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ITALIA

Il rapporto Antigone

Carceri italiane sempre più a rischio radicalizzazione, nessuna emergenza stranieri

Aumentano di oltre 6mila unità in due anni i detenuti totali, problemi per i diritti dei transessuali e la libertà religiosa, il 39% di chi esce torna in cella

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Le carceri italiane sono sempre più affollate, tanto da ledere spesso i diritti dei detenuti, non c’è un’emergenza stranieri ma sono aumentati gli osservati per il rischio di radicalizzazione in cella, mentre quasi il 40% di chi è uscito di prigione nel 2007 vi ha poi fatto rientro negli anni successivi. Sono dati estratti dal XIV dossier sulle condizioni di detenzione pubblicato oggi dall’Associazione Antigone: in poco più di due anni, tra fine dicembre 2015 e oggi, i detenuti sono cresciuti di 6mila 59 unità, con un tasso di sovraffollamento del 115,2% e un costo pro capite di 137 euro al giorno.  Uno su tre è in cella in attesa di una condanna definitiva.

Nessuna emergenza stranieri
Secondo Antigone “non c'è un'emergenza stranieri”, quindi nessuna correlazione “tra i flussi di migranti - in vario modo e a vario titolo - in arrivo in Italia e i flussi di migranti che fanno ingresso in carcere''. Negli ultimi quindici anni, è scritto nel rapporto, “a partire dal 2003, alla più che triplicazione degli stranieri residenti in Italia è seguita, in termini percentuali, una riduzione di quasi tre volte del loro tasso di detenzione. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti in Italia (erano circa un milione e mezzo) l'1,16% finiva in carcere, oggi (che sono circa 5 milioni) è lo 0,39%". Anche in valori assoluti, rispetto al 2008 sono quasi 2mila i detenuti stranieri in meno.

Aumenta il rischio di radicalizzazione in carcere
Nel 2017 i detenuti sotto osservazione per radicalizzazione sono stati in forte aumento rispetto all'anno precedente, addirittura  del 72%.  Sono infatti “506 contro 365 del 2016. I detenuti sono monitorati dal Dap con tre livelli di allerta: alto, medio e basso", spiega l'associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale. "242 sono oggetto di un alto livello di attenzione (il 32% in più del 2016), 150 di un livello medio (il 100% in più del 2016) e 114 di un livello basso (nel 2016 erano 126). Tra coloro che rientrano nel livello alto, 180 sono in carcere per reati comuni e 62 perché sospettati (molti) o condannati (pochi) per reati connessi al terrorismo islamico”. Tra i detenuti in regime di alta sicurezza, “pochissimi sono i condannati in via definitiva” appena 4, quindi il 6% del totale.

Problemi per transessuali e libertà religiosa
Per le persone transgender e transessuali “il riconoscimento di un circuito informale, in cui si sviluppino regolamenti e pratiche in grado di provvedere alle loro esigenze di salute e benessere dovrebbe essere un'esigenza di primaria importanza per l'amministrazione penitenziaria'', per i responsabili di Antigone, mentre nelle carceri italiane “la libertà di culto non è pienamente garantita, visto che se nelle 189 carceri italiane c'è almeno una cappella, i 7mila 194 detenuti musulmani hanno a disposizione  solo 17 ministri di culto".

Il 39% dei rilasciati torna in carcere
''Il 39% delle persone uscite dal carcere nel 2007 vi ha fatto rientro, una o più volte, negli ultimi 10 anni. Troppo spesso il carcere non aiuta la sicurezza dei cittadini'' è la denuncia di Antigone, infatti ''dei 57mila 608” arrestati, solo 22mila 253, meno del 37%, non avevano alle spalle precedenti carcerazioni. Ben 7mila 42 “ne avevano addirittura un numero che spazia dalle 5 alle 9”. Il 29% degli italiani e il 57% degli stranieri non ha precedenti, mentre il 49,6% degli italiani e il 38,8% degli stranieri ne avevano fino a 4.
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