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MONDO

Egitto

Caso Regeni, Leader Fratelli musulmani: "Incastrato da una faida tra i servizi"

Secondo Amr Darrag il giovane è stato "stritolato" in una faida interna tra i servizi segreti egiziani,"uno scontro tra le tre forze di sicurezza". Intanto ieri versioni diverse da intelligence e ministero dell'Interno sull'arresto nel giorno della scomparsa.

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Sul caso Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e assassinato in Egitto, interviene Amr Darrag, un ex ministro ed membro del direttivo dei Fratelli musulmani, oggi in esilio dopo che il movimento islamico è stato sciolto e represso dal regime del presidente Adel Fattah al Sisi. Secondo Darrag il giovane è stato "stritolato" in una faida interna tra i servizi segreti egiziani,"uno scontro tra le tre forze di sicurezza": la General Intelligence, cioè l'intelligence civile, contraria ad al Sisi, l'Intelligence militare - che è stata guidata dallo stesso generale oggi presidente - e la National Security, che ha compiti simili all'Fbi statunitense.

Darrag ritiene che la General Intelligence stia oggi "speculando" sull'uccisione di Regeni contro al Sisi, a leggere i giornali vicini a questo servizio, mentre gli altri giornali di fatto ignorano la questione del ricercatore di Cambridge. Ma perché Giulio Regeni è stato ucciso? Darrag non ha molti dubbi in merito: "(...) Giulio Regeni non è stato ucciso nonostante fosse uno straniero: è stato ucciso perché era uno straniero. Perché era uno straniero e studiava i sindacati". In Egitto - spiega ancora il membro dei Fratelli musulmani - "le teorie complottiste sono realmente diffuse. So che per voi è difficile da immaginare, ma qui tutto è ricondotto a una cospirazione straniera. Inclusa la rivoluzione che è iniziata la "dai lavoratori del Delta del Nilo", cioè dai sindacati, che sono "l'unica forza davvero temuta dal regime" per la loro capacità di mobilitazione.Quindi, secondo Darrag, hanno "davvero fermato Regeni per capire chi fosse e con chi era in contatto" e, come è già capitato in passato, Regeni è morto. "Non credo che la morte di Regeni sia stata voluta. Nel senso: l'obiettivo era strappargli informazioni, non assassinarlo".

Ieri fonti anonime dell'intelligence egiziana, secondo quanto riportato dall'emittente televisiva locale "Ghad al Arabi" avevano affermato che Giulio Regeni sarebbe stato detenuto dalla polizia e trasferito presso una struttura della Sicurezza nazionale lo stesso giorno in cui è scomparso il 25 gennaio, nell'anniversario della rivoluzione di Piazza Tahrir.

Le fonti hanno riferito che il ricercatore italiano sarebbe stato fermato insieme ad un cittadino egiziano da agenti della polizia in borghese nei pressi della stazione della metropolitana Gamal Abdel Nasser. Tuttavia, in seguito fonti del ministero dell'Interno hanno smentito che la polizia abbia arrestato lo studente.

Circa la ricostruizione dell'intelligence, non è chiaro se la persona fermata con l'italiano fosse un suo conoscente, così come non è stato reso noto il motivo per cui i due sarebbero stati fermati: quel giorno la sicurezza nella capitale era stata rafforzata nel timore di proteste contro il governo. Secondo le fonti, inoltre, i due sarebbero stati portati presso la stazione di polizia di Izbakiya, nei pressi del centro del Cairo, a bordo di un minibus bianco con targa delle forze di sicurezza. Dopo circa 30 minuti, Regeni sarebbe stato trasferito a Lazoughili, un complesso della Sicurezza nazionale egiziana.
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