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L'ultimo viaggio

Capsula Mundi, ovvero riposare per sempre sotto un albero

Un anno fa, l’intervista a Anna Citelli, autrice con Raul Bretzel, di un'idea di sepoltura ecologica. Quest’anno torniamo a parlare del progetto, che nel frattempo è cresciuto, regalando ai suoi autori come a chiunque altro, la speranza di una tomba naturale

Capsula Mundi
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di Laura Mandolesi Ferrini “Alessandro il Macedone e il suo stalliere, una volta morti, hanno fatto la stessa fine: o entrambi riassorbiti nei medesimi princìpi seminali del mondo oppure, con pari trattamento, dispersi negli atomi”.   (Marco Aurelio, 121-180)

Ancora non si sa quante siano le persone che desiderano essere riassorbite “nei medesimi princìpi seminali del mondo”. Ma sembra che l’idea piaccia sempre di più. Lo dice l’accoglienza che riceve, non solo in Italia, il progetto italiano di sepoltura Capsula Mundi. Una “capsula” a forma di uovo o di utero, come un seme primordiale, sufficientemente grande da contenere il corpo senza vita di una persona. Per seppellirla sotto le radici di un piccolo albero. Che vivendo e crescendo si nutrirà del contenitore come del contenuto. Li trasformerà e farà suoi, fino a quell’ideale riassorbimento nei “principi del mondo” di cui parlava Marco Aurelio. Un progetto lungimirante e coraggioso e che fra pochi mesi avrà un nuovo formato, più piccolo rispetto al primo, pensato apposta per contenere le ceneri.

Ma torniamo a riflettere sull’argomento soprattutto perché, spiega Anna Citelli, pensare a come seppellire i nostri cari è soltanto uno dei tanti modi di incidere sul nostro pianeta. E’ una scelta, come mangiare o vestirsi, e riflette i cambiamenti culturali di cui siamo tutti protagonisti in questo difficile e fecondo periodo della storia. 

Quest’anno inoltre, un fatto di cronaca ha rivelato una situazione del tutto simile a quella proposta da Capsula Mundi: un albero secolare abbattuto dal vento in Irlanda ha scoperto le sue radici, sotto le quali è stato trovato lo scheletro di un giovane uomo. Una morte violenta e una sepoltura casuale, avvenute nel Medioevo, e su cui nel tempo è cresciuto, o nato, un albero. Un caso? Ci piace pensare piuttosto a un segno, una prova certa che “riposare” sotto un albero è possibile.

Il 29 novembre Capsula Mundi sarà presentato al TEDx Torino a un pubblico di lingua inglese. Il vostro progetto sta andando avanti. Ci può raccontare cosa è successo in quest’ultimo anno, e come continua a evolversi l’interesse nei confronti di questa sepoltura ecologica?
Possiamo dire che il progetto va avanti come una barca col vento in poppa...per il crescente entusiasmo delle persone che quotidianamente ci scrivono, ci mandano il loro apprezzamento, i loro consigli. Ma soprattutto ci chiedono di far diventare Capsula Mundi una realtà: al momento la nostra pagina FB conta oltre 25.000 like e continuiamo a ricevere richieste per interviste e pubblicazioni su riviste d'arte e di design. Questo è un momento culturale particolare, si sente la necessità di compiere gesti di attenzione verso il pianeta e verso il futuro delle prossime generazioni. Una diversa consapevolezza delle conseguenze delle nostre scelte, attraversa tutti i momenti della giornata, dai pasti all'abbigliamento: probabilmente il futuro del nostro “habitat” sta diventando la prima preoccupazione una volta risolti i problemi di sussistenza. Noi abbiamo deciso di andare avanti e iniziare a produrre Capsula Mundi in piccolo formato per le ceneri, sarà pronta al principio del prossimo anno. Questo ci permetterà due cose fondamentali: iniziare a dare delle risposte concrete a chi ci chiede di vedere le capsule all’opera e di sovvenzionare lo sviluppo del progetto in tutta la sua potenzialità.

Poche settimane fa rientravate da Lilla, dove avete presentato il progetto a Renaissance, dove rimarrà fino al prossimo gennaio. Come siete stati accolti?
Lilla è una città straordinaria che è stata capace trasformarsi da lontana periferia di minatori a centro culturale internazionale. E' stato messo in atto un mix di proposte con lavori artistici internazionali che ci hanno colpito per l’immediatezza del messaggio che portavano: l'arte come espressione di vita, di rigenerazione, capace di parlare a tutti e di incitare all’azione. Le comunità di artisti hanno contribuito alla ricostruzione di società alienate, di periferie degradate, di città abbandonate: Detroit, le favelas di Rio, gli agglomerati urbani periferici delle megalopoli coreane. Tutti luoghi “fantasma” in cui sono avvenute esplosioni di vita, vere bombe creative e trasformatrici. Il nostro progetto è stato accolto con grande interesse, suscitando sempre reazioni positive e anche un entusiasmo che ci ha confermato la nostra determinazione ad andare avanti. Il titolo della mostra in cui è esposta Capsula Mundi è “Tu dois changer ta vie” (diretta da Fabrice Bousteau, e curata da Caroline Carton, Lef Kazouka) un titolo che incita ciascuno ad agire, per ridefinire quegli spazi mentali che ti portano a scelte automatiche, quindi il luogo perfetto per Capsula Mundi. E l'incipit della mostra, scritto sul muro all'ingresso, è “ ideally this sign would carry you higher”...In questa frase c'è tutto il senso della rinascita, che è il significato del nostro progetto.

Siamo a conclusione dell’Anno internazionale dei Suoli (Onu). Può questo aver aiutato a prendere coscienza che il suolo è una risorsa preziosa, minacciata anche dai sistemi di sepoltura tradizionali?
Le celebrazioni come questa dell'Onu sul Suolo della Terra, sono importanti perché puntano i riflettori su argomenti che solitamente non fanno parte delle discussioni ordinarie. Il risultato di questo evento, come anche quello dell'Expo e altri, si possono valutare solo dopo del tempo. L'importante è aver fatto luce su alcune verità ignorate. Lo sfruttamento del suolo sta arrivando a livelli insostenibili ma le conseguenze di questo non sono solo il depauperamento del substrato a causa delle coltivazioni intensive ma anche i fenomeni di erosione e di dissesto idro-geologico. La presenza di boschi è un fattore di regolazione e di controllo per il suolo, sia dei fenomeni erosivi che degli effetti del cambiamento climatico. In questo senso il nostro progetto può contribuire a creare zone verdi protette dalla collettività per il loro valore di memoria e utili all'equilibrio del territorio.

Che impressione vi ha fatto la scoperta, lo scorso settembre in Irlanda, di un giovane morto nel Medioevo e ritrovato sotto le radici di un albero?
Noi abbiamo pubblicato la notizia sulla pagina FB di Capsula Mundi. L'uomo e l'albero erano connessi, la natura ha fatto il suo corso. L'albero è cresciuto in un punto casuale e alla fine si sono incontrati. L'abbiamo trovato poetico e naturale e in qualche modo di buon auspicio: la natura ha messo in atto da sola il nostro progetto e poi ce l’ha rivelato nel corso di un temporale.
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