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ITALIA

La sentenza

​Cassazione: tutele ai rider anche se non dipendenti

Nel decreto 'salva-imprese' sono state inserite salvaguardie ad hoc. "Siamo andati nella giusta direzione", commenta la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, "la nostra norma, così come stabilito dalla Cassazione, garantisce tutte le tutele del lavoratore dipendente, dalle ferie alla malattia alla maternità"

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Ai rider vanno applicate le tutele del lavoro subordinato, quindi ha torto Foodinho, l'azienda che ha rilevato Foodora, e hanno ragione i cinque ciclo-fattorini di Torino a rivendicare un trattamento da dipendenti. Così la Cassazione chiude una vicenda che era iniziata due anni e mezzo fa.

Nelle sentenza si spiega come già il Jobs act nella versione originaria garantiva l'inquadramento di quel tipo di lavoro nella subordinazione. Figurarsi adesso che nel decreto 'salva-imprese' sono state inserite salvaguardie ad hoc. "Siamo andati nella giusta direzione", commenta la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. "La nostra norma, così come stabilito dalla Cassazione, garantisce ai ciclo-fattorini tutte le tutele del lavoratore dipendente: dalle ferie alla malattia alla maternità", sottolinea.

Nel dettaglio, nella pronuncia si spiega che c'è un confine valicato il quale le cose cambiano. Linea che si oltrepassa quando l'etero-organizzazione del lavoro "è marcata al punto da rendere il collaboratore comparabile a un lavoratore dipendente". A questo punto "si impone una protezione equivalente e, quindi, il rimedio dell'applicazione integrale della disciplina del lavoro subordinato". Ed è quanto è accaduto, sempre secondo i giudici di ultimo grado, ai cinque rider in questione che attraversavano la città in sella alla bicicletta, munita di box per il trasporto del cibo, e con in mano lo smartphone per ricevere gli ordini sulle consegne tramite apposita piattaforma digitale.

Già la Corte di appello di Torino aveva in parte riconosciuto ciò, ma adesso la Cassazione va oltre, sostenendo che non sia necessario fare riferimento a una terza via, intermedia tra autonomia e subordinazione. Semplicemente quando nella collaborazione continuativa è il committente a stabilire luogo e tempi, e c'è un rapporto 'one to one', scatta un altro pacchetto di tutele, che è, appunto, quello che hanno i dipendenti.

Da novembre sono in vigore norme che rendono ancora più ampia la platea dei co.co.co a cui assicurare il trattamento della subordinazione. Il decreto prevede inoltre per tutti i ciclo-fattorini il superamento del cottimo, una paga agganciata ai contratti collettivi e tutele sanitarie e previdenziali. Per quanti portano piatti pronti sulle due ruote con regolarità, insomma per i rider di professione, vale il trattamento da lavoro subordinato. Quindi un doppio binario: un nocciolo di garanzie che vale per chi svolge il servizio occasionalmente e le condizioni del lavoro dipendente per quanti sono impiegati in modo continuativo. Sempre la legge stabilisce che da febbraio parte la copertura Inail mentre entro novembre di quest'anno dovrebbe essere determinato il compenso minimo.

I sindacati leggono la sentenza come una vittoria e ora chiedono in coro di trasferire al settore gli standard del contratto collettivo relativo alla logistica. "Il sistema delle multinazionali del Food Delivery non può più nascondersi dietro il falso mito del 'nuovo' lavoro e della completa autonomia della prestazioni", incalza la Cgil. E per la Cisl va "subito insediato presso il ministero del lavoro l'Osservatori oprevisto".

Lo scontento si leva invece proprio dai rider, o meglio da una loro corrente, a cui la subordinazione sta stretta. "Siamo lavoratori autonomi", insiste il rider Nicolò Montesi presidente dell'Anar che, fa sapere, conta oggi "500 iscritti".

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