Tutte le notizie di Rai News - ultime notizie in tempo reale - home page, logo rai news Torna su
SALUTE

Il presidente della Fondazione Gimbe

Cartabellotta: nuovo anno decisivo, ma dipende dalla politica

Sono molti i fronti aperti, sul versante sanitario: i nuovi orari dei medici impongono lo sblocco delle assunzioni, pena la chiusura dei servizi. E poi i nuovi standard delle prestazioni ospedaliere, la legge sulla responsabilità professionale dei medici, i nuovi livelli essenziali di assistenza...e lo scontro di competenze tra medici ed infermieri aperto dal cosiddetto comma 566. Colloquio con Nino Cartabellotta

Condividi
Presidente come è stato il 2015, per la sanità italiana?
 
Volendo utilizzare un termine politically correct il 2015 è stato un anno di “transizione”, ma se vogliamo tenere conto del momento particolarmente delicato per la sanità pubblica, bisogna accettare senza false ipocrisie che è stato un anno “perduto”. Infatti, l’agenda politica della sanità è stata occupata inizialmente dal conflitto istituzionale tra Governo e Regioni riacceso dalla Legge di Stabilità 2015 (ottobre-febbraio), quindi congelata per non turbare le elezioni in sette Regioni (marzo-maggio), poi dedicata alla manovra d’estate e alle polemiche sul decreto appropriatezza (giugno-agosto) e infine alla Legge di Stabilità 2016 con l’estenuante yo-yo sulle risorse e le infinite discussioni sul fiume di emendamenti (settembre-dicembre). Durante l’anno si è inasprito il clima di grande incertezza aumentando il disagio di pazienti, professionisti e organizzazioni sanitarie che continuano ad aspettare risposte concrete da numerosi provvedimenti rimasti al palo: sblocco delle assunzioni, nuovi livelli essenziali di assistenza, nuovi ticket ed esenzioni, attuazione degli standard ospedalieri, riorganizzazione delle cure primarie, nuove competenze delle professioni sanitarie (comma 566), legge sulla responsabilità professionale,​ etc. Rileggendo il Patto per la Salute 2014-2016, quasi tutte le misure finalizzate alla riorganizzazione della sanità e al recupero di sprechi e inefficienze, sono rimaste inattuate. Infine, il 2015 ha confermato il trend sul definanziamento della sanità pubblica e ha consolidato la certezza che il SSN poggia su un traballante tavolo a tre gambe (Governo, Parlamento, Regioni) troppo spesso disallineate sulle priorità politiche, economiche e sociali della sanità.

Col 2016 sembra che alcuni tasselli potrebbero contribuire a strutturare in modo diverso la sanità in Italia, ad esempio con l'istituzione dell'albo nazionale per i dirigenti di Asl ed ospedali. Altri, come la appropriatezza prescrittiva sembrano invece molto aleatori.​

Potenzialmente tutti i nuovi tasselli normativi, in particolare quelli inseriti nella Legge di Stabilità, sono utili per migliorare l’efficacia e l’efficienza della sanità pubblica. Tuttavia, il vero problema rimane politico perché, indipendentemente dalla riforma dell’art. 117, non abbiamo alcuna garanzia che le Regioni si atterranno scrupolosamente alle leggi dello Stato. La storia insegna che rilevanti disposizioni contenute negli accordi Stato-Regioni che riguardano sia la tutela della salute (di esclusiva competenza statale) sia la pianificazione-organizzazione dei servizi sanitari (di esclusiva competenza regionale) sono ancora un “in progress” e lo Stato non è mai riuscito a riallineare le inadempienze delle Regioni. Un esempio per tutti? La mancata chiusura dei punti nascita con un numero inferiore di parti a 500/anno, inefficienti e pericolosi per la salute di mamme e neonati. Senza contare che in questi 15 anni di deriva regionalista, a fronte del malgoverno di alcune Regioni, lo Stato è stato capace di mettere in campo solo lo strumento dei Piani di Rientro, ma ha sempre evitato d’intervenire sui fattori che condizionano l’accoppiata cattiva politica-malasanità.

Su quali capitoli occorre intervenire con riforme profonde?

Le Istituzioni, prima di mettere mano a possibili riforme, devono fornire all’unisono inequivocabili segnali di voler realmente preservare un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico. In particolare spetta al Governo: a) offrire ragionevoli certezze sulle risorse da destinare al SSN, nella consapevolezza che il definanziamento si sta pericolosamente avvicinando a limiti che riducono l’aspettativa di vita; b) avviare un’adeguata governance per regolamentare l’intermediazione assicurativa, identificando quali prestazioni, idealmente solo quelle non essenziali, possono essere finanziate da risorse private. c) rendere realmente continuo l’aggiornamento dei LEA, i criteri di appropriatezza clinica e organizzativa e potenziare gli strumenti di indirizzo e verifica sui 21 sistemi regionali per garantire equità d’accesso a tutte le persone. Dal canto loro, le Regioni, chiamate dalla Legge di Stabilità a concorrere alla finanza pubblica per quasi 15 miliardi di euro nel triennio 2017-2019 nel rispetto dei LEA, con la certezza che i “risparmi derivanti dall’applicazione delle misure contenute nel Patto per la Salute rimangono nella disponibilità delle singole Regioni per finalità sanitarie” devono avviare e mantenere un rigoroso processo di disinvestimento da sprechi e inefficienze, responsabilizzando e coinvolgendo attivamente le aziende sanitarie e queste, a cascata, professionisti sanitari e cittadini. In alternativa, difficilmente i tagli per la sanità non saranno lineari perché sarà il Governo a decidere dove tagliare, come previsto dall’art. 34 della Legge di Stabilità.

Come dovremmo fare anche noi la nostra parte: dai farmaci che consumiamo agli screening allo stesso stile di vita alimentare?​

Come cittadini italiani, veri “azionisti” del servizio sanitario nazionale (SSN), dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che parliamo di una conquista sanitaria irrinunciabile da difendere e preservare alle future generazioni. Il nostro ruolo per contribuire alla sostenibilità del SSN è duplice: innanzitutto dobbiamo tutelare la nostra salute aderendo a tutte le misure di prevenzione efficaci, in particolare migliorando gli stili di vita; in secondo luogo, dobbiamo ridurre le aspettative nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile che alimentano a dismisura il consumismo sanitario e peggiorano la nostra salute, oltre a determinare lo spreco di preziose risorse. Ecco perché dobbiamo sempre tenere bene a mente che SSN significa Servizio Sanitario Nazionale, istituito per attuare l’articolo 32 della Costituzione che tutela la nostra salute, e non Supermercato Sanitario Nazionale dove ciascuno di noi ha diritto a tutto.
Condividi