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MONDO

La crisi in Spagna

Catalogna, Procura chiede carcere preventivo per otto ministri. La Corte si aggiorna al 9 novembre

Chiesto il mandato arresto europeo per Puigdemont e per i quattro ministri regionali che si trovano in Belgio

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La Procura dell'Audiencia Nacional di Madrid ha chiesto la carcerazione preventiva senza cauzione per otto dei nove ministri del governo regionale catalano che si sono presentati nella capitale spagnola per essere interrogati riguardo ai capi di imputazione di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici. Il presidente esautorato della regione Carles Puigdemont, che si trova in Belgio, non si è presentato. Si tratta del titolare di Economia e vicepresidente regionale Oriol Junqueras, e dei suoi colleghi Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Joaquim Forn, Carles Mundò, Dolors Bassa e Meritxell Borràs; il nono, Santi Vila, aveva presentato le proprie dimissioni dal governo regionale prima del voto sull'indipendenza e per lui la Procura ha chiesto la libertà su cauzione.

La Procura dell'Audiencia Nacional di Madrid ha chiesto un mandato di arresto europeo per il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, e i quattro ministri del governo regionale che si trovano attualmente in territorio belga. Per Puigdemont e Clara Ponsatí, Mertitxell Serret, Antoni Comin e Lluís Puig. La Procura ha quindi respinto la richieste dei legali della difesa di una deposizione per videoconferenza, chiesta già alcuni giorni fa dagli inquisiti che hanno reso noto di non voler richiedere asilo politico.Se venisse accettata la richiesta della Procura, spetterebbe alla giustizia belga eseguire l'ordine di arresto e decidere se mantenere gli imputati in carcere fino a che un tribunale non decida in merito alla loro consegna in Spagna, entro un arco temporale massimo di circa due mesi.

Ora spetterà al giudice istruttore decidere sulle eventuali misure cautelari da adottare. 

L'Audiencia nacional, la corte suprema spagnola, ha annunciato di aver aggiornato al 9 novembre le audizioni degli ex deputati del disciolto parlamento catalano, tra cui la presidente Carme Forcadell, su richiesta dei loro difensori. Accusati dalla procura di sedizione e ribellione, reati che comportano pene in carcere di 15 e 30 anni al massimo rispettivamente, i sei erano stati convocati da un giudice per essere ascoltati. Non sono ancora chiari i motivi del rinvio.

Puigdemont Twitta: a un mese da referendum continuiamo a lavorare
Intanto Puigdemont twitta: "Un mese dal referendum catalano. Malgrado le violenze e le minacce passate e presenti, continuiamo a lavorare. Orgoglio di popolo". 


   


Nuovo sito del presidente in esilio
Il leader separatista della Catalogna si vede come un "presidente in esilio". Nelle ultime ore Puigdemont ha collegato al suo profilo Twitter l'indirizzo "president.exili.eu", che rimanda verso un sito online dove si presenta ancora come presidente della Catalogna. Con la destituzione dell'esecutivo regionale di Puigdemont, Madrid ha bloccato anche il sito ufficiale del Governo.

Ospite in Hotel del centro
Carles Puigdemont è ospite all'Hotel Chambord a Bruxelles, nella zona centrale della città. L'informazione è stata rivelata dalla tv Rtl-Tvi e confermata dall'agenzia belga dagli impiegati dell'hotel. L'albergo ha precisato che sono in contatto permanente con la polizia, per garantire la sua sicurezza. Fuori dall'hotel sono piazzate troupe televisive mentre non si vedono agenti di polizia.

Tajani: Puigdemont non è perseguitato politico
"Carles Puigdemont è giunto a Bruxelles da cittadino europeo, nel cuore dell'Europa. In quanto tale, gode di tutte le nostre libertà e garanzie, può viaggiare come e dove crede. Non è un perseguitato politico. Non vive in dittature come la Corea del Nord o il Venezuela. Bensì viene da una grande democrazia, quale è quella spagnola". 

Parla così il presidente dell'europarlamento, Antonio Tajani in un'intervista al Corriere della Sera. "Però - aggiunge - ha violato sia le leggi catalane che quelle spagnole, ha violato la costituzione di un paese democratico che fa parte dell'Unione europea. Stiamo a vedere, non sappiamo con precisione cosa Puigdemont intenda fare. In ogni caso, restasse o optasse per il Belgio, toccherà a Bruxelles valutare la sua situazione". 

Tajani non ritiene giusto un intervento delle istituzioni europee: "Se cresce un motivo di scontro tra Luca Zaia e il governo Gentiloni, oppure tra la Borgogna e Parigi, non sarebbe certo compito dell'europa cercare di risolverlo. Si tratterebbe di affari interni italiani o francesi". E vede nella mossa di Madrid di indire subito nuove elezioni in Catalogna "un'ottima scelta, giusta e democratica. Lo stesso Puigdemont, se non verrà arrestato prima, ha in via di principio la libertà di candidarsi". Anche se, secondo Tajani, non avrebbe possibilità di successo: "Lo abbiamo visto già ai risultati del referendum illegale, che non sono stati tanto buoni per gli indipendentisti. Al prossimo appuntamento potrebbero prendere meno del 36% dei voti".

Le accuse del giudice di Madrid, Lamela
Carles Puigdemont, minacciato di arresto in Spagna, da Bruxelles  ha negato di voler chiedere l'asilo ma ha lanciato un appello all'Europa perché "reagisca" davanti alla "repressione" spagnola. Ieri, proprio mentre parlava in un'affollatissima conferenza stampa nel cuore europeo di Bruxelles, a Madrid la giudice spagnola Carmen Lamela ammetteva la denuncia per 'ribellione' presentata contro di lui e il suo governo dal procuratore generale dello Stato spagnolo, Juan Manuel Maza. Lamela ha convocato Puigdemont giovedì per interrogarlo. Rischia la detenzione preventiva. La magistrata due settimane fa ha ordinato l'arresto dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, accusati di 'sedizione'. La stessa Lamela ha inoltre ordinato al President e ai suoi 13 ministri di pagare entro tre giorni una garanzia di 6,2 milioni di euro o sequestrerà i loro beni.
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