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ITALIA

Oggi il titolo della società telefonica alla prova borsa

Al Cdm di martedì la questione banda larga con l'incognita 'rame' per Telecom

L'Italia indietro nel panorama europeo sulla velocità di connessione. Le criticità legate allo spegnimento della rete tradizionale su cui l'ex gestore unico della telefonia occupa circa 20mila persone

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L'Italia è indietro, molto, rispetto agli altri paesi europei sulla velocità di connessione e, sul tavolo del Cdm in calendario martedì, ci sarà proprio la questione banda larga. Ma a pesare sulla vicenda, la rete tradizionale con i cavi in rame. Infrastruttura vecchia che però occupa ancora circa 20mila persone e rappresenta per Telecom, erede dell’originario operatore unico Sip, un asset fondamentale.
 
Il ritardo italiano
I ritardi sull’agenda 2020 dell’Unione Europea e le classifiche sulla velocità di connessione sono numeri che parlano chiaro: per il rilevatore Ookla nel nostro Paese si naviga mediamente ad una velocità di 9,18 megabit al secondo, come Grecia, Turchia e area balcanica in genere, mentre sul numero di connessioni a banda larga siamo 28simi in Europa (su 34). Quanto alla fibra ottica, nelle economie con maggior penetrazione l'Italia fa meglio solo della Romania (dati 2014 dell'organizzazione industriale Fibre to the home Council). Stando poi al sito Internet World Stats, la penetrazione di Internet in Italia è appena al 58,6% della popolazione.
 
La ‘zavorra’ rame
Le indiscrezioni sul presunto provvedimento parlavano della volontà di istituire un servizio universale a 30 Mbps. Se andasse così, in pratica, come un tempo chiunque chiedeva il telefono fisso a casa lo doveva avere (ancor oggi è così, ma la telefonia mobile ha cambiato molto le prospettive), un domani chiunque chieda una connessione a banda larga dovrebbe venir servito. Raggiungere però tutte le abitazioni con una connessione in fibra comporterebbe per Telecom investimenti del tutto fuori controllo. E ancora, è stato escluso un piano per l'abbandono della rete Telecom in rame nel 2030. Ma se ci fosse un piano che richiede comunque che tutte le abitazioni siano cablate in fibra, diventerebbe comunque inutile l'ultimo tratto in rame che oggi collega la cabina di smistamento alle singole abitazioni (l'unica città ampiamente cablata fin sotto casa è Milano). Insomma, anche senza uno spegnimento forzato della rete in rame, Telecom vedrebbe svanire in gran parte il valore di un asset che oggi vale 15 miliardi.

Tra le varie anticipazioni filtrate sui presunti piani del  Governo - che va ribadito, allo stato sono stati smentiti - figurava poi l'idea di un coordinamento pubblico degli investimenti da parte degli operatori privati, in modo da coordinarne gli sforzi. Il punto è che un passaggio di questo genere sembra una soluzione ben poco 'di mercato'. 

Sabato sera il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ha chiarito che i provvedimenti del governo "si limiteranno ad applicare il Piano banda ultralarga per stimolare gli investimenti di tutti gli operatori". Prima di lui fonti di Palazzo Chigi avevano invitato a non dare peso a bozze o presunte bozze del provvedimento. In gioco ci sono però investimenti miliardari per la società. L'obiettivo, già noto, della Strategia italiana per la banda ultralarga è ad esempio quello di arrivare a un'offerta alla peggio a 30 megabit al secondo su tutto il paese per il 2020, pensando comunque di avere per l'85% del paese connesso una velocità a 100 Mbps (si parla di banda 'ultralarga' quando la connessione supera i 100 Mbps).
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