tratta di cani con grandi capacità di fiuto, dei segugi dal naso (chiamato tartufo) particolarmente sensibile in grado di riconoscere non solo la presenza di un essere umano in un determinato luogo (come fanno i cani che vengono impiegati ad esempio nei terremoti), ma specifiche persone, anche dopo molte settimane dal loro passaggio. In pratica riescono a fiutare piccolissime particelle che emanano odore, delle molecole: da qui il nome giornalistico e non scientifico di questi animali.

Ovviamente il tutto nasce da un particolare addestramento (il cane viene cioè abituato a cercare una sola persona annusandone magari un indumento), ma anche la razza coinvolta gioca un ruolo determinante. In questa pratica infatti vengono solitamente usati cani di razza Bloodhound, o Cane di S.Uberto, ormai chiamati comunemente, come sinonimo, cani molecolari, o cani investigatori.

In verità tutte le specie animali sono in grado di fiutare molecole nell’aria, ma i cani hanno in questo senso una capacità molto più sviluppata rispetto all'uomo. Tra i cani i segugi sono i più 'bravi' nel far questo e i Bloodhound sono i più 'bravi' tra i segugi.

La specialità sta nel mantenere memoria di uno specifico odore, riuscendo a distinguerlo da altri, come noi riconosciamo il profumo di un cibo anche se non lo mangiamo da tempo e lo differenziamo da un altro. 

Il Bloodhound
Il Bloodhound, o Cane di S. Uberto è di origine belga ed è stato allevato, in tempi antichi, dai monaci dell'omonimo convento nelle Ardenne. La razza è stata selezionata con pazienza e abilità per il fiuto straordinario, per la forza e la resistenza che ne facevano un soggetto estremamente utile all'uomo per la caccia alla grossa selvaggina, specialmente il cervo. Cane di antichissima stirpe, ne parlano Senofonte nel 400 a.C. e il sofista Eliano nel III secolo. Conteso, in tempi recenti, da belgi (Cane di S. Uberto) e inglesi (Bloodhound), la Federazione Cinofila Internazionale ha messo di recente fine alla diatriba omologando uno standard unico con la denominazione di Chien de St. Hubert, razza belga, anche se oggi sono ben più numerosi i soggetti inglesi rispetto a quelli allevati nella nazione delle Ardenne.

Il termine Bloodhound (letteralmente "segugio del sangue") potrebbe far pensare a una sua indole sanguinaria. Nulla di tutto ciò, perché si tratta di una razza docilissima e affettuosa. "Bloodhound" null'altro vuol dire che "puro sangue", così come, per i cavalli, gli inglesi parlano di "blood horse". Incroci tra il vecchio Bloodhound e molossi furono usati dai conquisatdores spagnoli per combattere gli indios e da lì furono poi impiegati negli Stati Uniti per la ricerca degli schiavi fuggiti e per le battaglie contro i pellerossa Seminole. Ma si trattava di un altro cane rispetto a quello poi adottato dalle forze dell'ordine di tutto il mondo per la ricerca di criminali o persone scomparse.

Il lavoro del Bloodhound era così preciso che la sua testimonianza era accettata negli Usa, come valida nelle aule di giustizia. A differenza di altri non è impiegato per le ricerche sulle macerie a causa del suo peso, che potrebbe causare crolli, e negli aeroporti come cane antidroga.
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